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Qui trovate una serie di meditazioni che hanno animato i culti con i bambini e le bambine della Scuola domenicale, i culti dei ragazzi e delle ragazze del Pre-catechismo e del Catechismo e le gite comunitarie insieme ai più givani. Buona lettura!

L’Amico dei fanciulli va… a scuola!

di Daniela Maria Fantolino - 27 marzo 2017

Il giornalino protestante è stato presentato in due quarte del Pinerolese.

Lo scorso martedì 21 marzo, nel pomeriggio, i 41 bambini delle due classi Quarte della Scuola Primaria «Vincenzo Lauro» di Abbadia Alpina, alle porte di Pinerolo (Torino) erano particolarmente effervescenti: aspettavano una sorpresa.

Lentamente sono usciti dalle classi per radunarsi nel salone della scuola, lì hanno incontrato Sara Tourn, direttrice de L’Amico dei fanciulli, il giornalino per bambini delle chiese battiste, metodiste e valdesi.

Durante le due ore successive, attraverso immagini proiettate, una linea del tempo che ne ripercorreva la storia dalla nascita nel 1870 a oggi, e l’osservazione di alcune copie del periodico, risalenti a diverse epoche (la fine dell’Ottocento, gli anni Quaranta, Settanta, Novanta e oggi) i bambini hanno potuto conoscere da vicino la più antica pubblicazione periodica a loro dedicata esistente ancor oggi in Italia.

Il viaggio alla scoperta dell’Amico si è sviluppato nei luoghi di redazione, da Firenze a Roma, a Torino dove si trova oggi; nella rete europea di ideazione e supporto alla rivista e nei circuiti che l’hanno incontrata (gli abbonati, le Scuole Domenicali, i catechismi cattolici e le scuole elementari valdesi, cattoliche e pubbliche dove, in molti casi, costituiva una sorta di “sussidiario”).

Il clima era sereno, attento e moltissime sono state le domande formulate dai bambini, che hanno partecipato oltre ogni aspettativa.

Non capita tutti i giorni di avere una giornalista come insegnante, e questo è stato davvero gradito dai bambini.

Una piccola idea, nata durante una corrispondenza per rinnovare l’abbonamento all’Amico, è diventata una bella e ricca opportunità, che, chissà, potrebbe anche ripetersi in futuro!

CULTO CON I RAGAZZI E LE RAGAZZE DEL CATECHISMO - 11 DICEMBRE 2016

Isaia 35:1-10

1 Il deserto e la terra arida si rallegreranno,
la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa;
2 si coprirà di fiori,
festeggerà con gioia e canti d'esultanza;
le sarà data la gloria del Libano,
la magnificenza del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del SIGNORE,
la magnificenza del nostro Dio.
3 Fortificate le mani infiacchite,
rafforzate le ginocchia vacillanti!
4 Dite a quelli che hanno il cuore smarrito:
«Siate forti, non temete!
Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta,
la retribuzione di Dio;
verrà egli stesso a salvarvi».
5 Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e saranno sturati gli orecchi dei sordi;
6 allora lo zoppo salterà come un cervo
e la lingua del muto canterà di gioia;
perché delle acque sgorgheranno nel deserto
e dei torrenti nei luoghi solitari;
7 il terreno riarso diventerà un lago,
e il suolo assetato si muterà in sorgenti d'acqua;
nel luogo dove dimorano gli sciacalli
vi sarà erba, canne e giunchi.
8 Là sarà una strada maestra, una via
che sarà chiamata la Via Santa;
(nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto;
quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi.
9 In quella via non ci saranno leoni;
nessuna bestia feroce vi metterà piede
o vi apparirà;
ma vi cammineranno i redenti.
10 I riscattati dal SIGNORE torneranno,
verranno a Sion con canti di gioia;
una gioia eterna coronerà il loro capo;
otterranno gioia e letizia;
il dolore e il gemito scompariranno.

Matteo 11:1-6

1 Quando ebbe finito di dare le sue istruzioni ai suoi dodici discepoli, Gesù se ne andò di là per insegnare e predicare nelle loro città.
2 Giovanni, avendo nella prigione udito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: 3 «Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?» 4 Gesù rispose loro: «Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: 5 i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti risuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri. 6 Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!»

Romani 8: 23-25

23 non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l'adozione, la redenzione del nostro corpo. 24 Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora? 25 Ma se speriamo ciò che non vediamo, l'aspettiamo con pazienza.

Sunto della predicazione del pastore Gianni Genre, nel tempio valdese di Pinerolo

Sul foglietto domenicale, cara sorella e caro fratello, trovi la foto di clown. Anas Al Basha, si chiamava, era il clown di Aleppo: cercava di strappare un sorriso ai bambini traumatizzati dalle bombe e dai raid. Aveva 24 anni, si era sposato da pochi mesi. L’estate scorsa i genitori di Anas avevano deciso di fuggire nelle campagne, mentre la giovane moglie sembra essere viva, ma intrappolata ad Aleppo est. Vedova, dopo due mesi di matrimonio. Non hanno voluto fuggire, a prezzo della vita, per non privare i bambini di Aleppo di un brandello di speranza.  Anas faceva il pagliaccio in un mondo di assassini, incarnava la verità e la speranza.

