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GIORNATA DI PREGHIERA EUROPEA PER I RIFUGIATI

 

Rifugiati. Domenica 18 giugno una giornata di preghiera europea

Agenzia NEV-14 giugno 2017 Gli organismi ecumenici europei invitano a pregare domenica 18 giugno in memoria di chi, cercando rifugio e sicurezza, ha perso la vita in mare, nei TIR, o alle frontiere di filo spinato. In tema la Federazione delle chiese evangeliche in Italia – co-promotrice dei corridoi umanitari – annuncia una conferenza internazionale da tenersi a Lampedusa il prossimo 3 ottobre.

 

Londra. Una veglia laica e pluralista per le vittime dell’attacco terroristico

Autorità religiose, politiche e cittadini comuni si stanno stringendo intorno alle persone colpite dall’attentato di sabato scorso, con messaggi di solidarietà e di cordoglio.

Roma (NEV), 6 giugno 2017 – Oggi alle 11 in Gran Bretagna un minuto di silenzio è stato osservato per ricordare le vittime dell’attacco terroristico avvenuto sabato scorso a Londra. L’attacco, il terzo in tre mesi dopo quelli di Westminster e Manchester, ha provocato la morte di 7 persone e 48 feriti, 36 dei quali ancora in ospedale, di cui metà in condizioni critiche.

Ieri sera, una veglia laica indetta dal sindaco della capitale Sadiq Khan, che ha visto la partecipazione di numerosi leader religiosi, si è svolta nel parco di Potters Fields, sulle rive del fiume Tamigi, a poca distanza da London Bridge.

Alla veglia ha partecipato una grande folla – gente comune, forze di sicurezza, servizi di emergenza – fra cui l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che dopo l’attacco aveva dichiarato: “I terroristi vogliono dividerci. Vogliono farci odiare l’un l’altro. Vogliono cambiare il nostro modo di vivere. Ma, come abbiamo visto a Manchester, lo vediamo anche a Londra, i londinesi rispondono con generosità e cuori aperti, con coraggio e resilienza”.

Le chiese protestanti di Gran Bretagna si stringono alla città di Manchester

Numerosi messaggi di solidarietà e di cordoglio stanno in queste ore giungendo da parte di esponenti e rappresentanti di tutte le chiese per infondere coraggio e speranza a seguito dell’attentato di Manchester dello scorso 22 maggio

I delegati all'Assemblea Generale osservano un minuto di silenzio per le vittime di Manchester

Roma (NEV), 24 maggio 2017 – Al cordoglio per l’attentato di Manchester dello scorso 22 maggio in cui hanno perso la vita 22 persone, fra cui molte ragazze e bambine, si sono unite le principali chiese protestanti britanniche con messaggi, preghiere, riflessioni, poesie per infondere coraggio e speranza.

“Le nostre vite sono irrimediabilmente cambiate. Una sedia vuota; un sorriso e un caldo abbraccio sono ora perduti. Siamo a fianco di tutti coloro che sono in lutto, con i nostri pensieri e le nostre preghiere, trattenendo dolore e rabbia – ha dichiarato Tim Annan, presidente dei giovani metodisti – “Tuttavia, di fronte alla rabbia, alla confusione e al dolore, la risposta del popolo di Manchester è stata di amore e compassione. Anche nel momento più buio, abbiamo visto brillare l’umanità, la compassione e la speranza”.

Vicinanza alle famiglie delle vittime, ai soccorritori e alle sorelle e ai fratelli musulmani, preoccupati per le conseguenze di questo terribile atto di violenza, è stata espressa da Derek Browning, moderatore dell’Assemblea Generale della Chiesa di Scozia. L’Assemblea si è aperta con un minuto di silenzio e ha approvato una mozione proposta da Richard Frazer, presidente del Consiglio Chiesa e società, dove si esprime profonda tristezza per l’attacco di Manchester e per la tragica e inutile perdita di vita.

Nella mozione viene anche rimarcato il coraggio con cui Manchester sta reagendo e si invitano le chiese a continuare a promuovere profonde relazioni fra le comunità, al loro ruolo e al loro impegno per “costruire una società di amore, riconciliazione e di costruzione di pace nel mondo”. La questione della sicurezza, vista dal punto di vista della croce, significa guardare e agire nel mondo “con le mani protese di Cristo, che perdona un criminale comune, crocifisso accanto a Lui. Questo è il modo di agire di Cristo ed è il nostro stesso modo di agire, la via della chiesa da intraprendere: la mano aperta della vulnerabilità”.

