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I DIECI COMANDAMENTI AL TEMPO DEL DIGITALE

 

Una riflessione sull'uso del digitale per le chiese

Riforma.it - 29 aprile 2021 

Una pubblicazione della Chiesa evangelica in Germania propone un parallelo fra le parole del testo biblico e le nuove sfide poste dal web.

Poiché le tecnologie digitali permeano quasi tutti gli ambiti dell’esistenza, cambiando il modo in cui le persone vivono, lavorano e si relazionano tra loro, una nuova pubblicazione della Chiesa evangelica in Germania (Ekd) offre una guida su come affrontare il mondo digitale presentando i Dieci comandamenti dell’era digitale

La pubblicazione “Digital Freedom: The Ten Commandments in Times of Digital Change” (Libertà digitale: I Dieci comandamenti in tempi di cambiamento digitale) è strutturata in 10 sezioni, ognuna delle quali prende in considerazione uno dei comandamenti ed esplora le sue intuizioni per comprendere le opportunità ei pericoli delle tecnologie digitali.

«I Dieci comandamenti rivelano nuove prospettive sulla trasformazione digitale, e intuizioni etiche su come possiamo plasmarla», scrive il presidente del consiglio dell'Ekd, il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, nella prefazione alla pubblicazione.

«Il divieto di immagini scolpite nel contesto religioso, ad esempio, offre criteri per un approccio umano alle tecnologie digitali basate sull'immagine», scrive. «Le affermazioni bibliche sull'uccisione, l'adulterio o sul rendere falsa testimonianza offrono nuove prospettive sull'affrontare sistemi d'arma autonomi, relazioni intime e private nello spazio digitale e le opportunità e i pericoli di una nuova cultura della comunicazione».

«Le tecnologie digitali si sono sviluppate così rapidamente negli ultimi dieci anni che le norme sociali su come gestirle sono rimaste indietro», ha aggiunto Bedford-Strohm in una conferenza stampa per lanciare la nuova pubblicazione.

«Ciò rende ancora più urgente concentrarsi maggiormente sulle conseguenze etiche della digitalizzazione», ha affermato.

L'Ekd riunisce le principali chiese protestanti regionali della Germania. È uno dei co-organizzatori di un simposio internazionale sulla "Comunicazione per la giustizia sociale nell'era digitale" a settembre, ospitato congiuntamente dal Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) e dall'Associazione mondiale per la comunicazione cristiana (Wacc).

La pubblicazione di 248 pagine (in tedesco) è accompagnata da un sito web www.ekd-digital.de e da una campagna sui social media che utilizza l'hashtag #EKDigital.

Scarica i 10 comandamenti in allegato!

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Come la pandemia sfida le chiese
di Sabina Baral

Il documento redatto della Comunione di chiese protestanti in Europa

Torre Pellice, 10 Marzo 2021

"Essere chiesa insieme nella pandemia - riflessioni da una prospettiva protestante" è il titolo del documento redatto dal Comitato consultivo sulle questioni etiche della Comunione di chiese protestanti in Europa (CCPE) di cui anche la Chiesa valdese fa parte. Un testo guida per le chiese sfidate nel loro servizio dall'emergenza Covid-19 che ne ha messo in luce forze e debolezze. Il documento si articola in sezioni che rimandano a settori di attività costitutivi dell'essere chiesa risalendo alla loro terminologia greca: leiturgia (liturgia), martyria (testimonianza), diaconia (giustizia e azione sociale), koinonia (comunione). Di questo documento parliamo con il filosofo Luca Savarino, membro del Comitato consultivo sulle questioni etiche della CCPE nonché coordinatore della Commissione bioetica delle chiese battiste, metodiste e valdesi.

L'articolazione del documento è interessante. La pandemia è un'occasione per riscoprire la complessità del nostro essere chiesa? Si tratta di elaborare strategie nuove o di ritrovare un'anima che ci stavamo dimenticando?

Non mi pare che il documento contenga innovazioni o riscoperte rispetto a quello che noi immaginiamo essere il ruolo delle chiese protestanti europee. Ciò che emerge dal testo è l’immagine di una chiesa calata appieno nella modernità di cui accetta le sfide. Una chiesa che non accusa né si mette sulle barricate ma che cerca di risolvere i problemi che ha di fronte in maniera costruttiva, accettando quei meccanismi democratici che possono essere migliorati ma che vanno compresi e accolti.

Dal punto di vista etico il documento pone l’accento su questioni importanti: la necessità di limitare la propria libertà personale per il rispetto dell’altro e per la salvaguardia della salute pubblica; la sollecitazione a una vaccinazione globale in netta contrapposizione a un nazionalismo vaccinale che purtroppo nel mondo in questi mesi è stato preponderante; infine riconosce che in un contesto pandemico e di scarse risorse si è ricorsi al triage, vale a dire alla selezione dei pazienti nell’accesso alle cure. Ammettere che si è dovuto farvi ricorso è fondamentale affinché non avvenga più ma ciò si può ottenere solo potenziando i servizi sanitari nazionali e i presidi ospedalieri. Importante anche che il documento dica che il triage è accettabile solo se guidato da un criterio clinico. Mi sembrano punti che denotano una forte assunzione di responsabilità da parte delle chiese.

Come possono le chiese tradurre, nel concreto, i principi a cui il documento si rifà?

Credo che le chiese debbano comprendere i problemi che si presentano loro dinnanzi cercando di abitare al meglio le istituzioni democratiche del mondo moderno. Il documento, quando parla delle misure restrittive che concernono la libertà di culto, invita le chiese a comprendere la legittimità di questi provvedimenti ma senza rinunciare al loro spirito critico, spronandole a individuare misure alternative. Un esempio è quello di organizzare il culto attraverso strumenti diversi da quelli tradizionali. E continuare a coniugare la testimonianza verso l’esterno con il servizio diaconale ai più vulnerabili.

Il documento riporta una citazione del teologo protestante Dietrich Bonhoeffer che ci richiama "alla preghiera e alla pratica della giustizia". Che cosa ha da dire il documento a un pubblico esterno alle chiese?

Io credo che il documento abbia molto da dire a un pubblico esterno. I temi e le riflessioni che negli anni le chiese protestanti hanno fatto propri dovrebbero essere divulgati maggiormente nella società. Penso, in particolare, al tema della solidarietà sociale e a quello dell’ecologia. Quando si parla di ecologia, di superamento dell’antropocentrismo, tutti temi che la pandemia ha riportato alla ribalta, a molti viene in mente l’enciclica del Papa “Laudato si’” dimenticando che i protestanti avevano già affrontato la questione nel 2004, con la Confessione di fede di Accra, in cui si segnalava l’emergenza economica ed ecologica.

Il testo rivendica l'importanza del fare comunità nonostante il distanziamento sociale imposto. Una sfida per le chiese… 

Io parlerei di distanziamento non sociale ma fisico perché possiamo rimanere in contatto socialmente anche se manca la prossimità fisica, per esempio per via digitale. Certo le chiese debbono fare di tutto per raggiungere i propri membri. Ma è altresì importante che esse riconoscano quanto il distanziamento fisico non sia uguale per tutti. La distribuzione diseguale del lavoro domestico, la stessa violenza domestica così come un accesso alla didattica alternativa non garantito per tutti sono esempi di una questione sociale di cui è bene farsi carico. Insomma le chiese non debbono dimenticare le categorie a rischio, qualunque esse siano, ricordarsi che esistono gli ultimi e i perdenti. Non sottrarsi alla responsabilità spirituale nei confronti di chi soffre è fondamentale perché il Covid ha generato molto smarrimento.

Fonte: www.chiesavaldese.org

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Giornata mondiale di preghiera 2021. Costruisci su solide fondamenta, MT 7,24-27

Nev - Notizie evangeliche 26 febbraio 2021 Il materiale liturgico di quest’anno è stato preparato dalle donne cristiane di Vanuatu, arcipelago tropicale di ottanta isole situato del Pacifico meridionale. Zoomworship (e sulla pagina Facebook di Confronti), domenica 7 marzo 2021 alle ore 15.

Il prossimo 5 marzo si svolge la Giornata mondiale di preghiera (Gmp) 2021. Si tratta di una consolidata iniziativa ecumenica, organizzata dalle donne e rivolta a tutte le comunità. Il materiale liturgico di quest’anno è stato preparato dalle donne cristiane di Vanuatu. Vanuatu è un arcipelago tropicale di ottanta isole situato del Pacifico meridionale.

Il versetto scelto per quest’anno è: “Costruisci su solide fondamenta” (Matteo 7,24-27). La colletta a livello mondiale sarà destinata a sostenere la Teouma Christian Academy. Questa accademia si occupa di istruzione e opportunità di lavoro per giovani donne delle zone rurali.

L’immagine scelta per la Giornata mondiale di preghiera 2021 è un dipinto di Juliette Pita. Nata nel 1964 sull’isola di Erromango, Pita è attualmente l’artista più nota di Vanuatu. È stata la prima donna a diplomarsi all’Istituto nazionale tecnologico dell’arcipelago.

Vanuatu, come evidenzia l’opera, è molto esposta ai cicloni. Il titolo del dipinto è “Cyclone Pam II: 13 marzo 2015”. Mostra una madre in preghiera che protegge il suo bambino. Le onde si infrangono alle loro spalle, ma una palma si piega e protegge loro, a sua volta. La gonna della donna si ispira agli abiti tradizionali di Erromango. All’orizzonte, piccole croci rappresentano le vittime causate dal ciclone Pam nel 2015.

A causa della pandemia, per il secondo anno consecutivo, gran parte delle iniziative in presenza sono state ridotte o cancellate. Per questo, il comitato ecumenico della Gmp Italia e della Gmp Svizzera italiana propone un evento online. Il comitato coordina il coinvolgimento di chiese luterane, battiste, metodiste e valdesi e di gruppi ecumenici. La Giornata mondiale di preghiera, in collaborazione con la Federazione delle donne evangeliche in Italia (Fdei), il Segretariato attività ecumeniche (Sae) e le Clarisse di Lovere, vedrà la partecipazione di diverse comunità di base di diverse città.

La Giornata mondiale di preghiera nasce alla fine del 1800 negli Stati Uniti. In particolare, per iniziativa di organizzazioni religiose femminili evangeliche, presbiteriane e battiste. Inizialmente chiamata “Giornata mondiale di preghiera delle donne”, il termine donne è stato poi eliminato per sottolineare il coinvolgimento di tutte le persone.

Per ulteriori informazioni e per richiedere i materiali, scrivere a gmpitaliana@gmail.com.