La speranza può essere folle, infatti, anzi di solito lo è. È contraria al buon senso, alla razionalità, va controcorrente rispetto al sentire comune. La speranza più grande diventa speranza contro speranza, in molti casi, quella che abitava il cuore del clown dei bambini di Aleppo. 

Ma ha davvero perso, Anas? Ha perso la vita, d’accordo, ma aveva torto nel volere rimanere al solo fine di strappare ancora un sorriso dal cuore devastato di quei bambini? Io credo avesse ragione e credo che abbia vinto. La speranza che incarnava rimarrà, più forte delle bombe e della loro follia.  

La speranza ci precede e ci avvolge. C’è speranza dentro di te, ma anche tu sei dentro una speranza più grande di te stesso o di te stessa. Tutto ciò che esiste, esiste per una speranza e come speranza. In tedesco, l’espressione per dire che una donna è incinta è bellissima: “In der Hoffnung sein” (essere nella speranza…). 

Ecco, ognuno di noi, è una speranza… La speranza, come abbiamo detto con i catecumeni, non viene da noi, è un dono, è una delle tre cose che rimangono, che durano, mentre tutto il resto passa… 

Isaia è ottimista, sembra troppo ottimista. 

Sì, perché la speranza si oppone alla gestione delle paure. Oggi troppi vogliono gestire (e in parte ci riescono) le tue e le mie paure. Le alimentano, le nutrono, le dilatano senza fine. Vogliono che tu abbia paura dell’altro, che tu abbia paura della malattia, che tu abbia paura della natura, che tu abbia paura anche di te stesso. 

Ebbene, noi abbiamo ricevuto una ragione per la nostra speranza, siamo stati autorizzati alla speranza, da una Parola di Dio che è diventata un essere umano come te e come me. Una parola che è promessa.

È una promessa di riconciliazione e di felicità. Hai diritto alla felicità, come hanno affermato anche la rivoluzione francese e quella americana, come ha affermato Gesù nelle Beatitudini. Beatitudini che sono una dichiarazione di felicità. 

Certo, tu sai e io so che i problemi umani sono insolubili. Ma non puoi abbandonare lo sforzo di volerli risolvere. Perché c’è una promessa, la promessa di un mondo nuovo che non posso e non puoi anticipare ma verso il quale sei e sono in cammino. Anzi, quel mondo è in cammino verso di te. È ciò che sempre ha reso e sempre renderà la speranza possibile.  (gg)

  

La fede che più amo, dice Dio, è la speranza. La fede, no, non mi sorprende. La fede non è sorprendente. (…)

La carità, dice Dio, non mi sorprende. La carità, no, non è sorprendente.(…)

Ma la speranza, dice Dio, la speranza, sì, che mi sorprende.

Questo sì che è sorprendente.

Che questi poveri figli vedano come vanno le cose e credano che domani andrà meglio. Che vedano come vanno le cose oggi e credano che andrà meglio domattina.

Questo sì che è sorprendente ed è certo la più grande meraviglia della nostra grazia. Ed io stesso ne son sorpreso.

E dev'esser perché la mia grazia possiede davvero una forza incredibile.

 

Ciò che mi sorprende, dice Dio, è la speranza. E non so darmene ragione. Questa piccola speranza che sembra una cosina da nulla.

Questa speranza bambina. Immortale.

 

Ma è proprio questa bambina che attraverserà i mondi. Questa bambina insignificante. Lei sola, portando gli altri, che attraverserà i mondi passati. (...)

 

La speranza non va da sé. Per sperare, bambina mia, bisogna esser molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia.

È la fede che è facile ed è non credere che sarebbe impossibile. È la carità che è facile ed è non amare che sarebbe impossibile. Ma è sperare che è difficile
(...)

E quel che è facile e istintivo è disperare ed è la grande tentazione.

La piccola speranza avanza fra le due sorelle maggiori e su di lei nessuno volge lo sguardo.

Sulla via della salvezza, sulla via accidentata della salvezza, sulla strada interminabile, sulla strada fra le sue due sorelle la piccola speranza. Avanza. Fra le due sorelle maggiori.

 

È lei, questa piccola, che spinge avanti ogni cosa. Perché la Fede non vede se non ciò che è. E lei, lei vede ciò che sarà.

La Carità non ama se non ciò che è. E lei, lei ama ciò che sarà.

 

La Speranza vede quel che non è ancora e che sarà.

Come una bambina che non abbia la forza di camminare.

E venga trascinata su questa strada contro la sua volontà.

Mentre è lei a far camminar le altre due.

E a trascinarle, e a far camminare tutti quanti, e a trascinarli.

Perché si lavora sempre solo per i bambini.

E le due grandi camminano solo per la piccola.

Charles Péguy (da Il portico del mistero della seconda virtù)

 

Il Credo della speranza

Credo in Dio, il Dio delle confessioni di fede e di tutte le loro verità. Ma soprattutto credo in un Dio che risuscita dalla lettera morta, per diventare parte della mia vita. 

Credo in un Dio che accompagna da  vicino ogni passo del mio cammino su questa terra: dietro di me, spesso vede i miei errori e ne soffre; ogni tanto accanto a me, mi parla e mi ammaestra; altre volta davanti a me, mi guida e scandisce per me il ritmo del mio procedere. 