Parole di solidarietà e vicinanza per tutte le persone uccise, ferite o traumatizzate nel corso dell’attentato di Manchester sono state anche espresse da Roger Walton, presidente della Chiesa metodista di Gran Bretagna, e dalla vice presidente Rachel Lampard. Entrambi chiedono a tutti i metodisti di stringersi intorno alla comunità e alla città di Manchester ricordando le parole del salmo 34 “Allontànati dal male e fa’ il bene; cerca la pace e adoperati per essa”.

Anche l’Unione battista di Gran Bretagna e la Chiesa riformata unita (URC) hanno diramato comunicati di solidarietà. Numerosi i messaggi di esponenti e rappresentanti delle chiese, fra cui quello di Tony Peck, segretario generale della Federazione battista Europea (EBF); la preghiera di Andrew Mills, moderatore del Sinodo del nord ovest della URC: “Spirito di vita, quando ci mancano le parole, attraversa con la tua parola di pace le nostre vite spezzate”; l’invito di Lynn Green, segretario generale battista: “Preghiamo che tutti i popoli di pace resistano alle tenebre”.

Molti i messaggi rivolti al mondo affinché la paura non abbia il sopravvento, anche attraverso l’hashtag #WeAreNotAfraid e attraverso messaggi di condanna per gli attacchi terroristici di ogni tipo e in ogni luogo.

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Roma (NEV), 23 maggio 2017 – La Conferenza delle chiese europee (KEK) e il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) condannano l’attacco di Manchester, Regno Unito, che ha causato al momento 22 morti e 60 feriti.

L’attacco terroristico è avvenuto presso il Manchester Stadium, dove migliaia di persone, fra cui numerosi adolescenti, bambine e bambini con i loro genitori avevano assistito a un concerto. “È particolarmente scioccante che questo cosiddetto attacco suicida sia stato diretto contro giovani e bambini”, ha commentato il segretario del CEC Olav Fykse Tveit.

L’attacco di Manchester è l’ultimo di una serie di simili attacchi in Europa continentale: a Bruxelles, Berlino, Parigi, Stoccolma, San Pietroburgo, Istanbul e Nizza; nel Regno Unito, già nel 2005 nella metropolitana a Londra e più recentemente a Westminster.

Il CEC e la KEK, in un comunicato congiunto, deplorano questo atto crudele che ha irrimediabilmente troncato la vita di tante persone e dichiarano: “Non c’è giustificazione per una tale violenza e il mondo dovrebbe essere unito nella condanna di questo atto criminale”. Il segretario generale della KEK Heikki Huttunen ha aggiunto: “Onoriamo un Dio vivente, che sostiene e redime. Orrori come quello di ieri sera ci incoraggiano ad affermare questa verità ancora più forte”.

Il CEC e la KEK invitano alla preghiera e alla solidarietà per le vittime e per i loro cari.

“Come Federazione delle chiese evangeliche ci associamo alle parole di condanna, all’invito a pregare per le famiglie delle vittime e chiediamo di pregare per la pace fra i popoli”, ha dichiarato il presidente della FCEI Luca Maria Negro, e ha aggiunto: “Perseguiamo la pace al di là di ogni confine. Per questo, ai discorsi e alle azioni di odio, rispondiamo con discorsi e azioni di amore, così come ci insegnano le scritture.”

 

Campagna 2017: l'altro Otto per mille, un impegno per l'accoglienza

Roma (NEV), 20 aprile 2017 – “In Italia c’è una chiesa che gestisce il tuo 8×1000 con responsabilità, con speranza, con gli altri. Firma per la Chiesa valdese. L’altro 8×1000”. E’ questo lo slogan che la Chiesa Evangelica Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) ha scelto per lanciare la Campagna 8 per mille 2017. Al centro dello spot televisivo, il tema dell’accoglienza, personificato dall’allegria di un giovane in bicicletta che saluta e abbraccia chi incontra lungo il suo cammino. “E’ l’immagine del nostro impegno – ha dichiarato il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini – degli uomini e delle donne che lavorano con noi in migliaia di progetti di cui beneficiano centinaia di migliaia di persone in Italia e nel sud globale. Ci è parso giusto mostrarlo e raccontarlo in questa campagna”.

Per continuare a leggere e per scaricare la brochure:

http://www.nev.it/nev/2017/04/20/laltro-otto-per-mille-al-via-la-campagna-di-valdesi-e-metodisti/

A Roma, con il motto "Vieni ed aiutaci!"

di Gian Mario Gillio - Riforma.it 24 marzo 2017

Questa sera nella Basilica dei Santi XII Apostoli di Roma la veglia di preghiera ecumenica ed internazionale per l’Europa con il motto: «Vieni ed aiutaci!»