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I corridoi umanitari europei in Bosnia (Fcei) al Campus Luigi Einaudi di Torino nello Spazio Pubblico

Lunedì 22 febbraio 2021, in concomitanza con l'inizio del secondo semestre di lezioni al Campus Luigi Einaudi, Spazio pubblico CLE invita cittadini e studenti a una giornata di informazione, discussione e mobilitazione sulla nuova crisi umanitaria sulla rotta balcanica. Organizzata dai tre dipartimenti del CLE (Culture, politica e società, Economia e statistica "Cognetti de Martiis" e Giurisprudenza), la giornata si articola attorno a due momenti: il primo, dalle ore 10.30 alle 12, indirizzato prevalentemente agli studenti e alle studentesse di Unito ma non solo; e il secondo, dalle ore 17 alle 19,30, pensato per un pubblico più ampio, all'interno delle strategie di public engagement dei Dipartimenti dell’Ateneo.

I due incontri, trasmessi sia su Webex sia sulle pagine Facebook di Dipartimento e di Ateneo, raccolgono momenti informativi sulla situazione nei Balcani e sulle politiche nazionali ed Europee, testimonianze dirette e interventi di studiosi e attivisti impegnati nella gestione della crisi.

Pagina Facebook del Dipartimento di Culture, politica e società
Pagina Facebook di Unito
 
Programma 22 febbraio 10.30-12.00
Saluti di Egidio Dansero, Vice-Rettore Vicario per la sostenibilità e per la cooperazione allo sviluppo (Unito) 
Modera Rosita Di Peri (Dipartimento Culture, Politica e Società, Unito)
Intervengono:

Francesco Martino (giornalista, Osservatorio Balcani e Caucaso), La lunga rotta: migranti nei Balcani dalla Turchia all'UE
Alfredo Sasso (collaboratore di ricerca, Osservatorio Balcani e Caucaso), Balcani ieri e oggi: da Dayton alle rotte balcaniche
Annalisa Camilli (giornalista, Internazionale), I dimenticati di Lipa
Simona Taliani (Dipartimento Culture, Politica e Società, Unito), Dalla città al Campus Luigi Einaudi (CLE), le reti di solidarietà
 
Programma 22 febbraio 17,00-19,30
Saluti di Stefano Geuna, Rettore Unito
Modera Alessandra Venturini (Dipartimento Cognetti De Martiis, Unito)
Intervengono:

Brando Benifei (europarlamentare), Lo spazio di intervento delle istituzioni europee
Andrea Spagnolo (Dipartimento di Giurisprudenza, Unito), Rotta balcanica: diritto e diritti
Paolo Naso (Commissione studi dialogo e integrazione della FCEI), Il modello dei "Corridoi umanitari europei" per la Bosnia  
Federico Faloppa (Università di Reading), Luca Prestia (fotografo), Attraversare i confini dell'Europa

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Al via il nuovo progetto della Federazione delle chiese evangeliche con IPSIA-ACLI nei Balcani. La FCEI finanzierà una nuova tensostruttura e contribuirà alle attività in supporto dei migranti

Roma (NEV CS/04), 17 febbraio 2021 – Una nuova “frontiera” per il programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia: la Bosnia. Sono arrivati in queste ore a Bihac i due operatori della Fcei Claudia Vitali e Niccolò Parigini, che nei prossimi tre mesi lavoreranno insieme a Ipsia-Acli, grazie a un accordo sancito tra le chiese protestanti e l’organizzazione che opera lungo la rotta migratoria dei Balcani occidentali a partire dal 2015.

L’intervento della Fcei, realizzato grazie al sostegno dell’Otto per mille delle chiese metodiste e valdesi, prevede in particolare l’avvio di una nuova tenda-capannone riscaldata polifunzionale che avrà la funzione di uno spazio per la socializzazione. Saranno inoltre realizzate cucine collettive per permettere ai migranti la preparazione autonoma dei pasti. Si prevede inoltre il sostegno alle attività della Croce Rossa di Bihac, in particolare per la gestione dei magazzini, la distribuzione di beni e cibo.

“La scelta di impegnarci anche in un punto della rotta balcanica verso i Paesi UE – dichiara Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope, programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia – è scaturita da una crisi umanitaria evidente a tutti ma accolta con indifferenza anche dalle istituzioni europee, che non sembrano cogliere la drammaticità delle condizioni di vita di centinaia di persone – tra loro molte donne e molti bambini – letteralmente intrappolati in un paese che non li accoglie e nel quale non intendono restare. Andiamo in Bosnia per dare un contributo concreto all’ottimo lavoro che da anni svolge IPSIA-ACLI d’intesa con la Croce Rossa locale. Ma a questo impegno si accompagna anche una precisa richiesta politica al Governo italiano appena insediato e alle istituzioni europee: la drammatica situazione dei profughi in Bosnia impone l’apertura di un corridoio umanitario d’emergenza che garantisca protezione e sicurezza almeno ai soggetti più vulnerabili. La nostra esperienza quinquennale di corridoi umanitari dimostra che esiste un’alternativa ai viaggi della morte, sia per mare che attraverso le montagne. Per questo, con questo nuovo impegno in Bosnia cercheremo di capire in che modo l’esperienza virtuosa dei corridoi umanitari dal Libano possa essere  applicata anche per altri profughi e lungo altre frontiere”.

“IPSIA è onorata di questa collaborazione con la FCEI – dichiara Mauro Montalbetti, presidente di IPSIA-ACLI – che si inserisce in un lavoro che portiamo avanti sin dall’inizio della crisi migratoria nell’area balcanica, quando, nel 2015, in seguito dell’aggravarsi del conflitto in Siria, in Kurdistan e in Afghanistan, cominciarono ad affluire centinaia di migliaia di persone provenienti da questi paesi, risalendo la penisola Balcanica dalla Grecia per poi raggiungere i paesi del centro Europa. Dopo la chiusura delle frontiere europee nel marzo 2016, migliaia di persone si sono trovate bloccate prima in Grecia e Serbia e successivamente in Bosnia Erzegovina, dove la presenza in campi formali e informali si è concentrata soprattutto nel nord del paese, al confine con la Croazia, dove si stima una presenza di circa 3500 persone. In stretta collaborazione con la Croce Rossa locale, abbiamo attivato programmi di emergenza, destinati a queste persone, queste famiglie in transito o in sosta, alle quali abbiamo cercato di dar loro un ristoro, uno spazio di dignità, di socialità e umanità. Grazie a questo intervento, saremo in grado di implementare interventi  più strutturati come lo spazio polifunzionale riscaldato e le cucine collettive, oltre al proseguimento degli interventi di prima accoglienza e soccorso. E’ un impegno non scontato, vista la pandemia in atto, destinare mezzi e risorse per esprimere e concretizzare una solidarietà internazionale. Ma era ed è nostro dovere e continueremo a farlo”.

Per maggiori informazioni sul progetto Ipsia-ACLI: https://sostieni.ipsia-acli.it/crowd/balkan-route/

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XVII FEBBRAIO: festa della libertà (in tempi di pandemia)

Tante iniziative online per la Festa del XVII Febbraio, in tutta sicurezza.

Il 17 febbraio 1848 re Carlo Alberto concesse i diritti civili ai suoi sudditi protestanti, i valdesi. Da allora, per i valdesi e per tutti gli evangelici, è un giorno di festa. Le celebrazioni quest’anno si svolgeranno in modo nuovo e diverso, ci incontreremo online.

Martedì 16 febbraio ore 20,30 – Chiesa valdese di Torino
Video online per ricordare i falò in piazza Castello a Torino
Trasmissione online  https://www.facebook.com/TorinoValdese

e canale YouTube Chiesa Valdese di Torino

Mercoledì 17 febbraio ore 17,00 - Fcei: “Cittadinanza, libertà e cura al tempo del Covid”

Quest'anno, la consueta iniziativa della FCEI per celebrare questo momento ha tre parole-chiavi: scienza, cura, libertà. Appuntamento online dalle 17 alle 18:30 (su zoom) all’indirizzo https://us02web.zoom.us/j/327598981 e sulla pagina fb della rivista e centro studi Confronti al link: https://www.facebook.com/confrontiCNT/

Mercoledì 17 febbraio, ore 17,30 - Centro Gobetti Torino

Presentazione del libro "Maestri. Incontri significativi nella vita di Giorgo Bouchard" (Nuova Trauben 2020). 

Il Centro studi Piero Gobetti di Torino in collaborazione con la casa editrice Nuova Trauben presenta il libro di Piera Egidi Bouchard "Maestri. Incontri significativi nella vita di Giorgo Bouchard" (Nuova Trauben 2020). Con l'autrice dialogano: Italo Pons, Bruno Quaranta, Paola Schellenbaum, Gustavo Zagrebelsky

Online sul canale YouTube del Centro studi Piero Gobetti: https://www.youtube.com/channel/UCsuCY_PuAPhrAtQsyaBgRMA

Mercoledì 17 febbraio ore 20,30 – Cntro culturale protestante di Torino

Tavola rotonda in diretta online in collaborazione con Comunità Ebraica e Centro Culturale Protestante di Torino: Cultura è emancipazione. È ancora vero? I nuovi media culturali e le trasformazioni del sapere.

Trasmissione in diretta online sulla pagina Facebook:

https://www.facebook.com/Centro-Culturale-Protestante-di-Torino-154587222060186

Giovedì 18 febbraio alle ore 18 webinar PCUSA su Europa "Ultra-Nationalist Neo-Populism in Europe"

The office of the Middle East and Europe will offer a webinar on the topic of neo-populism to be held on February 18 at 12pm US Eastern Time (ore 18 in Italia).

Speakers: Debora Spini (Waldensian, New York) Sergii Bortnyk (Professor, Ukraine), Rev. Michal Jablonski (Pastor, Poland). 

Please, see below an article published on Presbyterian News Service and a link to register. Please, feel free to share the links. 

https://www.presbyterianmission.org/story/world-mission-offers-neo-populism-webinar-on-feb-18/

https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_WioMlzHyShOyaiH412ZcHQ

Venerdì 19 febbraio, alle ore 18 la Società di Studi Valdesi propone un incontro Zoom

Quest’anno l’Opuscolo del XVII Febbraio, pubblicato dalla Società di studi valdesi, dal titolo: «Ho una doppia vocazione» il pastore e colonnello Henri Arnaud (1643-1721), a cura dello storico Albert de Lange, è dedicato, in occasione del tricentenario dalla morte, alla figura del principale protagonista del «Glorioso Rimpatrio» dei valdesi dall’esilio forzato in Svizzera nel 1689. Una spedizione militare votata all’insuccesso che riuscì vincente, destando l’ammirazione dell’Europa protestante. L’autore ripercorre tutta la vita movimentata del teologo condottiero attenendosi all’evidenza delle fonti storiche, ponendo alcune domande nuove per la comprensione del personaggio.

Giuseppe Platone, vice presidente della Società di studi valdesi, intervisterà Albert de Lange venerdì 19 febbraio alle ore 18, in collegamento sulla piattaforma Zoom (il link sarà presente sul sito della SSV www.studivaldesi.org).