Credo in un Dio in carne e ossa, Gesù Cristo, un Dio che è vissuto nella mia pelle e che ha usato le mie scarpe. Un Dio che ha percorso la mia strada e che conosce le luci e le ombre. Un Dio che ha mangiato e che ha patito la fame, che ha conosciuto una casa e che ha sofferto la solitudine, che è stato acclamato e che è stato condannato, abbracciato e picchiato, amato e tradito. Un Dio che andava alla festa e anche ai funerali. 

Un Dio che ha riso e che ha pianto. 

Credo in un Dio che oggi segue con attenzione quanto succede nel mondo, che vede l’odio che respinge e che divide, che marginalizza, che ferisce e che uccide: che vede le pallottole trafiggere la carne, e il sangue innocente inondare la terra; che vede la mano infilarsi nelle tasche o nelle borse, per rubare ciò di cui l’altro ha bisogno per vivere; che vede il giudice decidere a favore del più influente, coprendo di ipocrisia la verità e la giustizia; che vede le acque avvelenate e la moria dei pesci, l’inquinamento che distrugge la terra e buca il cielo; che vede ipotecarsi l’avvenire e crescere il debito degli uomini. 

Credo in un Dio che vede tutto questo ... e ne piange. 

Ma credo anche in un Dio che vede una madre partorire, ed è una nuova vita che nasce dal dolore; che vede due fanciulli giocare, ed è un seme di solidarietà che germoglia; che vede il fiore crescere sulle rovine, ed è l’inizio di qualche cosa di nuovo; che vede, in maggio, tre pazze chiedere giustizia, e questa illusione non morirà; che vede il sole alzarsi ogni mattina, ed è un tempo aperto al possibile. 

Credo in un Dio che vede tutto questo 

... e sorride, perché malgrado tutto c’è speranza. 

(Confessione di fede della Chiesa Valdese del Rio de la Plata) 

 

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SETTIMANA DELLA RIFORMA PROTESTANTE

MARTIN LUTERO

Martin Lutero (10 novembre 1483 – 18 febbraio 1546) ha dato inizio in Germania alla Riforma protestante, e ne è diventato il simbolo.

Gli anni della maturazione e dell’insegnamento teologico (fino al 1517)

Nato a Eisleben, nella Turingia (Germania centrale), inizia lo studio del diritto, ma in seguito a una crisi spirituale sceglie, nel 1505, la vita monastica nel convento degli eremiti agostiniani di Erfurt. Nel 1510 si reca a Roma e ne ritorna disgustato dalla corruzione e dal rilassamento dei costumi della corte di papa Giulio II (1503-1513). In un clima spirituale caratterizzato in quegli anni dal culto della morte e da una religiosità concentrata sull’efficacia delle opere religiose e morali per la salvezza, fra Martino constata l’inefficacia del sistema penitenziale tradizionale. Così, quando nel 1517 in Germania fu bandita una grande campagna per le indulgenze, affidata al domenicano Tetzel, Lutero scese in campo, preoccupato per le conseguenze pastorali di questa pratica che oscurava il concetto di grazia, suggerendo l’idea di una salvezza a buon mercato. Lutero redasse quindi le sue 95 tesi che il 31 ottobre del 1517 affisse al portale della chiesa del castello di Wittenberg dando inizio alla Riforma.

I capisaldi della Riforma protestante

Lutero introdusse la teologia della giustificazione per fede secondo cui la salvezza è donata in Cristo soltanto (Solus Christus) attraverso la sola grazia di Dio (Sola Gratia) a cui l’essere umano risponde con la fede (Sola fide). Si tratta delle tre affermazioni fondamentali della Riforma alla quale se ne aggiunge una quarta: l’autorità della chiesa sta nella Bibbia soltanto (Sola Scriptura).

La controversia antiromana e la traduzione del Nuovo Testamento (1517-1522)

Nell’ottobre 1518 Lutero è citato ad Augusta dal legato pontificio Cajetano per un tentativo, fallito, di conciliazione. La frattura si consuma il 15 giugno 1520, quando il papa firma la bolla di scomunica “Exsurge domine”, che Lutero brucia pubblicamente l’11 dicembre 1520. Ma l’imperatore Carlo V convoca Lutero alla Dieta di Worms (aprile 1521) per giudicarlo e condannarlo. Lutero viene messo fuori legge. Tuttavia, il movimento popolare che lo sostiene e l’appoggio di alcuni prìncipi consigliano la prudenza. Nel viaggio di ritorno, con un rapimento fittizio, egli viene messo in salvo dal suo sovrano e protettore, il principe di Sassonia Federico il Saggio. Per quasi un anno Lutero vive sotto falso nome nel castello della Wartburg, dove traduce il Nuovo Testamento dal testo greco in lingua tedesca corrente: un’opera letteraria che avrebbe avuto un’importanza fondamentale per la diffusione del testo biblico.