Per conoscere il contributo valdese al federalismo, vedi la puntata del 12 marzo 2017 di Protestantesimo.

Il testo della «dichiarazione di Roma» è pronto, ma non è ancora detto che sarà firmato da tutti i 27 leader che domani celebreranno i 60 anni dei Trattati di Roma nella cerimonia al Campidoglio; i perplessi sono la Polonia e la Grecia, la prima sull’idea di «un’Europa a due velocità», che non piace, la seconda per questioni relative alle tutele dei lavoratori e al salvataggio finanziario di Atene.

Tutti insieme, invece, e già questa sera, i rappresentanti del protestantesimo italiano e che parteciperanno nella Basilica dei Santi XII Apostoli di Roma alla veglia di preghiera ecumenica ed internazionale per l’Europa con il motto «Vieni ed aiutaci!» (At 16,9).

La preghiera – ricorda oggi l’Agenzia di stampa Nev –, è stata promossa da «Insieme per l’Europa» – una rete ecumenica che raccoglie più di 300 comunità e movimenti cristiani in tutta Europa.

Oltre al presidente Negro, prenderanno parte alla preghiera: la presidente dell’Opera per le chiese metodiste in Italia (Opcemi), Mirella Manocchio, il pastore Giuseppe Miglio, vicepresidente dell’Unione cristiana evangelica battista d’Itali (Ucebi), il pastore Luca Anziani, vice-moderatore della Tavola valdese e il pastore Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi).

La veglia sarà presieduta dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. L’omelia, da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana.

L’appuntamento è previsto per questa sera alle 19.30 nella Basilica dei Santi XII Apostoli, Piazza dei Santi Apostoli 51, Roma.

Domattina invece s’incontreranno i federalisti europei dalle 8,30 al Centro congressi di Roma Eventi (Via Alibert 5, vicino Piazza di Spagna), al convegno dal titolo: «Europe fights back: re-building vision, re-gaining trust, re-launching unity».

L’iniziativa è promossa dall’Unione dei federalisti europei insieme ai Giovani federalisti europei, il Gruppo Spinelli, il Movimento europeo internazionale e Stand up for Europe. 

 

Nuovi arrivi attraverso i corridoi umanitari

Roma (NEV), 22 febbraio 2017 – E’ passato un anno dall’arrivo a Roma-Fiumicino del primo cospicuo gruppo di profughi siriani giunti in sicurezza in Italia grazie al progetto pilota dei “corridoi umanitari”. Era il 29 febbraio 2016. Solo pochi giorni prima arrivava con un ponte aereo da Beirut (Libano) la piccola Falak insieme alla sua famiglia originaria di Homs, che di fatto aprì il primo varco sicuro verso l’Europa per profughi vulnerabili: oggi Falak, che era affetta da un tumore agli occhi e bisognosa di cure immediate, sta bene e frequenta una scuola elementare a Roma.

Lunedì prossimo, 27 febbraio, altri bambini, altre donne e altre persone vulnerabili, sono in arrivo all’aeroporto di Fiumicino muniti di visto per motivi umanitari emesso dalle autorità consolari italiane di Beirut. In tutto saranno una cinquantina che verranno accolte dalle strutture e dai partner degli enti promotori del progetto: Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Tavola valdese, Comunità di Sant’Egidio. Con una novità: d’accordo con i Comuni di Riace e Gioiosa Ionico in Calabria, noti per la loro buona pratica in tema di integrazione dei rifugiati e migranti, tre famiglie siriane saranno accolte proprio in quel contesto di “comuni solidali”. Rafforzando le sinergie tra società civile ed enti locali, si va ad aggiungere un altro tassello alle buone pratiche in tema di accoglienza già sperimentate sin qui dai promotori del progetto.

Altre 75 persone sono attese il 2 marzo: verranno ospitate dalle strutture della Diaconia valdese secondo il modello dell’”accoglienza diffusa”, mentre una famiglia andrà a Napoli, ospite della chiesa valdese e metodista del Vomero. Il numero complessivo di arrivi in sicurezza verso l’Italia grazie a questo progetto pilota ammonterà così a quasi 700.

In questi giorni una delegazione ecumenica è in Marocco con lo scopo di realizzare un corridoio umanitario anche dal paese nordafricano, come previsto dal Protocollo sottoscritto il 15 dicembre 2015. Per approfondimenti sul funzionamento dei #corrodoiumanitari leggi la scheda.