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Falò valdesi… proviamo a fare chiarezza
di Redazione Riforma.it - 08 febbraio 2021 

Un documento inviato dalla Prefettura sembra concedere l’autorizzazione per l’accensione dei falò per la ricorrenza del XVII Febbraio, ma è davvero così? Lo abbiamo chiesto al presidente della Commissione esecutiva distrettuale del primo distretto, Mauro Pons
«Il 17 febbraio si avvicina e i falò della libertà nelle valli valdesi potranno riaccendersi. L’ok è appena arrivato dalla Prefettura», questa è la notizia che gira sul web. É davvero così? Non è detto e pare che l’autorizzazione inviata dalla Prefettura non sia di facile interpretazione.

Abbiamo chiesto delucidazioni a Mauro Pons, presidente della Commissione esecutiva distrettuale del primo distretto delle Chiese valdesi.

«Su sollecitazione della delegata della Tavola valdese (organo di governo nazionale delle chiese metodiste e valdesi) due Unioni montane avevano interpellato la Prefettura di Torino in tema di autorizzazioni per l’accensione dei falò in occasione del XVII Febbraio (da 173 anni i valdesi celebrano il 17 febbraio in ricordo del riconoscimento dei loro diritti civili da parte del Re di Sardegna, Carlo Alberto. È una festa sentita con particolare solennità nelle valli valdesi del Piemonte, dove il 17 febbraio ha assunto il carattere di festa civile e non solo  religiosa: da un lato i cortei e i falò notturni – in memoria di come, di valle in valle, si diffuse la notizia delle concesse libertà – dall’altro i culti celebrati nei diversi templi, ndr); nella sua risposta la Prefettura – dice Mauro Pons – equiparando il tutto, compresi i falò, a “un’attività religiosa”, si è limitata a rinviare al rispetto delle prescrizioni previste dal Protocollo sottoscritto, lo scorso mese di maggio, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con le Chiese protestanti, in vista del riavvio delle attività in presenza nei locali di culto dopo il primo lockdown».

– In pratica decisioni e conseguenti responsabilità sono demandate alle autorità religiose competenti.

«Il documento infatti, – prosegue Pons –, non concede affatto un via libera generalizzato e non fa certamente venire meno le disposizioni generali che vietano gli assembramenti, che portano a escludere la fattibilità di cortei e la riunione di molte persone intorno ai falò, con la difficoltà di assicurare il pieno rispetto di tutte le prescrizioni anti-Covid. Il secondo e terzo Circuito delle nostre chiese hanno affrontato seriamente la questione riconoscendo la competenza dei Concistori a decidere se accendere o meno i falò, previa consultazione con le autorità comunali, visti gli indubbi profili di sicurezza e salute pubblica coinvolti. A Pinerolo, a esempio, molto probabilmente si accenderà un falò simbolico alla “Gioietta” di Bricherasio. Nel I Circuito, a Luserna sembra si sia deciso di provare ad accenderne uno, senza il corteo; a Torre Pellice avrà luogo una fiaccolata “stanziale” sul prato del tempio con canti e musiche. In altre chiese le decisioni finali sono in itinere. Questa, dunque, è la situazione attuale».

Sebbene oggi si possa affermare che molte comunità valdesi residenti in Comuni grandi e piccoli della cintura torinese probabilmente non accenderanno i falò, il presidente Pons conclude: «È comunque certo che tutte le decisioni saranno prese nel pieno rispetto delle normative vigenti e in accordo con le autorità comunali. In ogni caso, data la valenza simbolica che l’accensione dei falò ha per la vita delle nostre comunità, troveremo il modo di rinnovare questa tradizione attraverso proposte alternative di presenza dei “fuochi”, magari accendendo luci nelle nostre abitazioni ed esponendo il tricolore a finestre e balconi. Poi, come sempre, le comunità si incontreranno ai culti che, osservando le normative anti-Covid vigenti, saranno il cuore della nostra festa: l’incontro con la Parola di Dio che illumina le nostre vie, i nostri cammini, e ci libera da ogni costrizione e paura».

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SPUC 2021 “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto”(Giovanni 15, 5-9)

Roma (NEV), 7 gennaio 2021 – Si tiene dal 18 al 25 gennaio la consueta Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC). Evento ecumenico internazionale promosso congiuntamente dal Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (PCPUC), la Settimana si celebra in tutto il mondo.

Appuntamenti della Settimana di preghiera per l’Unità della Chiesa

Giovanni 15: 1-17: “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto”

* Lunedì 18, ore 20,45, Parrocchia di Sant’Agostino, Saluzzo (interverrà il past. Gianni Genre)

* Domenica 24 gennaio, ore 10, Il vescovo di Pinerolo, Mons. Derio Olivero predicherà nel corso del nostro culto ordinario

* Domenica 24, ore 15,30, Cattedrale di Saluzzo, interverrà il past. Mauro Pons

* Domenica 24, alle ore 18, nel Duomo di Pinerolo, nel corso della Messa,  predicherà il past. Gianni Genre

* Martedì 26, alle ore 20,45, Incontro ufficiale delle chiese cristiane (ortodossa, cattolica e valdese) di Pinerolo sul tema della SPUC di quest’anno. Interverranno padre Ciprian Ghizila, Don Paolo Scquizzato, il past. Mauro Pons. L’incontro avverrà online. Scarica il volantino!

L’edizione 2021 è stata preparata da cinquanta diaconesse della Comunità di Grandchamp, in Svizzera, sui versetti del Vangelo di Giovanni 15, 5-9 sintetizzati con il titolo “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto”.

Durante gli Otto giorni della Settimana per l’unità del 2021, ci saranno diverse iniziative a livello locale, nazionale e internazionale, sia in presenza che online. È previsto in particolare un “itinerario di preghiera” suddiviso nelle diverse giornate, sui seguenti temi: chiamati da Dio; maturare interiormente; formare un solo corpo; pregare insieme; lasciarsi trasformare dalla parola; accogliere gli altri; crescere in unità; riconciliarsi con l’intera creazione.

I materiali per la SPUC 2021 sono disponibili in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese sul sito del CEC.

Per approfondire: clicca qui.

 

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Il Consiglio ecumenico delle Chiese ha condannato "la violenza che minaccia gli Stati Uniti", esprimendo il suo sostegno alle chiese "sulla via della pace"

Di Barbara Battaglia

Roma (NEV), 7 gennaio 2021 – “La politica populista divisiva di questi ultimi anni ha scatenato forze che minacciano le basi della democrazia negli Stati Uniti e – nella misura in cui rappresenta un esempio per altri paesi – in tutto il mondo. Per tanto questi sviluppi hanno implicazioni che vanno ben oltre la politica interna americana e costituiscono una grave preoccupazione internazionale”. Con queste parole, il giorno dopo l’assalto al Congresso nordamericano e le gravi proteste a Washington, nel corso delle quali sono morte quattro persone, il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) condanna quanto accaduto nella Capitale Usa.

Il Consiglio ha rivolto poi un appello a chi soffia sul fuoco, esortando “i responsabili delle violenze odierne a desistere e a tornare al discorso civile e ai processi democratici stabiliti, invitando tutte le parti a resistere agli interessi politici a breve termine e ad agire in modo responsabile verso gli altri e nei confronti della società in generale”.
L’ultimo monito è alle chiese d’America, affinché “abbiano ancora di più il potere della saggezza e la forza per essere una guida durante questa crisi e sulla via della pace, della riconciliazione e della giustizia”, come ha dichiarato in questa nota il segretario generale ad interim del CEC, padre Ioan Sauca.

Ieri, come avevamo spiegato in quest’articolo, l’elezione del primo senatore del nero della Georgia, il pastore Raphael Warnock, della celebre Ebenezer Baptist Church di Atlanta. Che ha risposto a quanto stava accadendo citando in un tweet una massima del suo maestro, Martin Luther King: “In questo momento di disordini, violenza e rabbia, dobbiamo ricordare le parole del Dottor King, ‘L’oscurità non può scacciare le tenebre, solo la luce può farlo. L’odio non può scacciare l’odio, solo l’amore può farlo’. Cerchiamo di essere, ognuno di noi, una luce per vedere il nostro paese fuori da questo momento buio”.

Nelle stesse ore in cui a Washington scoppiava il caos, veniva ufficializzata la vittoria di un altro allievo di King, già collaboratore di un’altra icona dei diritti civili, John Lewis, il 33enne democratico Jon Ossoff.

Il Congresso americano, la cui seduta è ricominciata nella notte dopo le proteste, ha infine certificato l’elezione di Joe Biden come quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti. I parlamentari si sono espressi con 306 voti a 232 respingendo ricorsi di alcuni colleghi repubblicani rispetto all’esito della consultazione in Arizona e Pennsylvania. A rendere ufficiale l’elezione del democratico è stato il vicepresidente uscente Mike Pence, repubblicano.

Donald Trump – che nel frattempo è stato bandito da Twitter per 12 ore – in una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca ha ribadito la sua posizione, dichiarando però che “law and order” verranno rispettate, da oggi e fino al giorno del giuramento e dell’insediamento di Biden: “Anche se sono totalmente in disaccordo con il risultato delle elezioni ci sarà una transizione ordinata verso il 20 gennaio”.

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Elezioni Usa, l’eredità di Martin Luther King

Il reverendo Raphael Warnock, pastore battista della celebre Ebenezer Baptist Church di Atlanta, che fu pulpito del leader del movimento per i diritti civili, ha sconfitto la senatrice uscente Kelly Loeffler: è il primo senatore afroamericano dell'ex Stato schiavista.

Di Barbara Battaglia

Roma (NEV), 6 gennaio 2021 – Raphael Warnock, il pastore battista della storica Ebenezer Baptist Church di Atlanta, la stessa di Martin Luther King, è il primo senatore nero mai eletto in Georgia. 51 anni, ha vinto il primo ballottaggio, battendo la senatrice uscente Kelly Loeffler. Una vittoria storica: Warnock è non solo il primo senatore nero democratico del sud ex-confederale ma anche il primo democratico della Georgia eletto al Senato negli ultimi vent’anni.

Il pastore protestante, come si legge in quest’articolo del Washington Post, è stato, a 35 anni, il più giovane pastore di Ebezener ad aver prestato servizio nelle chiese di Birmingham, Alabama, Baltimora e New York. Negli anni si è sempre battuto per i diritti, sulla scorta e nel solco di quella lotta per i diritti degli afroamericani incarnata da M.L.King: ha sostenuto l’allargamento della sanità pubblica attraverso il programma di Medicaid, il programma federale e statale che aiuta a coprire le spese mediche per chi ha un reddito limitato, i diritti di voto degli americani emarginati. Si oppone inoltre alla pena di morte, sostiene il diritto all’aborto e il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

“Qualcuno potrebbe chiedere perché un pastore pensa che dovrebbe servire al Senato. Ho dedicato tutta la mia vita al servizio e ad aiutare le persone a realizzare il loro più alto potenziale. Ho sempre pensato che il mio compito non si fermasse alla porta della chiesa. In realtà è da lì che inizia”, ha dichiarato.