Consolidamento della Riforma e frattura con i movimenti riformatori radicali (1522-1546)

La Riforma intanto si propaga spontaneamente, alcuni sovrani territoriali la appoggiano, procedendo a modifiche frettolose del culto e alla rimozione delle immagini. Nel marzo 1522 Lutero, di ritorno a Wittenberg, proporrà una riforma molto più prudente e graduale: si preoccuperà di mediare, spiegare, preparare i giovani, formare i predicatori. Questa parte meno clamorosa della sua vita è quella che ha assicurato alla Riforma luterana quella solidità e durata che le hanno permesso di giungere fino ai nostri giorni. Quest’opera di consolidamento portò, tra l’altro, Lutero a scontrarsi con i movimenti riformatori più radicali. Particolarmente controversa è la durissima posizione che Lutero prese nei confronti della rivolta dei contadini (1524-1525), anch’essa animata da un’ispirazione evangelica. Di fronte alla protesta delle campagne, Lutero incitò i prìncipi alla repressione, rendendo così insanabile la frattura fra le due tendenze riformatrici.

Gli ultimi anni della vita di Lutero furono caratterizzati dalle difficoltà all’interno del campo riformato e dalle sue precarie condizioni di salute. Lutero morì nel 1546 a Eisleben, nel corso di un viaggio. Fu sepolto nella chiesa del castello di Wittenberg. 

(nev-notizie evangeliche, ottobre 2016)

LE NOTIZIE NEV POSSONO ESSERE UTILIZZATE LIBERAMENTE, CITANDO LA FONTE

 

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Domenica 17 aprile il culto è stato preparato con la collaborazione del gruppo del 2° anno di catechismo in occasione della giornata della legalità.

Preghiera

Signore Dio,
nella comunione della Chiesa, noi ti preghiamo per il nostro Paese.
Non permettere che noi dimentichiamo i tuoi benefici.
Che la tua Parola sia sempre per noi una fonte di riconoscenza e all'accoglienza.

Custodisci nella consapevolezza della responsabilità che deriva, per il nostro Paese e per ciascuno e ciascuna di noi dalla libertà di cui godiamo. Rendici fedeli nel compimento del nostro compito nel lavoro e nella società.

Che le nostre autorità e in nostri magistrati trovino in te saggezza, coraggio, onesta e spirito di servizio.
Chi coloro che formano l'opinione pubblica abbiano il rispetto della verità e della legalità, e la preoccupazione per il bene di tutti e tutte.

Che nel suo lavoro ciascuno riceva il salario che gli è dovuto.

Rendici attenti a tutti gli svantaggiati gli emarginati, gli “invisibili”;
apri i nostri cuori e le nostre mani perché li possiamo aiutare.
Ravviva la nostra coscienza, perché prendiamo sempre la difesa di chi è perseguitato e privato dei suoi diritti.

Signore Dio dona a tutti i popoli di trovare il cammino della legalità, dell'equità, della giustizia e della pace.

Nel nome di Gesù, benedetto in eterno. Amen

Scaricate la liturgia con i testi!

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Sabato 30 gennaio 2016 ha avuto luogo un recital per la GIORNATA DELLA MEMORIA con letture ad alta voce, filmati e accompagnamento musicale del gruppo Les accordéons du Villar. Scaricate l'opuscolo con i testi e i link ai filmati!

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Culto di Natale dalla Chiesa valdese di San Secondo, sul sito di Protestantesimo: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-78f97e25-5ca9-4a32-ae96-a06937118b5c.html#p=0

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Il Culto di domenica 22 novembre è stato preparato insieme al terzo anno del Catechismo circuitale (chiese valdesi di Pinerolo, San Germano, Pramollo, San Secondo, Villar Perosa, Prarostino). Durante il culto il pastore Gianni Genre ha rivolto un pensiero ai ragazzi e alle ragazze per riflettere sui recenti tragici avvenimenti che hanno sconvolto l'Europa e il mondo.

L’ultima lettera del figlio di un pastore protestante dalla sacca di Stalingrado (dicembre 1942)

… Porre il problema dell’esistenza di Dio a Stalingrado, significa negarlo. Te lo devo dire, caro padre, e mi rincresce doppiamente. Tu mi hai educato, perché mi mancava la mamma, e mi hai sempre messo Dio davanti agli occhi e all’anima.

E doppiamente mi rincrescono queste mie parole, perché saranno le mie ultime, e non potrò mai più dirne altre capaci di cancellarle e di espiarle.

Tu sei pastore di anime, padre, e nell’ultima lettera si dice solo la verità, oppure ciò che si ritiene vero. Ho cercato Dio in ogni fossa, in ogni casa distrutta, in ogni angolo, in ogni mio camerata, quando stavo in trincea, e nel cielo. Dio non si è mostrato, quando il mio cuore gridava a lui. Le case erano distrutte, i camerati erano tanto eroici o così vigliacchi quanto me, sulla terra c’erano fame ed omicidio e dal cielo cadevano bombe e fuoco. Soltanto Dio non c’era. No, padre, non c’è nessun Dio. Lo scrivo di nuovo, e so che è una cosa terribile e per me irreparabile. E se proprio ci deve essere un Dio, è solo presso di voi, nei libri dei salmi e nelle preghiere, nelle pie parole dei preti e dei pastori, nel suono delle campane e nel profumo dell’incenso. Ma a Stalingrado, no.

(Ultime lettere da Stalingrado, Einaudi)

Dal Diario di Etty Hillesum, una domenica di luglio dello stesso anno (1942), mentre sta infuriando la persecuzione nazista, pochi mesi prima che Etty parta con i suoi familiari sul vagone blindato per Auschwitz.

'Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani – ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte. Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. Forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: (…) tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi. Esistono persone che all’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento – invece di salvare te, mio Dio'

(Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi, pp. 169-170).

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Pubblichiamo la professione di fede dei due adulti che hanno chiesto di essere ammessi come membri di chiesa durante il culto di domenica 31 maggio 2015

Professione di fede di Andrea Tron

Alla veneranda età di 44 anni, rispondo SI alla chiamata del Signore.

Perché e perché adesso? Nonostante mi senta assolutamente inadeguato ed impreparato, sono sempre più convinto che il Signore ci accoglie per quello che siamo.

Ho avuto da sempre un'identità Valdese. 
Mi sono sempre stupito io stesso, fin da piccolo, di come, anche in contesti difficili in cui essere parte del gruppo sarebbe stato più facile, invece mostravo e ribadivo la mia identità Valdese. Pur Non vivendo la comunità in modo attivo, almeno fino a poco tempo fa, l'ho sempre vissuta come MIA. Vedi per esempio l'esperienza in CIOV vissuta sia come obiettore, sia come lavoratore in modo davvero profondo come servizio alla comunità...  ma anche il mio matrimonio, il battesimo dei bimbi (dove un pastore era sempre presente), l'esperienza delle coppie interconfessionali e naturalmente i molti 17 Febbraio. 
Oggi entro a far parte della Comunità Valdese di Pinerolo, comunità che ha accolto me e la mia famiglia in modo sorprendente (semplice, senza proclami) ma Accolto.

Voglio raccontarvi due episodi per tutti:

- uno di pochi giorni fa: “il gioco delle sedie sonore”. Vi assicuro che il fatto che ci fosse una sedia per Samuele, il fatto che gli stessi bimbi abbiano accettato di rivedere le regole ed di “perdere” anche se Samuele era aiutato .. non è affatto scontato ancor di più in maniera cosi naturale … Grazie!

Per anni ho partecipato al culto , anche con mia nonna  e al momento della cena del Signore .. ecco li' mi sentivo diverso. Un pastore,  un 17 Febbraio, è stato molto,  molto chiaro:  " siete TUTTI invitati!", mi sono sentito libero di partecipare come sentivo il bisogno da tanto tempo.... e incontrare il Signore, ma anche sentirmi nella Mia Comunità.

Quel Pastore oggi mi ha accompagnato in questo percorso che oggi ha un nuovo inizio.

Cosa posso fare per questa Comunità? Quanto tempo ho da dedicarci? Posso essere utile? Lo scopriremo insieme, nella reciproca conoscenza ma certamente ci sarò e ci saremo.

 

Professione di fede di Silvia Borgiattino

Una delle prime cose che ho fatto, quando ho comprato casa, è stato scrivere sul muro di fronte alla porta di ingresso  una frase tratta dalla lettera agli Ebrei: “Non dimenticate l'ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo”. E’ la frase della Bibbia che amo di più in assoluto, e averla sotto gli occhi ogni volta che torno a casa mi ricorda il valore dell’accoglienza, l’importanza di aprire le porte agli altri. Girando un po’ per Google ho letto che il verbo accogliere è in uso da prima del 1294.  Mi commuove pensare che qualcuno l’ha creato, questo verbo, quasi mille anni fa, nel tentativo e nel bisogno di descrivere questo andare verso gli altri e mettersi inevitabilmente in gioco, l’offerta, il rendere partecipe l’altro di qualcosa di proprio.

E poi, ogni tanto, ci si ritrova dalla parte del viandante. Non siamo più quelli che attendono l’ospite con il pane e il vino sul tavolo ma quelli che bussano alla porta e chiedono di sedersi a quello stesso tavolo. La vita è capace di cambiarci prospettiva in un momento.

Mi sento dalla parte dei viandanti, questa sera. E chiunque mi aprirà la porta, sappia che il mio bagaglio è pesante. C’è la mia storia di donna, che da Torino e da Piossasco, con qualche tappa in giro per il mondo, mi ha portato fin qui. E come in tutte le storie che si rispettino ci sono stati, e ci sono momenti belli, e giorni bui. C’è tutta la mia imperfezione (che non sono un buon affare l’ho già detto?), ma anche la consapevolezza che non sono da sola, a camminare nel buio cercando una luce. E che c’è un senso profondo nel giri strani che mi hanno portato fino a qui, a questa esatta porta a cui sto bussando. E forse non capisco tutto, non colgo il senso di certe curve a gomito e di certe strade strette che ho dovuto fare per raggiungervi, ma mi basta sapere che un senso esiste, comunque, e che c’eravate voi ad aspettarmi.

Vi accolgo nella mia vita, e se stiamo stretti ci faremo un po’ più in là, e chiedo ospitalità nella vostra. Perché alla fine siamo tutti viandanti, su questo stretto marciapiede della Terra, come lo chiamava Wojtyla. Ed è camminando insieme, credo, che ci arricchiamo, che cresciamo, che ci accogliamo. E questo verbo, accogliere, ne contiene in sé un altro, cogliere. Cogliere opportunità nuove, e tutti i doni inaspettati che ci vengono offerti. Opportunità e doni di cui Dio ci riempie le mani quando siamo più poveri, perché dobbiamo avere le mani vuote per riceverli. Spogliarci finalmente di tutte le nostre certezze, delle nostre finte convinzioni e delle nostre paure, e lasciarci guidare. Anche se non sempre la strada è dritta e agevole e ci sono strade che faremmo volentieri a meno di percorrere.