Domenica 26, lunedì 27 febbraio all’una di notte e lunedì 6 marzo alle 7.10 la rubrica religiosa “Protestantesimo-Rai2” dedicherà un servizio ai corridoi umanitari dal titolo: “Il primo passo verso una nuova vita”.

 

Ponte aereo Beirut-Roma. Con i corridoi umanitari arrivati altri 40 profughi

Si aggiungono ai 500 giunti in Italia nel 2016. Il progetto ecumenico si propone come un modello replicabile negli Stati dell’area Schengen attuando una sinergia virtuosa tra istituzioni e società civile

Roma, 30 gennaio 2017(NEV/05) – “Benvenuti in Italia!” la scritta di tutti i colori accoglie anche questa volta i profughi siriani atterrati a Roma-Fiumicino grazie ad un “corridoio umanitario”. E’ il sesto arrivo dall’inizio del progetto promosso da Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Tavola valdese e Comunità di Sant’Egidio, ma – come non mancano di sottolineare gli stessi promotori – l’emozione è sempre la stessa.

Alle 7 di questa mattina una quarantina di persone originarie di Homs, Aleppo, Damasco, fino a ieri rifugiate in Libano, sono atterrate con il consueto volo di linea che ha già portato in Italia 500 profughi, di cui un terzo minori. Passati tutti i controlli e ottenuti gli “exit-permit”, i 40 passeggeri “speciali” hanno spiccato il volo da Beirut alle 4 di questa notte. Accompagnati dagli operatori dell’equipe che opera in Libano, sono giunti in Italia con in tasca un regolare visto.

Ad accoglierli di prima mattina gli operatori di Federazione delle chiese evangeliche in Italia e della Comunità di Sant’Egidio. Dopo la consueta trafila burocratica, che prevede già in aeroporto la richiesta d’asilo, a dare il benvenuto ufficiale, in occasione di un briefing con la stampa, i due presidenti di FCEI e Sant’Egidio, rispettivamente Luca Maria Negro e Marco Impagliazzo, nonché il viceministro degli Esteri Mario Giro e la prefetto Donatella Candura per il ministero dell’Interno. Presente per la FCEI anche la vicepresidente Christiane Groeben. Tutti d’accordo nel dire che bisogno continuare a costruire ponti, non muri. Un caloroso applauso è seguito all’annuncio del presidente FCEI, Luca Maria Negro, intervenuto anche a nome della Tavola valdese – che sostiene finanziariamente il progetto attraverso il suo otto per mille – della volontà del governo francese di istituire dei corridoi umanitari sul modello ecumenico italiano. Inoltre, Negro ha anticipato una prossima missione in Marocco per aprire un canale anche dal paese nordafricano, come previsto dal protocollo tra gli enti promotori e i ministeri degli Esteri e dell’Interno. A sottolineare questo modello, non solo di accoglienza in tutta sicurezza, ma anche di integrazione, è stato Marco Impagliazzo, che ha ricordato un altro corridoio verso l’Italia, quello dall’Etiopia, che sarà attivato a breve dalla CEI e dai suoi partner.

“Questa è l’Italia che ci piace, che dimostra che se lo Stato e la società civile si mettono insieme, non può crearsi allarme sociale – ha detto Mario Giro -. Il ‘cattivismo’ non serve, non fa altro che aumentare la nostra insicurezza”, ha aggiunto. Per Giro servono invece norme che favoriscano l’accoglienza e l’integrazione, ma anche accordi con i paesi di partenza e di transito nella gestione dei flussi migratori. Sottolineando la collaborazione tra pubblico e privato, un sentito ringraziamento a tutti gli attori coinvolti nella realizzazione dei corridoi umanitari, e quindi anche alle forze dell’ordine, è arrivato dalla prefetto Candura: “Dietro ogni arrivo c’è una grandissimo lavoro. Un lavoro che dà la possibilità di vita nuova”. La conferenza si è conclusa con un: “Buona vita a tutte e tutti!”

 

Anche la Francia sostiene i corridoi umanitari

Roma (NEV), 19 gennaio 2017 – Il primo ministro francese Bernard Cazeneuve si è detto favorevole all’apertura di corridoi umanitari citando quali enti promotori la Federazione protestante di Francia (FPF), la Comunità di Sant’Egidio, la Caritas francese e la Conferenza episcopale di Francia. Lo avrebbe affermato in occasione dei tradizionali auguri di inizio anno con la FPF, svoltisi ieri sera a Parigi presso la “Cité de Refuge” del Le Corbusier, quartier generale dell’Esercito della Salvezza in Francia. È quanto si evince dal live tweet di un giornalista di “La Croix” presente all’evento.