È stato Warnock a celebrare i funerali del deputato, collaboratore di Martin Luther King e a sua volta icona dei diritti civili John Lewis lo scorso luglio.

“Le mani di 82 anni che ha usato per raccogliere cotone per altri sono andate al seggio e hanno scelto il figlio più giovane per essere senatore degli Stati Uniti”, ha detto il neo eletto, ricordando che sua madre, cresciuta raccogliendo tabacco e cotone durante l’estate, è stata in grado di votare per lui.

Quello vinto dal pastore battista è uno dei due ballottaggi in Georgia che determinano il controllo del Senato degli Stati Uniti. Anche il secondo, per il quale è in testa il 33enne giornalista democratico John Ossoff, ha un profondo legame con la storia di Martin Luther King e il movimento per i diritti civili.

Ossoff infatti, scrisse quando era un teenager una lettera proprio al già citato John Lewis, membro del Congresso della Georgia e pioniere dei diritti civili, prestando in seguito servizio come volontario nel suo ufficio. 

In queste ultime ore, con il 98% dei voti scrutinati, il democratico – che ha già dichiarato vittoria – è in vantaggio sul repubblicano David Perdue: 2.208.717 voti, il 50,2% contro i 2.192.947 del rivale, il 49,8%.

In caso venisse confermata la vittoria di entrambi i democratici si otterrebbe un pareggio al Senato – 50 seggi per entrambi gli schieramenti. Con la vicepresidente eletta Kamala Harris, presidente del Senato, però a far pendere l’ago della bilancia verso i dem.

Nel frattempo, Joe Biden si è congratulato con il reverendo dem Raphael Warnock per la sua “rivoluzionaria vittoria” nel ballottaggio in Georgia per il Senato e si è detto “fiducioso che quando il conteggio sarà completo anche l’altro candidato dem Jon Ossoff sarà vittorioso”.

Intanto però, migliaia di sostenitori di Donald Trump si stanno radunando in queste ore a Washington per una manifestazione, convocata proprio nel giorno in cui il Congresso si prepara a ratificare formalmente la vittoria del presidente eletto Biden.

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Comunicato stampa Diocesi di Pinerolo Chiesa evangelica valdese di Pinerolo

Come noto, il Dpcm del 3 novembre introduce limitazioni più stringenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza della pandemia da Co-vid-19. Il Piemonte appare nella zona rossa di queste nuove restrizioni. Tuttavia, su tutto il territorio nazionale, la celebrazione di messe e culti continua a essere consentita.

Consapevoli di questo diritto riteniamo, comunque, di fare volontaria-mente un passo indietro, sospendendo le celebrazioni e i momenti cultuali nelle domeniche 15 e 22 novembre. A questa decisione siamo pervenuti congiuntamente con la volontà di dare a questo gesto una valenza ecumenica e di testimonianza civile.

Vogliamo altresì dare un segnale di solidarietà e vicinanza a tutti coloro che sono stati costretti a limitare drasticamente la propria attività lavorativa e, nello stesso tempo, ci impegniamo a non provocare ulteriore sovraccarico al lavoro degli operatori sanitari.

Siamo infine consapevoli che sospendere le attività cultuali non significa interrompere la pratica della carità fraterna, continuando ad impegnarci come cristiani nella solidarietà, nell’ascolto, nell’amore fraterno e nel seguire le persone che attraversano la dimensione della malattia e del lutto.

Invitiamo tutti i fratelli e le sorelle credenti a coltivare la propria fede e la propria pietà attraverso la lettura biblica e la preghiera personale.

Ribadiamo la nostra certezza nel fatto che il Signore continuerà a sostenerci in questo nuovo periodo di difficoltà e di dolore, mantenendoci nella fiducia e aperti alla speranza.

RASSEGNA STAMPA

RBE: STOP AI MOMENTI CULTUALI, COME GESTO DI TESTIMONIANZA CIVILE

Le chiese valdesi e cattoliche di Pinerolo hanno motivato in un comunicato stampa la decisione di sospendere, per le prossime domeniche 15 e 22 novembre, i momenti cultuali. Altre chiese valdesi delle valli Pellice, Chisone e Germanasca si uniscono alla decisione, così come in altre zone d’Italia.

Abbiamo commentato la notizia con il pastore Gianni Genre, della chiesa valdese di Pinerolo, che ha dichiarato: “Crediamo sia un gesto responsabile e coerente sia rispetto all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ma anche di testimonianza civile e di forte valenza ecumenica. Le chiese non sono “al di sopra o al di là della legge”, ma pienamente con i piedi nel nostro mondo”.

https://rbe.it/2020/11/11/cultuali-valdese/

Riforma: In Piemonte chiese valdesi chiuse per le prossime domeniche, ma non tutte
A Pinerolo comunicato congiunto della locale chiesa valdese e della diocesi cattolica: «gesto ecumenico e di valenza civile»

https://riforma.it/it/articolo/2020/11/10/piemonte-chiese-valdesi-chiuse-le-prossime-domeniche-ma-non-tutte

Eco del Chisone: Covid-19: sospese messe e culti nel Pinerolese nelle prossime due domeniche

https://www.ecodelchisone.it/news/2020-11-09/covid-19-sospese-messe-culti-nel-pinerolese-nelle-prossime-due-domeniche-39817

TorinoOggi: Aumento dei contagi: le chiese valdesi del Pinerolese interrompono i culti in presenza
Una decisione che si sta diffondendo dalla Val Pellice alla Val Germanasca, passando per Pinerolo, dove il pastore Genre domani incontrerà il vescovo Olivero per tenere una linea comune
https://www.torinoggi.it/2020/11/08/mobile/leggi-notizia/argomenti/attualita-8/articolo/aumento-dei-contagi-le-chiese-valdesi-del-pinerolese-interrompono-i-culti-in-presenza.html

AgenSir: Coronavirus Covid-19: Pinerolo, diocesi e Chiesa valdese sospendono celebrazioni festive. “Passo indietro” di “valenza ecumenica e testimonianza civile”

https://www.agensir.it/quotidiano/2020/11/10/coronavirus-covid-19-pinerolo-diocesi-e-chiesa-valdese-sospendono-celebrazioni-festive-passo-indietro-di-valenza-ecumenica-e-testimonianza-civile/

Vita Diocesana: IN UNA LETTERA IL VESCOVO DERIO SPIEGA LA DECISIONE DI SOSPENDERE LE MESSE FESTIVE: “CHIUDIAMO PER APRIRE”

https://www.vitadiocesanapinerolese.it/chiesa/in-una-lettera-il-vescovo-derio-spiega-la-decisione-di-sospendere-le-messe-festive-chiudiamo-per-aprire

La Stampa: Coronavirus, a Pinerolo messe sospese per due settimane
La decisione presa insieme dalla chiesa cattolica e da quella valdese

https://www.lastampa.it/torino/2020/11/10/news/coronavirus-a-pienerolo-messe-sospese-per-due-settimane-1.39522840

La Repubblica: Il vescovo di Pinerolo sospende le messe per due settimane: uno sforzo per il bene comune

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/11/11/news/il_vescovo_di_pinerolo_sospende_le_messe_per_due_settimane_uno_sforzo_per_il_bene_comune-273901234/

Il Corriere della Sera: A Pinerolo messe sospese per due settimane «per il bene comune»
Il vescovo Derio Olivero scrive una lettera aperta ai fedeli: «Non possiamo radunarci in chiesa, ma possiamo pregare a casa»
https://torino.corriere.it/piemonte/20_novembre_11/a-pinerolo-messe-sospese-due-settimane-per-bene-comune-c143d056-242c-11eb-91a0-a6d59c8b2360.shtml

Famiglia Cristiana: DIOCESI E VALDESI SOSPENDONO CELEBRAZIONI FESTIVE PER DUE SETTIMANE

Una scelta di «testimonianza civile» dalla «valenza ecumenica» fatta per non sovraccaricare le già sature strutture sanitarie del territori, cercare di frenare il contagio e «dare un segnale di solidarietà e vicinanza a tutti coloro che sono stati costretti a limitare drasticamente la propria attività lavorativa». Parla il vescovo, monsignor Derio Olivero che la scorsa primavera il virus aveva portato a un passo dalla morte

https://www.famigliacristiana.it/articolo/covid-pinerolo-diocesi-e-valdesi-sospendono-celebrazioni-festive-per-due-settimane.aspx

CronacaQui: Emergenza Covid, il vescovo di Pinerolo chiude le chiese per due settimane
La decisione di don Derio Olivero comunicata ai fedeli attraverso una lettera aperta: "Messe sospese, anche se non siamo obbligati"

https://cronacaqui.it/emergenza-covid-vescovo-pinerolo-chiude-le-chiese-due-settimane/

Lo Spiffero: Anche le chiese in lockdown, niente messe per 2 settimane
Lo ha deciso mons. Olivero, vescovo di Pinerolo, ma l'esempio potrebbe presto essere seguito in altre diocesi, a partire da Torino. "Chiudiamo per aprirsi, per essere meno individualisti e ripetitivi". La scorsa primavera era stato ricoverato in gravi condizioni

https://lospiffero.com/ls_article.php?id=55475

TorinoOggi: Stop alle messe per due domeniche nella Diocesi di Pinerolo, linea comune con i valdesi
Il vescovo Olivero spiega la sua scelta con una lettera

https://www.torinoggi.it/2020/11/10/mobile/leggi-notizia/argomenti/attualita-8/articolo/stop-alle-messe-per-due-domeniche-nella-diocesi-di-pinerolo-linea-comune-con-i-valdesi.html

Il Fatto quotidiano: “Rinunciamo alla messa per due settimane”: il vescovo di Pinerolo sospende le celebrazioni della domenica fino al 22 novembre

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/11/rinunciamo-alla-messa-per-due-settimane-il-vescovo-di-pinerolo-sospende-le-celebrazioni-della-domenica-fino-al-22-novembre/6000106/

Aleteia: Covid, decisione drastica: messe sospese nella diocesi di Pinerolo

https://it.aleteia.org/2020/11/12/covid-diocesi-pinerolo-sospende-messe-giorni-festivi/

Avvenire: Idee. Messe, catechesi, carità: come vivere la parrocchia messa alla prova del Covid
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/messe-catechismo-come-vivere-la-parrocchia-al-tempo-del-covid

 

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Comunicato Stampa Gruppo Amicizia islamo-cristiana

Di fronte al ritorno e al crescere di episodi di terrorismo, come quelli recentemente accaduti in Francia e in Austria, ci sembra doveroso non tacere, ma ribadire, come cittadini e credenti, il più radicale rifiuto della violenza in ogni sua espressione.