Grazie a voi tutti e grazie anche ad Andrea, che conosco poco ma con cui sto dividendo questo mio cammino. Per il resto, mi affido e affido tutti voi alle mani di Dio, e francamente non saprei immaginare un posto più sicuro.

 

Per la galleria fotografica di battesimo e ammissione, domenica 31 maggio, Festa comunitaria:

https://www.dropbox.com/sh/7ceoxt20f17le5f/AACA-BhAkIhQzkS3wQMHBUD0a?dl=0

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Pubblichiamo la professione di fede che i catecumeni e le catecumene hanno letto durante il Culto di Pentecoste, domenica 24 maggio 2015, nel giorno del loro battesimo o confermazione

Quasi una professione di fede 

Noi, catecumeni del quarto anno di catechismo, riteniamo il battesimo e la confermazione essere un punto di arrivo e uno di svolta; d'arrivo perché segna la fine di un percorso intrapreso da noi e dai nostri genitori durante l'arco della nostra infanzia e adolescenza; di svolta in quanto segna l'inizio di un nuovo percorso all'interno della comunità e al fianco di Dio. 

In questo lungo percorso durato all'incirca una decina di anni abbiamo senza dubbio appreso molte cose, ma non possiamo affermare di essere riusciti a trovare, a far uscire quella fede solida e forte che avremmo voluto e che forse avremmo dovuto suscitare di più. Come disse secoli fa il saggio Melchisedech: nel mondo tutte le fedi sostengono le proprie verità e le leggi nelle loro eredità, ma solamente una è quella veritiera; nel corso della storia mai si metteranno d'accordo su quale sia quella corretta, un enigma che da millenni incombe sull'umanità intera. 

Non sempre le cose sono andate bene e continuiamo ad avere dubbi e domande, ma abbiamo tempo per cercare le risposte, consolidare la nostra fede e capire come Dio è parte di noi stessi e della nostra vita. In questi anni abbiamo partecipato a diverse attività offerte dalla Chiesa e abbiamo potuto conoscere tante persone e ringraziamo tutte e tutti quelli che ci hanno accompagnato in questo percorso. 

Vorremmo dunque riuscire ad avere a mantenere un ruolo attivo in questa comunità attraverso incarichi e compiti che si possono stabilire insieme. Con questo non vogliamo però fermarci alla solita affermazione scontata e banale alla quale la maggior parte delle volte non si tiene fede, ma vorremmo concretamente darle un seguito anche nell'immediato futuro. 

Per queste e per mille altre ragioni che non sappiamo forse neppure esprimere, chiediamo dunque di essere battezzati o di confermare il battesimo da noi ricevuto da piccoli, nella speranza di proseguire il nostro cammino sui sentieri della fede all'interno di questa comunità e avendo il Dio di Gesù Cristo al nostro fianco.

Emanuele Beltramo, Letizia Doglio, William Genre, Samuele Lazzero, Giulia Miola, Stefano Raimondo, Michela Ribet, Laura Vola

Per la galleria fotografica: 

https://www.dropbox.com/sh/atwz7cemblj1xa5/AACD289VNnHWgyxm39XKPFUua?dl=0

 

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GITA A CASALE MONFERRATO

Domenica 12 aprile un numeroso gruppo di bambini della Scuola domenicale, ragazzi del Pre-catechismo e Catechismo con nonni e genitori  si sono recati a Casale Monferrato per visitare la Sinagoga (www.casalebraica.info).

L’edificio, risalente  al  1595 e radicalmente ristrutturato nell’800, presenta all’interno una ricca decorazione lignea e degli stucchi barocchi. In mattinata abbiamo fatto una passeggiata in città (visitando il Castello, il Duomo, e la Piazza del Cavallo) e poi sostato nei giardini antistanti la stazione dove abbiamo consumato il nostro pic-nic.  

La visita è iniziata dalla Sinagoga per poi continuare nel matroneo e nei locali adiacenti dove è sistemato il museo israelitico con arredi sacri e documenti relativi alla comunità ebraica.

Per tutti i ragazzi del catechismo quest’uscita è risultata essere formativa, divertente ed un modo alternativo per relazionarci con il resto della comunità. Alla prossima!

I catecumeni del quarto anno

 

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CULTO CON LITURGIA A CURA DELLA SCUOLA DOMENICALE

QUARTA DOMENICA D'AVVENTO - 21 DICEMBRE 2014 

La nascita di Gesù: nascita di un sogno di pace nel mondo 

La liturgia nel culto domenicale del 21 dicembre 2014 è stata curata con la collaborazione dei bambini e delle bambine della Scuola Domenicale insieme a monitori e monitrici ed è stata allietata da canti natalizi che potete riascoltare: un saluto gioioso e un ringraziamento ai genitori, ai nonni, agli amici... Buon Natale! 

Matteo 1:18-25

18 La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. 20 Ma mentre aveva queste cose nell'animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. 21 Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati».
22 Tutto ciò avvenne, affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23 «La vergine sarà incinta e partorirà un figlio,
al quale sarà posto nome Emmanuele
»,
che tradotto vuol dire: «Dio con noi».
24 Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; 25 e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù. 