Nel suo saluto al primo ministro francese il pastore François Clavairoly, presidente della FPF,  ha annunciato la firma di un protocollo d’intesa con il governo francese per l’accoglienza di profughi da parte della stessa FPF e della Comunità di Sant’Egidio.

Presentati in Svizzera i corridoi umanitari promossi dall’Italia

Roma (NEV), 23 gennaio 2017 – Il progetto dei “corridoi umanitari” promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) insieme alla Tavola valdese e alla Comunità di Sant’Egidio sono stati presentati giovedì 19 gennaio presso l’Università di Basilea (Svizzera). All’iniziativa, promossa dalla Chiesa evangelica di lingua italiana di Basilea in collaborazione con il Consolato, l’Associazione svizzera per i rapporti culturali ed economici con l’Italia (ASRI) e la Società Dante Alighieri, sono intervenuti l’ambasciatore d’Italia in Svizzera Marco Dal Panta e Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope – Programma rifugiati e migranti della FCEI.

L’ambasciatore Dal Panta aveva fatto parte per conto del Ministero degli Affari Esteri del gruppo di lavoro che aveva negoziato il protocollo d’intesa firmato il 15 dicembre del 2015 con gli enti promotori, e che ha reso possibile l’avvio di un programma che sin qui ha portato legalmente e in sicurezza in Italia circa 500 profughi, soprattutto siriani, provenienti dal Libano.

Un’altra quarantina arriverà a giorni e nelle prossime settimane si avvierà una missione per l’attivazione del corridoio dal Marocco. “A volte si commettono degli errori – ha esordito l’ambasciatore, ricordando la sua iniziale perplessità nei confronti della proposta dei corridoi umanitari – ma è giusto ricredersi quando si vede un progetto di successo, ben strutturato e gestito che fa onore al Paese”. Paolo Naso ha invece sottolineato come la trattativa sia stata “utile e sana” perché ha consentito alle parti di essere se stesse: “alle istituzioni di richiamare alle norme e alla sostenibilità, ai proponenti di condividere la loro visione e i loro principi umanitari”.

Il 21 gennaio i corridoi umanitari sono stati presentati anche a Zurigo, in un forum promosso dall’organizzazione umanitaria “Aiuto delle Chiese evangeliche svizzere” (ACES) – conosciuta anche come HEKS-EPER nella traduzione tedesca e francese – che opera in tutto il mondo ma che in questo incontro ha voluto dedicare particolare attenzione all’Est europeo e alla crisi migratoria. Sono intervenuti oltre cento rappresentanti di chiese e comunità locali che hanno avuto modo di conoscere il progetto dei “corridoi umanitari” che – ha affermato Paolo Naso – “potrebbe trovare applicazione anche in Svizzera sia per la grande tradizione umanitaria di questo Paese sia perché membro dell’area Schengen e quindi perfettamente titolato a utilizzare lo strumento dei ‘visti umanitari'”. L’ACES ha finanziato le spese relative all’accoglienza in Italia di 50 persone giunte con un “corridoio” lo scorso dicembre.

 

 

Medical Hope: un progetto di speranza di salute

di Daniela Grill - Riforma.it - 7 dicembre 2016

Un progetto che prevede la presa in carico delle cure mediche di alcune persone in precarie condizioni di salute, e che si affianca agli obiettivi di solidarietà e aiuto dei Corridoi Umanitari

Al progetto dei Corridoi Umanitari di Mediterranean Hope, portato avanti da Fcei, Tavola Valdese e Comunità di Sant'Egidio, si è affiancato un altro percorso di aiuto alle persone che vivono in campi profughi o che non possono permettersi di prendersi cura della propria salute come invece dovrebbero.

Si tratta del Medical Hope, progetto di assistenza sanitaria che verrà presentato domenica 11 dicembre nel tempio di Pinerolo, durante un pomeriggio di musica e solidarietà.

Ce ne parla Luciano Griso, medico, e membro dell'équipe che segue i progetti dei Corridoi Umanitari, ritornato da poco in Italia con l'ultimo gruppo di rifugiati giunti nel nostro paese sani, salvi e in modo del tutto legale.

Come nasce Medical Hope?