In particolare, come "Gruppo dell'amicizia islamo-cristiana" di Pinerolo, vogliamo riaffermare con chiarezza che l'uso della violenza preclude ogni possibilità di costruire un presente ed un futuro veramente rispettosi delle differenze. Per questo motivo confondere o connettere l'Islam con il terrorismo significa tradire la verità dei fatti e seminare pregiudizi e discriminazione.

Abbiamo bisogno di costruire percorsi culturali e relazionali nella consapevolezza che anche la laicità necessita di regole per non cadere nell’ideologia della "libertà assoluta". Specialmente in questi momenti segnati dal delirio verbale e dall'odio, anche le nostre parole devono essere contrassegnate dal rispetto e da una vigile attenzione alla sensibilità altrui, senza per questo rinunciare alla libertà critica ed espressiva sempre nell’alveo del rispetto profondo della persona e della tradizione religiosa di ciascuno.

In ogni caso la violenza terroristica non può mai essere la risposta adeguata ad una espressione critica anche inopportuna.

Gli appartenenti al "Gruppo dell'amicizia islamo-cristiana" - con la loro diversità di tradizioni e religioni e consapevoli che nessuno possiede la Verità ma tutti ne partecipano attraverso la ricchezza delle differenze – si sentono fratelli e sorelle di tutte quelle persone che, nel rifiuto della violenza nelle sue varie forme, cercano di costruire relazioni, spazi e pratiche di convivialità delle differenze, come sentiero difficile ma praticabile verso un mondo più egualitario, giusto e felice.

Per il Gruppo Amicizia islamo-cristiana:

Youness Anfaiha

Rami Musleh

Franco Barbero

Giorgio D’Aleo

Gianni Genre

don Paolo Scquizzato

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"Teologia e Società", Edizione speciale: "Omosessualità e Vaticano, rivoluzione in corso?"

martedì 27 ottobre, alle ore 18.00 su Zoom. Tavola rotonda con:

Fulvio FERRARIO (Decano Facoltà valdese di Teologia)
Giuseppe LORIZIO (Pontificia Università Lateranense)
Cristina SIMONELLI(Presidente Coordinamento Teologhe Italiane -CTI)
Luigi SANDRI (Vaticanista Centro Studi e Rivista Confronti)
Francesco SPANO (Esperto di diritto, società e religioni)

Modera: Claudio PARAVATI (direttore Centro Studi e Rivista Confronti)

L'incontro si terrà online su Zoom e in diretta sulla pagina Facebook di Confronti. Le linee guida per accedere al webinar:

Apri “Zoom” e connettiti al numero 327 598 981
Oppure clicca direttamente questo link:
https://zoom.us/j/327598981
(cliccare "start from your browser")
o incolla il link sul tuo browser e clicca INVIO

Oppure scarica il programma Zoom sul computer (gratuitamente e senza bisogno di password):
1) Scarica il programma all'indirizzo:
https://zoom.us/download#client_4meeting
2) apri il programma e clicca “Join a Meeting”
3) metti il numero nel primo riquadro: 327 598 981; inserisci Nome e Cognome (es. Mario Rossi) e un indirizzo email;
5) clicca “Join”.

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Papa e unioni civili, “l’augurio è che la chiesa cattolica segua il suo vescovo”

Dopo le dichiarazioni di Francesco, una riflessione del pastore Luca Baratto, segretario esecutivo della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e curatore della rubrica “Culto Evangelico” in onda su Radio 1 Rai. Intervista di Barbara Battaglia.

Roma (NEV), 22 ottobre 2020 – La notizia è di quelle epocali: il Papa “apre” alle unioni tra persone omosessuali. ‘Gli omosessuali sono figli di Dio e hanno il diritto di far parte di una famiglia’: il giorno dopo la pubblicazione di questa dichiarazione del pontefice, c’è spazio per una riflessione più approfondita sulle possibili ripercussioni di questa presa di posizione. Ne abbiamo parlato con il pastore valdese Luca Baratto, segretario esecutivo della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e curatore della rubrica “Culto Evangelico” in onda su Radio 1 Rai.

Nell’esortazione post sinodale Amoris Laetitia il Papa si è già espresso contro le discriminazioni, ribadendo però il valore della famiglia “tradizionale”. Per lei le parole di Bergoglio sono realmente una novità?

“Sono certamente una novità, anche se si inseriscono in un dibattito da tempo in atto nella chiesa cattolica e che abbiamo per esempio visto esprimersi qualche anno fa durante il Sinodo della famiglia. La novità consiste nel modificare la posizione ufficiale della chiesa cattolica romana, espressa in documenti ufficiali, secondo cui avallare il riconoscimento legale di unioni di persone dello stesso sesso significava di fatto approvare un comportamento deviante, oscurando i veri valori della famiglia. Così si esprimeva un documento della Congregazione per la dottrina della fede nel 2003, quando Prefetto era l’allora cardinale Joseph Ratzinger. Bergoglio indubbiamente rompe con questo atteggiamento in modo netto, secondo cui la difesa della dottrina deve prevalere sui diritti delle persone.

In Italia la legge sulle unioni civili – una legge per la convivenza, per citare il Pontefice – già c’è, ed è frutto di battaglie della società civile e di parte del mondo politico. Manca però una legge contro l’omofobia. Pensa che la dichiarazione di Francesco possa aprire la strada a una nuova epoca di maggiori diritti o influenzare in qualche modo il dibattito, in Italia?

Le parole di papa Francesco vanno considerate nell’orizzonte globale. Ci si deve prima di tutto chiedere quali ripercussioni avranno a livello mondiale, laddove i diritti delle persone omosessuali sono calpestati fino a metterne in pericolo l’incolumità fisica. C’è da augurarsi che il suo discorso abbia delle ripercussioni anche in Italia, che tolga giustificazioni a chi aggredisce e ha comportamenti violenti nei confronti delle persone omosessuali richiamandosi al tradizionalismo cristiano. Soprattutto c’è da augurarsi che la chiesa cattolica segua il suo vescovo nell’essere più attenta ai diritti delle persone. Fino a oggi infatti l’impressione è stata che la chiesa italiana ritenga più importante il proprio diritto a condannare l’omosessualità che non il diritto all’incolumità e alla dignità degli omosessuali. Questo però è più un problema della chiesa cattolica italiana che non di papa Francesco.

Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, e il cardinale Edoardo Menichelli, già vescovo di Ancona, oggi, rispettivamente in un’intervista al Corriere e in una su Repubblica, hanno chiarito che l’apertura del Papa non è ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. La dottrina del matrimonio e della famiglia, secondo i due prelati, resta intatta. Quindi per la Chiesa cattolica l’amore tra due persone dello stesso sesso resta “contro natura”?

Semeraro e Menichelli hanno ragione. Non mi risulta che papa Francesco abbia parlato di matrimonio, bensì di unioni distinguendo implicitamente i due piani. D’altra parte nel 2014, al Sinodo sulla famiglia il documento “Relatio post disceptationem”, redatto dal cardinale Peter Erdö, riprendeva riguardo alla famiglia ciò che la dottrina cattolica afferma riguardo alla chiesa. Se “l’unica Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica” le altre chiese mantengono comunque elementi costitutivi dell’essere chiesa e sono chiese per difetto; alcune come quelle protestanti ne hanno così poche che non possono neanche venir chiamate chiese. Allo stesso modo esiste una famiglia in senso pieno, che è quella costituita dall’unione di un uomo e una donna, mentre le altre forme di unione mantengono elementi importanti dell’essere famiglia, ma sono famiglia per difetto. Il quadro dottrinale delle affermazioni di papa Francesco mi sembra essere questo.

Nel mondo protestante l’omosessualità non è un tabù. Come ha ricordato ieri la pastora Daniela Di Carlo, la posizione del Papa potrebbe aprire le porte anche ad altre “innovazioni” in tema di genere, come il sacerdozio per le donne, che è già parte delle realtà evangeliche. Può spiegare questa differenza tra mondo cattolico e protestante, in materia di “diritti” e di genere?

Sarei cauto con questa affermazione. Se è vero che le chiese protestanti storiche celebrano da tempo benedizioni di unioni di coppie dello stesso sesso, tuttavia, a livello mondiale, sono percorse da tensioni su questo tema e si distinguono radicalmente dal mondo evangelicale che condanna l’omosessualità. Allo stesso modo, sarei cauto a collegare la questione omosessualità a quella del sacerdozio femminile: fanno parte dello stesso orizzonte ma non sono identiche. Detto questo credo che da sempre il mondo protestante italiano abbia, dai referendum sul divorzio e sull’aborto, saputo distinguere tra convinzioni di fede e diritti dei cittadini. Io come credente posso pensarla in un certo modo su temi etici, ma non posso far valere le mie convinzioni come ragione sufficiente per negare il diritto degli altri, il diritto di scelta delle donne, il diritto a costituire una famiglia di gay e lesbiche.

La dichiarazione di Francesco ha avuto una eco mediatica globale, nonostante diversi commentatori abbiano notato la continuità rispetto alla sua “linea politica” e in generale alla dottrina della Chiesa cattolica. Come si spiega questo fenomeno dal punto di vista comunicativo?

Questo papa, lo sappiamo, è perfetto per la comunicazione. E’ in grado di oscurare qualsiasi altro. Da un lato, è un fatto positivo perché le sue parole influenzeranno o incoraggeranno e consoleranno moltissime persone nel mondo. E forse cambieranno anche qualcosa, chi lo sa! D’altro lato, questa potenza mediatica, deprime un po’, perché altri che da anni o decenni riflettono sugli stessi temi, e sono già arrivati laddove la chiesa di Francesco non è ancora giunta, sono o bellamente ignorati o considerati delle mosche bianche da mezzi di comunicazione che non sanno rivolgere uno sguardo attento alla società”.

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Papa su unioni civili coppie gay, pastora Di Carlo: “Rivoluzionario”

Se fosse vera e confermata la dichiarazione di Francesco, secondo la pastora "allora si aprirebbe forse anche uno spiraglio per il sacerdozio delle donne: se c'è un punto di vista così innovativo sul genere, questo potrebbe rappresentare un primo passo per altre aperture epocali". 

Roma (NEV), 21 ottobre 2020 – “Gli omosessuali hanno il diritto di far parte di una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia”: queste sarebbero le parole di Papa Francesco nel documentario ‘Francesco’, presentato oggi al Festival di Roma, secondo quanto riferito dal Catholic News Agency e riportato in queste ore da tutti i principali organi di stampa, nazionali e internazionali. “Quello che dobbiamo fare è una legge sulle unioni civile. In questo modo sono coperti legalmente “, avrebbe detto il Pontefice, aggiungendo di “difendere questo”.

La teologa Daniela Di Carlo, pastora presso la Chiesa Valdese a Milano, interpellata “a caldo” su questa notizia, definisce questa presa di posizione, nel caso venisse confermata così come riportata dalle agenzie e dai media in queste ore, “una rivoluzione”.