 

Cari bambini e care bambine,

Ho due domande da rivolgervi in questo tempo di Natale. Vorrei anzitutto sapere quali sono i personaggi che circondano Gesù al momento della sua nascita. La seconda domanda è un poco più personale e diretta: voi fate dei sogni e – soprattutto – credete ai sogni?

Cominciamo dai personaggi che circondano Gesù. Sono tanti, ma uno, che è sempre stato un poco al margine, mi ha sempre affascinato. Si tratta di Giuseppe. Giuseppe, che era un uomo giusto, scopre che la sua fidanzata è incinta. Possiamo pensare al suo disorientamento, allo smarrimento che deve avere provato, probabilmente anche alla rabbia che lo ha improvvisamente abitato.

Giuseppe sa però che ripudiare Maria significherebbe probabilmente condannarla a morte, secondo la legge di Mosè che prevede la lapidazione per le donne infedeli.

Così decide di adottare Gesù, un bambino che ancora neppure conosce. Soffrirà per quel bambino, spererà per lui, pregherà per lui. Subito dopo la nascita fuggirà insieme a Maria e a quel bambino in Egitto per salvarlo. Lo presenterà al tempio come se fosse suo, amandolo ancora di più di quanto non farebbe se fosse suo.

Giuseppe ama più Maria e Gesù che ancora non conosce di quanto ami la legge di Mosè. Legge la Bibbia, che conosce certamente, con gli occhiali dell’amore per chi lo circonda.

È come se dicesse anche a noi che Gesù va adottato se vogliamo che possa nascere, se vogliamo che Natale diventi realtà nei nostri cuori. A Natale Gesù nasce per noi, ma non senza di noi. Nasce soltanto se uomini e donne lo accolgono, gli offrono tetto, calore e cura. Sarebbe bello se imparassimo tutti quanti questa lezione da Giuseppe.

La seconda questione riguarda il sogno. Questo inizio dell’evangelo di Matteo è pieno di sogni.

Noi diffidiamo dei sogni e forse, spesso, non sogniamo neppure più. Questi testi ci dicono invece che il sogno ci trasforma, ci consente di posare uno sguardo diverso su chi ci circonda, ci offre delle soluzioni positive laddove non vedevamo possibili sbocchi.

Bisogna sognare per poi mettersi in marcia, bisogna sognare per credere e bisogna chiedere a Dio di sognare insieme a noi, aiutandoci a lavorare per costruire il suo sogno. Pensate al sogno per la libertà di Martin Luther King o di Nelson Mandela che è diventato, anche se solo in parte, realtà.

A Natale è possibile condividere il sogno di Dio, che ci dice che non siamo soli e che la speranza è possibile perché Dio è venuto ad abitare con noi.

(Gianni Genre)

 

Canti dei bambini e delle bambine della Scuola Domenicale:

Ti loderò signor 

http://www.chiesavaldese.org/aria_cms.php?page=118

Anche tu sei mio fratello

https://www.youtube.com/watch?v=pjEDfIo205g

Sarà Natale se...

https://www.youtube.com/watch?v=ny51W6YkFe4

Dal ceppo secolare

http://www.chiesavaldese.org/aria_cms.php?page=94 

Galleria fotografica, culti di scuola domenicale e catechismo:

https://www.dropbox.com/sh/m0hu9jr42yjw4jt/AAA5bVhtSxuuP1rcpM9Gzf8Ya?dl=0

Presentazione “Natale nel mondo” a cura della Scuola Domenicale di Pinerolo

Per guardare la bellissima presentazione “Natale nel mondo”, andate al fondo di questa pagina: troverete un documento in PDF che potrete anche scaricare sul vostro computer! 

 

***

 

CULTO CON LITURGIA A CURA DEL CATECHISMO E DEL PRECATECHISMO

TERZA DOMENICA D'AVVENTO - 14 DICEMBRE 2014

 

Conoscere per volare

La liturgia nel culto domenicale del 14 dicembre 2014 è stata curata con la collaborazione dei ragazzi e delle ragazze del Pre-catechismo e  del Catechismo insieme alle loro catechiste ed è stata allietata da canti come “Blowing in the wind” e “We are the world, we are the children”: un saluto gioioso ai genitori, ai nonni, agli amici... Grazie a tutti e a tutte!

Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE. Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai” (Deuteronomio 6:4-7).

Il timore del SIGNORE è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l'istruzione. Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non rifiutare l’insegnamento di tua madre; poiché saranno un fregio di grazia sul tuo capo e monili al tuo collo” (Proverbi 1,7-9).

Figlio mio, non dimenticare il mio insegnamento, e il tuo cuore custodisca i miei comandamenti, perché ti procureranno lunghi giorni, anni di vita e di prosperità. Bontà e verità non ti abbandonino; legatele al collo, scrivile sulla tavola del tuo cuore; troverai così grazia e buon senso agli occhi di Dio e degli uomini. Confida nel SIGNORE con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri. Non ti stimare saggio da te stesso; temi il SIGNORE e allontanati dal male; questo sarà la salute del tuo corpo e un refrigerio alle tue ossa(Proverbi 3,1-8).

Siamo vivi, consapevoli di vivere fino a quando siamo curiosi di imparare nuove cose. Quando questa sete di conoscenza - che è al tempo stesso ri-conoscenza della propria ignoranza - viene meno, la vita si spegne, perde interesse. 