«Questo progetto sanitario è nato durante il nostro lavoro, è sorto poco alla volta nella nostra mente come una possibilità di aiutare persone che devono affrontare importanti problemi di salute ma che non vogliono lasciare il paese dove vivono. Si tratta per lo più di rifugiati siriani che vivono in Libano da un periodo più o meno lungo. Sono pazienti malati, portatori di handicap o disabilità e appartengono di diritto alla categoria di persone che son coinvolte nel progetto dei Corridoi Umanitari. Come potete immaginare un'ampia parte di rifugiati presenta problemi di ordine medico che non riescono ad essere risolti per l'impossibilità di coprire le spese mediche».

Quanti interventi avete avviato?

«Diciamo che la quantità di interventi è legata all'entità del nostro budget: abbiamo un piccolo fondo che ci permette di fare alcune cose, ma certamente non tutte. Principalmente ci impegniamo su interventi che posso salvare vite umane: cure di chemioterapia, interventi su persone affette da problemi cardiaci, esami importanti come risonanze magnetiche... Nei bambini ad esempio abbiamo riscontrato gravi disabilità sia fisiche che mentali, di cui ancora non sappiamo esattamente l'origine, e anche in questo settore potremmo realizzare delle cure».

Sono interventi puntuali o a lungo termine?

«A lungo termine ci sarebbe da lavorare nel campo della prevenzione, come chiunque insegna. Ma questo discorso non si può fare nei campi profughi, nessun governo interviene. Se la situazione non esplode è certamente solo grazie al grande lavoro che associazioni internazionali o libanesi volontarie e non svolgono tra i rifugiati».

Se volete saperne di più vi consigliamo di recarvi domenica 11 dicembre alle ore 17 nel tempio valdese di Pinerolo: si esibirà il coro Turba Concinens e sarà presentato Medical Hope.

A questo incontro, organizzato dalla Diaconia Valdese, parteciperà Massimo Gnone, referente dell'area Migranti della Diaconia e lo stesso Luciano Griso, che ci spiega le motivazioni di questo incontro: «Tra gennaio e febbraio del prossimo anno è previsto l'arrivo di un altro gruppo di rifugiati e noi, équipe che lavora nei Corridoi Umanitari, ripartiremo verso il Libano. Nel frattempo, in questo periodo che passeremo in Italia, cercheremo di far conoscere il più possibile il progetto di Medical Hope, raccogliendo fondi e proponendo dei momenti di condivisione e di presentazione».

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MEDITERRANEAN HOPE

Potete seguire le attività di MH attraverso la pagina FB:

https://www.facebook.com/Mediterranean-hope-252231521632595/?fref=nf

I corridoi umanitari visti dal Libano

di Simone Scotta, operatore di Mediterranean Hope in Libano

 Roma (NEV), 26 ottobre 2016 - Grazie ai corridoi umanitari, lunedì e martedì scorso sono giunti in Italia dal Libano altre 128 persone. Mi è stato chiesto di provare a fornire il mio punto di vista: il punto di vista di chi lavora in a monte, in Libano, prima degli arrivi, dei flash, dei sorrisi, delle strette di mano e della consapevolezza, sincera, di aver ottenuto un piccolo grande risultato.

Il ruolo dell'operatore sul campo non è sicuramente semplice, o almeno non è percepito come semplice dal sottoscritto, per il carico di emozioni di cui ti carica, un “fardello” che bisogna stare attenti che non influisca sugli stati d'animo, sul rapporto con i colleghi o, sarebbe peggio, nei confronti dei possibili beneficiari del progetto.

Oggi, ad un giorno di distanza dall'arrivo in Italia del quarto gruppo, la sensazione che provo è dolce, dolcissima: c'è la consapevolezza di portare avanti un progetto unico, in Italia e, speriamo non ancora per molto, in Europa. La gioia che ti dà un arrivo deriva dal fatto che è in quel momento che vedi realizzato l’obiettivo: garantire a un gruppo di persone la possibilità di ripartire, iniziare nuovamente dopo diversi anni di stop a causa della guerra e delle difficili condizioni di vita in Libano. Numeri piccoli, non c’è dubbio, ma numeri che consentono al progetto di organizzare un’accoglienza diffusa e individuale, un percorso attento ai bisogni delle persone. Vivo questo progetto come un modello in espansione: riuscire ad espanderlo a livello europeo è la sfida. Sia chiaro, non tocca a noi cambiarla, l'Europa: tocca a noi indicare ad una classe politica che sulla sfida dell’immigrazione latita una soluzione creativa e fattibile.