Se dunque fosse vera e confermata la dichiarazione di Francesco, secondo la pastora “allora  si aprirebbe forse anche uno spiraglio per il sacerdozio delle donne: se c’è un punto di vista così innovativo sul genere, questo potrebbe rappresentare un primo passo per altre aperture epocali”.

Quanto alla norma a tutela delle coppie omosessuali, la legge sulle unioni civili, “c’è già – continua Di Carlo – ma si aggiungerebbe un tassello, un riconoscimento delle forme di amore plurale che sono tutte benedette”. Riconoscimento che già avviene pienamente all’interno del mondo protestante.

Le parole di Jose Mario Bergoglio arrivano tra l’altro in un periodo complesso per il Vaticano, dopo il caso del Cardinale Becciu. “Potrebbe esserci un filo conduttore tra quello che è successo, tra gli sforzi fatti in nome della trasparenza, contro gli scandali, e questo nuovo passo avanti. Per questo mi auguro che possa a questo punto esserci un sì anche alle donne, un domani”, conclude la pastora Di Carlo.

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Presentato a Torre Pellice il progetto di assistenza domiciliare “Io torno a casa”

Torre Pellice, 31 Agosto 2020

Con la presentazione del progetto “Io torno a casa”, realizzato in collaborazione fra Tavola valdese e Asl To3, si sono conclusi ieri gli eventi della settimana “Generazioni e Rigenerazioni. Avere cura di persone, memorie e territori”. Una ricca rassegna che si è svolta nelle valli valdesi, in provincia di Torino, nei giorni solitamente dedicati al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, quest’anno rinviato a causa del coronavirus.

Io torno a casa” consiste nel potenziamento dell’assistenza a domicilio per le persone con più di 75 anni o disabili, residenti nel Distretto Pinerolese e in condizioni di fragilità, che sono state colpite direttamente o indirettamente dal Covid, o che sono maggiormente esposte al rischio di complicanze in caso di infezione. Rientra fra i progetti dell’Otto per mille delle chiese valdesi e metodiste per l’emergenza Covid-19, grazie al quale è stata messa a disposizione una somma di 350.000 euro.

L’iniziativa ha la durata di un anno e prevede la presa in carico di 400 persone, per le quali verrà attivato un progetto assistenziale individuale con pianificazione dei relativi interventi sanitari e socio-assistenziali. Si tratta di pazienti Covid dimessi dal ricovero ospedaliero o in condizioni non gravi, ma anche familiari, conviventi o caregiver di pazienti Covid, o ancora persone soggette a problemi psichiatrici e sociali come conseguenza dell’isolamento da lockdown. 

Verrà dunque rafforzato il personale impegnato nell’assistenza domiciliare nel distretto Pinerolese, in particolare medici specialisti (geriatri, fisiatri, palliativologi, psichiatri), infermieri, fisioterapisti, assistenti sociali, operatori socio-sanitari, psicologi e personale amministrativo, e sarà coinvolto il mondo del volontariato. Saranno implementate le attrezzature in dotazione, con l’acquisizione di strumenti digitali per sviluppare la telemedicina (4 elettrocardiografi con sistema da remoto), o comunque utilizzabili pienamente presso il domicilio degli assistiti: un ecografo portatile, uno spirometro, saturimetri.

Una Centrale operativa distrettuale, composta da un’equipe multiprofessionale (medico specialista Geriatra, infermiere, assistente sociale, personale amministrativo), sarà il punto unico di accoglienza delle domande dei bisogni sanitari e assistenziali domiciliari. 

Si tratta sostanzialmente di un importante potenziamento delle attività di assistenza territoriale, integrate con medici di famiglia e pediatri di riferimento, in linea con quanto il periodo Covid ha evidenziato, ossia che proprio il territorio avrebbe dovuto essere rinforzato.

"Siamo veramente lieti di questa ulteriore opportunità di fattiva collaborazione con l'Azienda Sanitaria Locale, per lo sviluppo dei servizi di medicina territoriale in un territorio, quello del Pinerolese, in cui la significativa presenza e il radicamento delle nostre chiese locali e della nostra organizzazione diaconale ci fanno sentire particolarmente responsabilizzati ad offrire un contributo alla presa in carico delle fasce più vulnerabili della popolazione, anche sperimentando modalità nuove di intervento a beneficio del rafforzamento dalla sanità pubblica, universale e gratuita, nel cui valore crediamo profondamente" dichiara la Moderatora della Tavola valdese Alessandra Trotta.

“Desidero ringraziare la Tavola valdese per la collaborazione e l’aiuto fornito in questo importante progetto. Siamo orgogliosi per essere stati coinvolti tra le progettualità che in Italia la Tavola ha voluto sostenere per l’emergenza Covid. La sanità deve puntare sempre di più sull’assistenza territoriale e domiciliare e su modalità come la telemedicina, che da anni come Asl To3 promuoviamo e supportiamo. Anche in occasione dell’emergenza Covid si è visto come l’assistenza a domicilio, sperimentata ad esempio con le Usca, sia uno strumento fondamentale di cura per le persone fragili ma che non necessitano di ricovero ospedaliero. È essenziale per queste persone ricevere assistenza ma restando nel contesto abitativo e familiare della propria vita quotidiana” commenta il Direttore generale dell’Asl To3 Flavio Boraso.

Fonte: sito Tavola valdese

https://www.chiesavaldese.org/aria_press.php?ref=139

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Il 14 agosto 2018 morivano a causa del crollo 43 persone.

Dopo quasi due anni, e molte polemiche, vede la luce il viadotto "Genova San Giorgio", firmato dall'archistar Renzo Piano

Roma (NEV), 3 agosto 2020 – A quasi due anni dal crollo del Ponte Morandi, nel quale morirono 43 persone, oggi alle 18.30 sarà ufficialmente inaugurato il nuovo viadotto che ha sostituito la struttura genovese. L’opera, progettata dall’architetto Renzo Piano, si chiama “Genova San Giorgio” e sarà aperta al traffico da dopodomani, mercoledì 5 agosto.

Giovanna Vernarecci, genovese, avvocato, è la pastora metodista dal 2006 della chiesa ispano-americana del capoluogo ligure, che conta circa 150 persone e condivide gli spazi nel tempio della chiesa valdese cittadina. Qui la comunità valdese esiste da 150 anni e conta circa 500 fedeli. “Sono stati due anni molto tristi e complicati – dichiara – . Dopo la tragedia e il lutto, l’impatto del crollo è stato devastante. Tutta la città ne ha risentito. Anche l’indotto e le attività economiche del territorio che era collegato dal ponte hanno subito conseguenze pesanti. D’altro canto la nostra città è da sempre caratterizzata da una forte volontà di riprendersi, siamo una città che ne ha viste e ne vede tante e che ogni volta riesce a rialzarsi. E di questo oggi siamo fieri”.

Per quanto riguarda la partita dei contributi ai cittadini sfollati, che hanno dovuto lasciare le loro case, “sono molto perplessa perché gli aiuti arrivano ma al di là di questo occorre rispettare e garantire condizioni di vita dignitose. I risarcimenti ci sono stati, ad esempio, ma penso che servano anche altri interventi per un pieno riconoscimento della dignità dei cittadini. Non solo sottoscrizioni, insomma, quanto il diritto a ricominciare a vivere bene”.

Tante le polemiche, in questi due anni, sul ruolo di Autostrade per l’Italia (Aspi) a tutt’oggi controllata da Atlantia di cui i Benetton sono azionisti di riferimento. Oltre a questo, anche il dibattito sulla necessità di messa in sicurezza delle infrastrutture e del territorio, da una parte, e di ripensare le città in chiave più sostenibile. “Genova andava ripensata probabilmente ben prima del crollo del ponte – aggiunge la pastora – anche per implementare il trasporto pubblico, ad esempio”.

Sul fronte giudiziario legato alle inchieste in corso, “da avvocato riconosco che purtroppo i processi sono lenti. Mi auguro che, se sarà riconosciuta una responsabilità, vi sarà la conseguente scelta politica. Come per qualsiasi cittadino che se commette un errore è chiamato a rispondere della sua azione, lo stesso valga per chi sarà riconosciuto responsabile del crollo e della gestione inefficiente del Ponte Morandi. Un ponte che faceva paura a tutti, a Genova. Ho fiducia nella magistratura”.

Dopo il crollo dell’agosto di due anni fa, anche le comunità protestanti diedero il loro contributo. La Chiesa luterana del capoluogo ligure finanziò l’acquisto di una vettura attrezzata per il trasporto di malati e disabili mettendola a disposizione della Croce Rossa di Genova per garantire agli abitanti dei quartieri a ridosso del ponte Morandi di raggiungere senza troppi inconvenienti gli ospedali della città e gli ambulatori per effettuare visite e cure.

E gli abitanti di Genova, in particolare quelli che fanno parte del Comitato ricordo vittime ponte Morandi, oggi hanno scelto di non essere presenti alla cerimonia ufficiale. Ma incontreranno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in forma privata.“Non c’è nulla da celebrare”: questo hanno scritto inoltre 75 vigili del fuoco liguri, due giorni fa, in una lettera al Comitato parenti delle vittime del ponte Morandi. “Esprimiamo la nostra solidarietà e condividiamo la vostra scelta di non partecipare alla cerimonia di inaugurazione del nuovo ponte”, hanno scritto in questa missiva, “Ciò che si apprestano a celebrare – in pieno spirito di unità nazionale – non è solo la ricostruzione di un ponte indegnamente crollato ma è il cosiddetto “modello Genova” che vogliono estendere a tutta Italia con la scusa della crisi economica, cioè la costruzione di grandi opere infrastrutturali con ancora meno controlli, causa stessa dei disastri”.

“Chi cederà quote della società non abbia un vantaggio economico enorme” ha dichiarato poi questa mattina Egle Possetti, presidente del Comitato – . È una giornata difficile per tutti noi. Poteva essere fatto tutto prima che i nostri cari perdessero la vita. Per noi è molto angosciante questa giornata”.

L’inizio ufficiale della cerimonia, alla quale prenderà parte anche il premier Giuseppe Conte, sarà segnato dall’inno nazionale e da 3 minuti di silenzio durante i quali verranno letti i nomi delle vittime. La cerimonia sarà poi conclusa dal passaggio delle Frecce Tricolori.

Ma quale lezione si può apprendere, quale potrebbe essere – al di là della cronaca – una “morale” di questa triste vicenda? A livello più simbolico, quando cade un ponte, un collegamento viene spezzato. Oltre al dolore per i morti, ai feriti, agli sfollati, Genova è stata “interrotta”, come dire. E il ponte è un’idea centrale del cristianesimo. Come disse proprio in quei giorni tragici nella rubrica radiofonica Culto evangelico su Rai Radio 1, il pastore Luca Baratto “ogni cristiano e anche ogni cittadino deve essere un pontefice, cioè un costruttore e un custode di ponti, permettere alle persone di muoversi e incontrarsi in pace. A tutti i genovesi auguro di essere costruttori di ponti”.