In molti angoli del mondo, in intere nazioni, la possibilità di ricevere un’istruzione viene negata, soprattutto alle bambine e alle ragazze - a volte ad intere categorie di persone - che vengono così escluse. La giovane Malala, premio Nobel per la pace, ne è ben consapevole e ha pagato questa convinzione quasi con la vita.  

L’istruzione ha a che fare con la ricerca, con il desiderio di cercare il perché delle cose, di volere comprendere cosa sta dietro ai fatti. Chi non si pone domande sul perché rischia di essere in tempi brevi guidato da altri nelle sue scelte. 

La cultura, l’istruzione è anzitutto porre interrogativi, su sé stessi, sugli altri, su tutto ciò che succede nel mondo. L’istruzione, nella Bibbia, è anzitutto allenamento alla ricerca. 

Perché i fondamentalisti di tutti i colori e di tutte le latitudini hanno paura che delle ragazzine possano studiare? Perché tutte le persone che hanno cambiato il mondo e il loro tempo, più dei dittatori e dei prepotenti, hanno insistito su questo punto? Perché l’istruzione aiuta a lottare per la libertà e per la dignità umana. E la conoscenza reciproca diventa arma dirompente di cambiamento non violento, che unisce comunità differenti, nel segno della pace universale. 

La Bibbia è ossessiva nel ripetere la necessità di studiare, di mettersi all’ascolto. Perché? Perché l’istruzione, il sapere, sono l’unica barriera contro l’oblio che corrompe le relazioni: con Dio e con gli altri. E l’oblio è anche una delle cause delle tragedie. Invece, la relazione apre al mondo, insegna, costruisce, trasforma e consolida. Quando Dio crea, instaura una relazione d’amore con le sue creature. 

Tutto questo, rischia di rimanere molto teorico: di fronte alle preoccupazioni, a che cosa serve ascoltare con il cuore? Il testo dei Proverbi non risponde a questa domanda ma contiene un invito. E questo invito è l’amore di Dio per me, per te. Il primo gesto che possiamo fare allora è riconoscere questo dono: percepire l’altro/a non più come avversario/a ma come fratello e sorella in umanità. 

La saggezza è imparare a vivere, perché vivere è il mestiere più difficile. Il Principe della pace, che ci prepariamo a ricevere, ci aiuti a ritrovare sempre la strada che conduce a questa saggezza. Amen.

(Gianni Genre)

 

Per ascoltare le canzoni in inglese: 

Blowing in the wind

https://www.youtube.com/watch?v=3l4nVByCL44

We are the world, we are the children

https://www.youtube.com/watch?v=Zi0RpNSELas 

Blowing in the wind

(Bob Dylan, trad. it. La risposta di Mogol)

 

Quante le strade che un uomo farà

e quando fermarsi potrà?

Quanti mari un gabbiano dovrà attraversar

per giungere e per riposar?

Quando tutta la gente del mondo riavrà

per sempre la sua libertà?

Risposta non c'è, o forse chi lo sa,

caduta nel vento sarà.

Quando dal mare un'onda verrà

che i monti lavare potrà?

Quante volte un uomo dovrà litigar

sapendo che è inutile odiar?

E poi quante persone dovranno morir

perché siano troppe a morir?

Risposta non c'è, o forse chi lo sa,

caduta nel vento sarà.

Quanti cannoni dovranno sparar

e quando la pace verrà?

Quanti bimbi innocenti dovranno morir

e senza sapere il perché?

Quanto giovane sangue versato sarà

finché un'alba nuova verrà?

Risposta non c'è, o forse chi lo sa,

caduta nel vento sarà.

 

We are the world, we are the children

Arriva un momento in cui abbiamo bisogno di una chiamata

Quando il mondo deve tornare unito

C’è gente che muore, ed è tempo di aiutare la vita

Il più grande regalo del mondo.

 

Non possiamo andare avanti fingendo di giorno in giorno

Che qualcuno, da qualche parte, presto cambi le cose.

Tutti noi siamo parte della grande famiglia di Dio

E, lo sai, in verità l'amore è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

 

R: Noi siamo il mondo, noi siamo i bambini

Noi siamo quelli che un giorno porteranno la luce,

Quindi cominciamo a donare.

È una scelta che stiamo facendo,

Stiamo salvando le nostre stesse vite,

Davvero costruiremo giorni migliori, tu ed io.

 

Manda loro il tuo cuore così sapranno che qualcuno vuol loro bene

E le loro vite saranno più forti e libere.

Come Dio ci mostrò, mutando la pietra in pane,

Così tutti noi dovremmo dare una mano soccorritrice.

 

R: Noi siamo il mondo, noi siamo i bambini

Noi siamo quelli che un giorno porteranno la luce,

Quindi cominciamo a donare.

È una scelta che stiamo facendo,

Stiamo salvando le nostre stesse vite,

Davvero costruiremo giorni migliori, tu ed io.

 

Quando sei triste e stanco,

Sembra non ci sia alcuna speranza,

Ma, se tu hai fiducia,

Non possiamo essere sconfitti.

 

Rendiamoci conto che le cose potranno cambiare solo

Quando saremo uniti come una cosa sola.

 

 

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