In giorni come questi la sensazione è dolce perché, non lo nascondo, nel momento in cui vi è la certezza che il singolo o il nucleo che hai curato arriverà in Italia la relazione diventa anche personale. Ho 27 anni, sono italiano, e lavorare sul campo in Libano mi spinge ad incontrare un mondo di persone con un vissuto che non è il mio; vista la giovane età media della popolazione siriana spesso quelle persone sono miei coetanei. In Libano ti capita d’incontrare una ragazza di 26 anni con cinque anni di Psicologia alle spalle e due esami mancanti: ma a quel punto, Homs, la sua città, va in fiamme, e non c'è altra via che la fuga. In mezzo, un padre e un fratello persi. È facile identificarsi con chi ha la tua età, ed è allora che tocchi con mano il mare di possibilità che separa le due sponde del Mediterraneo. 

Trovarsi di fronte a queste persone non può lasciarti indifferente. Tu sei lì, con la penna in mano, ascolti. Le peggiori situazioni vissute tra Siria e Libano. E scrivi, continui a prendere nota, guardi quelle persone, i loro occhi, ma ascolti la traduttrice. Provo ad immaginare quanto sia ancor più difficile per lei, che sente tutto in lingua madre. Le storie rimangono, non passano via come l'acqua. E tante di quelle storie rimangono in Libano. Non siamo eroi. Siamo felici per aver cambiato in modo netto il percorso di vita di alcune persone: 400, nemmeno pochissime, in meno di un anno. Lavorare a questo progetto mi fa sentire fortunato. Questa sensazione mi conforta e non mi abbandona mai.

 

SOTTOSCRIZIONE PER TERREMOTATI

Continua la sottoscrizione per i terremotati: la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ricorda l’appello del presidente FCEI, pastore Luca M. Negro, alle chiese membro, alle agenzie ecumeniche internazionali, a donatori e donatrici che hanno fiducia nell'azione degli evangelici italiani. 

Per inviare donazioni è possibile utilizzare i seguenti conti correnti specificando nella causale "Terremoto Centro Italia":

- Unicredit - IBAN: IT26X0200805203000104203419 BIC: UNCRITM1704
- Conto corrente postale FCEI n° 38016002 – intestato a: Federazione delle chiese evangeliche in Italia

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Musulmani e cristiani: dal confronto alla fratellanza

di Matteo De Fazio - Riforma.it - 27 ottobre 2016

Oggi è la XV giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico. Kheit: «è più ciò che ci unisce che ciò che ci divide»

Si svolge il 27 ottobre la “XV giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico” intitolata nella sua edizione 2016 “Misericordia, diritti: presupposti per un dialogo costruttivo”. Non si tratta dell'unica giornata di incontro tra religioni diverse, ma rappresenta un punto di riferimento fondamentale nel panorama del dialogo italiano: «Un momento importante per oggi ma anche determinante per il futuro» dice Abdelhafid Kheit, Imam di Catania, presidente Comunità islamica di Sicilia e membro del consiglio dell'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia – la giornata rappresenta un momento per condividere, tra confessioni religiose diverse, i valori della pace, della misericordia e della fratellanza umana». Di fronte alla violenza del terrorismo e all'intolleranza nei confronti del diverso, in Italia e in Europa, momenti di ascolto e condivisione solo l'unica strada. Per leggere l'intero articolo: http://www.riforma.it/it/articolo/2016/10/27/musulmani-e-cristiani-dal-confronto-alla-fratellanza

Per saperne di più: Lorenzo Declich, Islam in venti parole, Laterza 2016

Lorenzo Declich,esperto di mondo islamico contemporaneo, ha insegnato Storia dell’Islam nell’Oceano Indiano all’Università “L’Orientale” di Napoli. Traduce dall’arabo saggi e romanzi e collabora con “Limes” e altre testate giornalistiche.

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Corridoi umanitari/1. Prossimi arrivi a Fiumicino il 24 e 25 ottobre

Forniti di visto umanitario da Beirut in arrivo in modo sicuro e legale altri 128 profughi siriani

Roma (NEV), 19 ottobre 2016 – I prossimi gruppi di profughi siriani in arrivo a Fiumicino sono attesi lunedì e martedì, 24 e 25 ottobre: giungeranno in Italia in modo legale e sicuro con in tasca un visto umanitario rilasciato dall’ambasciata italiana di Beirut. Salgono così a 400, tra cui numerosi bambini, i beneficiari del progetto-pilota dei “corridoi umanitari” promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Tavola valdese e Comunità di Sant'Egidio.