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Gottfried Locher si dimette dalla Comunione di chiese protestanti in Europa

Roma (NEV), 29 giugno 2020 – Il pastore Gottfier Locher non è più il presidente esecutivo della Comunione di chiese protestanti in Europa (CCPE). Come riporta un comunicato stampa dell’organismo protestante europeo, Locher ha presentato le dimissioni durante una sessione del Consiglio della CCPE, tenutasi in videoconferenza lo scorso 26 giugno. Il pastore John Bradbury (Chiesa riformata unita, Londra) è stato incaricato della gestione esecutiva ad interim.

Le dimissioni dal CCPE seguono quelle rassegnate da Locher nel 2020 dalla presidenza della Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera. “Sento di dover ora rinunciare anche alla mia carica nella CCPE”, ha scritto Locher nelle motivazioni indirizzate al Consiglio della CCPE, aggiungendo che “il Consiglio dovrebbe essere composto dal maggior numero possibile di titolari di cariche”.

Locher è stato eletto nel Presidio della CCPE, composto da tre membri, durante l’Assemblea generale del 2012 a Firenze, ed è stato eletto Presidente esecutivo dopo la morte del vescovo Friedrich Weber nel 2015. Locher ha ricordato l’Assemblea generale della CCPE tenutasi a Basilea nel 2018 come il momento più significativo del suo mandato.

L’elezione del nuovo Presidente esecutivo avrà luogo durante la prossima sessione del Consiglio, prevista per il gennaio 2021 a Strasburgo.

“Il Presidio, il Consiglio e gli uffici centrali della CCPE lavorano in uno stretto rapporto di fiducia – ha dichiarato Bradbury -. La recente ammissione della Chiesa evangelica luterana d’Islanda e le intense discussioni delle chiese membro sugli effetti della crisi del corona virus dimostrano il vigore della nostra Comunione”.

Alla riunione dello scorso 26 giugno ha partecipato anche il pastore valdese Pawel Gajewski, membro del Consiglio della CCPE.

Il 29-30 giugno Paola Schellenbaum ha partecipato come membro del gruppo di studio "gender and sexuality" che sta predisponendo una nuova guida per le chiese protestanti membro della CCPE sui temi del genere, sessualità, coppie, famiglie e comunità.

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Giornata mondiale rifugiato, FCEI lancia kneel-in per il 20 giugno
“Ci inginocchieremo, come Martin Luther King 55 anni fa, per dire che le vite dei neri contano, le vite dei migranti contano, le vite di tutti contano”

Roma (NEV), 15 giugno 2020 – I protestanti italiani in ginocchio per ricordare la Giornata mondiale del rifugiato, il prossimo sabato 20 giugno. È l’iniziativa lanciata dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia, attraverso il suo programma migranti e rifugiati, Mediterranean Hope, in occasione della giornata istituita dalle Nazioni Unite nel 2000.

Secondo l’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati (ACNUR), i migranti forzati nel mondo sono oltre 70 milioni; di questi quasi 26 milioni sono “rifugiati” in senso proprio, mentre 3,5 milioni sono “richiedenti asilo”. In Italia, oggi sono circa 131mila. In Svezia, dove la popolazione è circa un sesto di quella italiana (10 milioni), i rifugiati sono 186mila, il 50% in più che nel nostro paese. In Germania, con 82 milioni di abitanti, i rifugiati sono 478mila, quasi 4 volte quelli presenti in Italia.

“Come Federazione delle chiese evangeliche sentiamo di dover dire la verità su questi numeri – dichiara Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia -. La loro manipolazione, infatti, non è indolore: produce sospetto, paura, emarginazione ed infine vero e proprio razzismo, in Italia come altrove.

Non possiamo restare in silenzio e per questo sabato 20 giugno, a mezzogiorno, nelle varie sedi dove la FCEI opera nel quadro del programma Mediterranean Hope (Lampedusa, Scicli, Libano, Rosarno, Roma) organizzeremo dei “kneel in” (ci inginocchieremo), esattamente come 55 anni fa fece il pastore battista Martin Luther King a Selma, inaugurando una forma di protesta che si sarebbe diffusa in tutto il Civil rights movement. Ci inginocchieremo per dire che le vite dei neri contano, che le vite dei migranti contano, che le vite di tutte e tutti contano.

Con questo gesto vogliamo affermare che i neri, gli immigrati, ogni essere umano è una persona che deve essere protetta, tanto più quando è perseguitata, discriminata o giudicata.

Invitiamo per tanto tutte le persone che vorranno, membri delle chiese protestanti e non, ad aderire a questo piccolo, simbolico, gesto che faremo sabato.

Come cristiani nel prossimo che bussa alla nostra porta riconosciamo il volto di Gesù, anche lui profugo e perseguitato.

Le ragioni del diritto e quelle della nostra fede, insomma, ci chiamano ad aprire le nostre porte e i nostri cuori a chi oggi cerca protezione e giustizia. Lo abbiamo fatto con i “corridoi umanitari”, che contiamo di riprendere quanto prima, e con tante azioni diaconali di accoglienza e integrazione. Non sono un nostro merito – conclude il pastore Luca Maria Negro – ma la conseguenza di una vocazione”.

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Covid19, firmati a Palazzo Chigi protocolli con le varie confessioni religiose

Luca Maria Negro, presidente FCEI: "Un metodo di riconoscimento e dialogo che valorizza le specificità confessionali nel quadro di un comune impegno alla responsabilità. Una buona pratica da replicare"


Roma (NEV), 15 maggio 2020 – Decisamente inedito l’incontro che si è svolto oggi a Palazzo Chigi dove, nel rigoroso rispetto delle norme sul distanziamento sociale, i rappresentanti delle grandi aree confessionali presenti in Italia hanno firmato i Protocolli di comportamento finalizzati alla progressiva ripresa delle attività di culto nel rispetto delle norme in materia di contrasto alla diffusione del virus Covid 19. Rappresentanti delle comunità evangeliche e di quella ebraica, di quelle islamiche e sikh, induiste e buddhiste, testimoni di Geova, Baha’i e mormoni si sono incontrati a Palazzo Chigi dove, insieme al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese hanno firmato i rispettivi Protocolli, ciascuno dei quali adattato alle peculiarità delle varie tradizioni religiose in materia di svolgimento dei reti.

Il primo firmatario di parte evangelica è stato il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) che ha firmato anche in rappresentanza dell’Unione delle chiese valdesi e metodiste, dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, della Chiesa evangelica luterana in Italia. Pur membro della FCEI ha firmato a parte l’Esercito della Salvezza. Altri firmatari di parte evangelica sono stati i rappresentanti delle Assemblee di Dio in Italia, dell’Unione delle chiese avventiste, della Chiesa apostolica, della Consulta evangelica e dell’Alleanza evangelica. Presente anche l’arcivescovo Ian Ernest, direttore del Centro anglicano di Roma.

“L’incontro ha reso plasticamente visibile il pluralismo religioso dell’Italia di oggi – ha commentato il presidente Negro  – e mostrato i frutti della collaborazione tra lo Stato e le varie confessioni religiose su materie anche delicate come quella delle misure antipandemiche da adottare nell’esercizio delle attività di culto. Mi fa piacere sottolineare, inoltre,  che la FCEI ha firmato, lanciando così un importante segnale di unità nelle relazioni con le istituzioni italiane”.

A tessere i rapporti con le varie confessioni è stato il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione all’interno del quale opera la Direzione centrale per gli affari dei culti che, per l’occasione, si è avvalso di consulenti esterni.

“Un ringraziamento va al Ministero dell’Interno e a chi con competenza e impegno ha curato questi rapporti  – prosegue Negro – impegnandosi in un dialogo serio con i rappresentanti delle varie confessioni, accogliendo osservazioni e proposte che queste hanno avanzato. Come evangelici abbiamo apprezzato, in particolare, l’uniformità dei criteri adottati per le diverse confessioni e l’attenzione al servizio dei ministri di culto che operano in diaspore ampie ai quali, eccezionalmente, viene riconosciuta la possibilità di spostamenti anche interregionali. Si è così adottato – ha concluso – un metodo di riconoscimento e dialogo che valorizza le specificità confessionali nel quadro di un comune impegno alla responsabilità. E’ stata realizzata una buona pratica che ci auguriamo possa essere adottata anche in altre occasioni”.   

Fase 2, evangelici: “Tutelare libertà di culto anche per protestanti e credenti di tutte le confessioni”, lettera alla ministra dell'Interno

Roma (NEV CS/12), 27 aprile 2020 – L’Ufficio di presidenza della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS*), composto dal presidente, pastore Luca Maria Negro e dai vicepresidenti, pastori Carmine Napolitano e Davide Romano, ha indirizzato negli scorsi giorni una lettera alla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese sull’esercizio del diritto alla libertà di culto, con particolare riferimento alle esigenze delle chiese evangeliche e più in generale delle minoranze religiose, “esigenze che sembrano totalmente assenti dal dibattito di questi giorni – dichiara il pastore Negro – .

Vogliamo rispettare e garantire pienamente tutte le norme di sicurezza, distanziamento sociale e di contrasto alla pandemia. Nello stesso tempo abbiamo voluto porre alcune questioni rispetto alla libertà di culto sancita dalla Costituzione.

In particolare, per quanto riguarda le chiese evangeliche, si pongono problemi concreti per i quali chiediamo una soluzione: la possibilità di spostarsi per i ministri di culto cui sono affidate più comunità pastorali sul territorio italiano; la necessità di consentire quanto prima la ripresa dei culti pubblici, sia pure in modo contingentato; di conseguenza la possibilità per i fedeli di raggiungere i luoghi di culto, talvolta distanti dalle abitazioni, con relativa autocertificazione.

Chiediamo che venga stipulato un protocollo ad hoc, quando le circostanze lo permetteranno, proprio perchè non vogliamo che la nostra attività rappresenti in alcun modo un rischio per la salute pubblica.

Abbiamo voluto ribadire che dal nostro punto di vista la Chiesa non è un luogo fisico ma una comunità di credenti che vive nella comunione in Cristo, anche quando i templi sono chiusi; nello stesso tempo ci auguriamo che quanto prima sia possibile tornare a vivere anche la comunione fraterna nell’incontro fisico con i fratelli e le sorelle.

Auspichiamo pertanto, – conclude il pastore Luca Negro – anche alla luce di quanto dichiarato ieri sera dal premier Conte, che il libero esercizio del culto pubblico, sancito dall’articolo 19 della Carta costituzionale, venga pienamente garantito a tutti i credenti, nel rispetto delle specificità di ogni confessione religiosa, con discernimento, prudenza e adottando i necessari dispositivi”.

*La Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS), promossa dalla FCEI (Federazione delle chiese evangeliche in Italia) e da essa indipendente, raccoglie la grande maggioranza delle chiese e associazioni evangeliche italiane. Promuove la tutela della libertà religiosa in Italia e cura i rapporti delle chiese aderenti con le istituzioni pubbliche. La Commissione è presieduta dal presidente della FCEI, attualmente il pastore battista Luca Maria Negro; integrano l’ufficio di presidenza due vicepresidenti, il pastore Carmine Napolitano, presidente della Federazione delle chiese pentecostali, e il pastore Davide Romano, direttore del Dipartimento affari pubblici e libertà religiosa dell’Unione delle Chiese avventiste. 

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Il documento della Commissione bioetica delle chiese battiste, metodiste e valdesi sull'emergenza pandemica

La Commissione bioetica delle chiese battiste, metodiste e valdesi ha prodotto un documento relativo all'emergenza epidemica ancora in corso e alle ricadute, principalmente di carattere sanitario, da essa determinate. Il documento intitolato "Emergenza Covid-19 e criteri di accesso alle terapie. Una riflessione protestante" affronta, in maniera particolare, il tema della difficoltà di accesso alle terapie intensive, in una situazione di emergenza pandemica. Considerando il dibattito suscitato dal documento della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva propone una serie di considerazioni sui criteri fondamentali che entrano in gioco in una situazione di risorse sanitarie limitate.

Il documento rappresenta uno strumento di informazione e riflessione per le chiese su un tema attuale ed eticamente rilevante. Vai alla sezione documenti per scaricarlo.

In esso si mette in luce come le questioni più urgenti sollevate dall'attuale emergenza pandemica riguardino i criteri di accesso alle terapie intensive in situazione di eccezionale scarsità di risorse, i costi e i benefici delle misure di lockdown ma anche il modo in cui oggi, in Italia e nel mondo, si muore. Ovviamente, esistono molti altri problemi più a lungo termine su cui è urgente sviluppare una riflessione approfondita; tra questi non si devono dimenticare i criteri di giustizia distributiva delle misure di ripartenza e la questione del bilanciamento tra valori rilevanti e costituzionalmente garantiti come la difesa della vita e quella della privacy.

Nel testo è sviluppata una riflessione che risponde ad alcune esigenze di fondo. In primo luogo, prendere sul serio le difficoltà dell'attuale situazione, senza far finta che il problema dei criteri di accesso alle terapie intensive non sia esistito in alcune regioni d'Italia particolarmente colpite dalla pandemia. In secondo luogo, ricordare l'inaccettabilità dell'esclusione aprioristica di determinate categorie di persone dalla possibilità di essere curate. Se scelta deve esserci, questa deve andare nella direzione di privilegiare coloro che hanno maggiore speranza di guarigione; in tal senso, l'età è solo uno dei parametri che entrano all'interno di un giudizio clinico complessivo che decide dell'opportunità o meno di ricevere determinati trattamenti sanitari. Con tutta evidenza, l'eventuale esclusione dalle terapie intensive non deve comportare l'abbandono terapeutico del paziente che ha diritto, comunque e sempre, a essere assistito tramite un programma efficiente di cure palliative.  

In una situazione di confusione generalizzata, sia a livello politico sia a livello intellettuale, le chiese hanno il compito di riflettere in modo pacato e approfondito sul significato dell'attuale sospensione dell'ordine della vita sociale e individuale a cui l'Occidente è poco abituato. Riportare la speranza e la fiducia nel futuro significa innanzitutto fare i conti in modo onesto ed equilibrato con gli squilibri e le disuguaglianze che affliggono il presente e non abdicare al ruolo di sentinelle, anche rispetto ai problemi che si manifestano e alle soluzioni suggerite in una situazione di emergenza.

www.chiesavaldese.org

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Covid-19. L’OMS pubblica una guida per le chiese

Una guida diretta alle chiese per promuovere informazioni utili, prevenire e ridurre la paura e la stigmatizzazione, offrire rassicurazioni alle persone nelle loro comunità e promuovere pratiche di risparmio sanitario

Roma (NEV), 20 aprile 2020 – “I leader religiosi, le organizzazioni religiose e le comunità religiose possono svolgere un ruolo importante nel salvare vite umane e nel ridurre le malattie legate alla COVID-19. (…) Possono condividere informazioni sanitarie per proteggere i propri membri e le comunità (…) Possono fornire sostegno pastorale e spirituale durante le emergenze sanitarie pubbliche e altre sfide sanitarie e possono sostenere i bisogni delle popolazioni vulnerabili”.

Inizia così la guida “Considerazioni pratiche e raccomandazioni per i leader religiosi e le comunità religiose nel contesto di COVID-19” pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), indirizzata alle chiese e diramata con la convinzione che le istituzioni di ispirazione religiosa possano promuovere informazioni utili, prevenire e ridurre la paura e la stigmatizzazione, offrire rassicurazioni alle persone nelle loro comunità e promuovere pratiche di risparmio sanitario.

L’OMS sottolinea anche che i leader religiosi sono spesso in grado di raggiungere i più vulnerabili con assistenza e informazioni sanitarie e identificare i più bisognosi.

Il documento si basa sulle linee guida e sulle raccomandazioni sviluppate dall’OMS in risposta alla pandemia COVID-19 con particolare attenzione alla condivisione di informazioni e invita a:

evitare di riunirsi in grandi gruppi e di condurre rituali e attività legate alla fede in remoto/virtuale;

garantire che qualsiasi decisione di convocare riunioni di gruppo per il culto o per incontri sociali sia basata su una solida valutazione del rischio e in linea con le linee guida delle autorità nazionali e locali;

rafforzare la salute mentale e spirituale, il benessere e la resilienza, attraverso il contatto individuale (osservando al tempo stesso un adeguato distanziamento fisico) e attraverso i mezzi di comunicazione sociali e altri mezzi di comunicazione;

affrontare lo stigma, la violenza e l’incitamento all’odio;

promuovere la collaborazione ecumenica e interreligiosa e la coesistenza pacifica durante la pandemia COVID-19;

assicurarsi che siano condivise con le comunità informazioni accurate.

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Una dichiarazione ecumenica «per la vita»
di Redazione Riforma.it - 27 marzo 2020

È stata diramata ieri 26 marzo una dichiarazione promossa dal Consiglio ecumenico delle chiese e firmata dalle organizzazioni ecumeniche di tutto il mondo per proteggere la vita. È stata firmata ieri la storica dichiarazione pastorale promossa dal Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), alla quale hanno aderito le organizzazioni ecumeniche mondiali, nella quale si affermano l’urgenza e la necessità «di restare uniti per proteggere la vita nel tempo della pandemia Covid-19». 

Per la prima volta il messaggio, unanimemente condiviso, sollecita sia l’intensificazione di preghiere, sia di azioni concrete a difesa della vita.

«Chiediamo alle persone di tutto il mondo – si legge nel testo – di dare la massima priorità a questa situazione e di aiutare, in tutti i modi possibili, gli sforzi collettivi per proteggere e difendere la vita», così esordisce la dichiarazione.

Per amore di Dio «è importante e urgente poter adeguare le nostre modalità di comunione e di fratellanza alle imposizioni dettate dalla pandemia al fine di evitare il rischio di diventare noi stessi, e le nostre comunità di fede, fonti di trasmissione virale piuttosto che mezzi di grazia», hanno affermato i leader ecumenici mondiali.

Ricordando che, «la fede nel Dio della vita obbliga a proteggere la vita» e a «dimostrare l’amore incondizionato a Dio, e ricevuto da Dio, in modi sicuri, pratici per alleviare le sofferenze; assicurandosi che le stesse chiese e i luoghi di culto e di ritrovo spirituali non diventino luoghi di trasmissione del virus».

I leader delle organizzazioni ecumeniche mondiali e regionali hanno poi ricordato che «il dover mantenere una distanza fisica tra le persone non è un isolamento spirituale» e hanno esortato «le chiese di tutto il mondo a mettersi al servizio del prossimo con formule nuove e proseguire l’assistenza e la cura» senza tentennamenti «ai più poveri, ai malati, agli emarginati, agli anziani e specialmente aiutando coloro che sono maggiormente a rischio» come gli immunodepressi «a causa di Covid-19».

I segretari generali delle varie aree di rappresentanza del Cec, hanno poi ricordato che «le persone in molte nazioni del mondo sono costrette a vivere dentro le loro case senza poter uscire, o quasi», ma che questo «non vuol dire non poter condividere una profonda solidarietà spirituale, reciproca, possibile in virtù del nostro battesimo nell’unico Corpo di Cristo».

La dichiarazione, infine, suggerisce di pregare nelle proprie case e di ringraziare Dio per la forza che dona, come la possibilità di guarigione e il coraggio che riesce a infondere: «Possiamo mostrare il nostro amore per Dio e per il prossimo – si legge ancora – anche senza poterci riunire di persona per celebrare il culto. Molte congregazioni possono condividere le loro riunioni online. Membri e pastori possono rimanere in contatto tra loro e fornire assistenza pastorale attraverso il telefono».

La nuova pandemia di coronavirus ha raggiunto tutte le regioni del pianeta: «Oggi imperversano sentimenti di paura e di panico, di dolore e di sofferenza; serpeggiano dubbi e si diffondono disinformazioni sia sul virus sia sulla risposta all’emergenza che siamo chiamati a vivere come cristiani. Tuttavia, in mezzo alle tante storie di sofferenza di questa tragedia, ci sono anche tante storie di gentilezza, di amore, di solidarietà, di pace e di condivisione della speranza».

I segretari generali hanno infine esortato tutti a sostenere le persone più vulnerabili del mondo.

«Nel mezzo di questa grave crisi – hanno detto i leader religiosi–, è necessario intensificare le preghiere per coloro che stanno gestendo politicamente, economicamente, socialmente e al livello sanitario questa difficile situazione; esortiamoli, dunque, a dare la priorità massima alle persone che vivono in povertà, agli emarginati, ai rifugiati, ai malati che vivono in mezzo a noi».

Le firme: 

Rev. Dr Olav Fykse Tveit, General Secretary, World Council of Churches
Dr Souraya Bechealany, General Secretary, Middle East Council of Churches
Rev. James Bhagwan, General Secretary, Pacific Conference of Churches
Dr Mathews George Chunakara, General Secretary, Christian Conference of Asia
Gerard Granado - General Secretary, Caribbean Conference of Churches
Rev. Dr Fidon Mwombeki, General Secretary, All Africa Conference of Churches
Pastor Peter Noteboom, General Secretary, Canadian Council of Churches
Dr. Jørgen Skov Sørensen, General Secretary, Conference of European Churches
Jim Winkler, General Secretary, National Council of the Churches of Christ in the USA

 

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