Come accade ormai già da dicembre dell’anno scorso, il team ecumenico in Libano ha svolto in diversi campi profughi numerosi colloqui con soggetti particolarmente vulnerabili (vittime di persecuzioni, famiglie con bambini, donne sole, minori non accompagnati, anziani, malati, persone con disabilità), avviando, per chi lo desidera, le pratiche con le autorità competenti. Una volta in Italia, i profughi - che avanzeranno tutti la richiesta di asilo - saranno ospitati dai promotori del progetto e dai loro partner in appartamenti e strutture di accoglienza dislocati su tutta la penisola secondo il modello dell’”accoglienza diffusa”.

Tra i partner della FCEI figura la Diaconia valdese che anche stavolta mette a disposizione le proprie strutture. 12 nuclei famigliari provenienti da Homs, Damasco, Aleppo o Latakia, saranno accolti a Luserna San Giovanni (TO), Torino, Padova e Reggello (FI).

Ormai non è più un esperimento, ma una realtà concreta che consente a persone in fuga dalla guerra e in “condizioni di vulnerabilità” di arrivare in Italia senza rischiare la propria vita nel Mediterraneo, e senza alimentare il micidiale business degli scafisti.

Il progetto – reso possibile grazie ad un accordo tra governo italiano (ministeri degli Esteri e dell’Interno - prevede l’arrivo di un migliaio di persone in due anni, non solo dal Libano, ma anche dal Marocco e dall’Etiopia. Si tratta di un modello replicabile di accoglienza e integrazione, tanto che ormai si sta studiando la sua realizzazione anche in altri Paesi europei. In una recente intervista rilasciata a “Protestantesimo-Raidue” il ministro Paolo Gentiloni ha ipotizzato la possibilità di aumentare la quota di 1000 visti fin qui prefissa.

SERVIZIO RAI TV - PROTESTANTESIMO

Per rivedere il servizio con le interviste al ministro Gentiloni, a Paolo Naso (FCEI) e a Daniela Pompei (Sant’Egidio) clicca qui: http://www.raiplay.it/video/2016/10/La-rotta-sicura---Protestantesimo-del-10102016-b999982b-3ba2-47ea-b950-9cf773ac25f0.html.

  

REPORTAGE DALLA SICILIA: RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO NELLE CASE DELLE CULTURE DELLA DIACONIA VALDESE

http://www.riforma.it/it/articolo/2016/09/27/terminal-sicilia

VIDEO CON TESTIMONIANZE SULL'ACCOGLIENZA DEI RIFUGIATI IN VAL PELLICE

http://riforma.it/it/articolo/2016/04/23/la-crumiere-sei-mesi-dallarrivo-dei-richiedenti-asilo

VIDEO: puntata di Fischia il vento sui corridoi umanitari in un video di Repubblica.it

http://video.repubblica.it/dossier/fischia-il-vento/fischia-il-vento-basterebbe-un-traghetto-puntata-integrale/220548/219747

PROGETTO DI ACCOGLIENZA NELLE VALLI VALDESI E A PINEROLO

Il progetto di accoglienza del Servizio richiedenti asilo e rifugiati della Diaconia valdese riguarda anche la Val Pellice e la Val Chisone. Alcuni richiedenti asilo provenienti dall’Africa e dall’Asia sono ospitati in gruppi in appartamento a Pomaretto, San Germano e Pinerolo su incarico della Prefettura di Torino. I richiedenti asilo sono accompagnati nel loro percorso di riconoscimento dello status di rifugiato e nei loro tentativi di integrazione nella società italiana attraverso un sostegno giuridico e legale, percorsi di ospitalità nel quotidiano, corsi di lingua italiana per stranieri e formazione professionale oltre a collaborazioni territoriali per agevolare l’integrazione sociale.  I richiedenti asilo possono far richiesta di tre diversi tipi di protezione: permesso di soggiorno come rifugiato politico (5 anni), permesso di soggiorno per protezione sussidiaria (5 anni), permesso di soggiorno per protezione umanitaria (1 anno).

Per informazioni sul Progetto della Diaconia valdese in Val Chisone: rivolgersi a Diego Mometti e Maurizio Sali del Servizio Richiedenti Asilo e Rifugiati - tel. 0121 953122 - migranti@diaconiavaldese.org

Per informazioni sui diritti di cittadinanza, sulla normativa dell'immigrazione, sui permessi di soggiorno e sul loro rinnovo: Melting Pot Europa http://www.meltingpot.org

Per saperne di più, visita la pagina della nostra diaconia con le collaborazioni territoriali nel Pinerolese.

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Presto corridoi umanitari anche verso la Francia - Per i 500 anni dalla Riforma al centro il tema dell’accoglienza dei rifugiati

Protestanti francesi. Lancio della Campagna comunicativa in vista del Cinquecentenario della Riforma


Roma (NEV), 28 settembre 2016 – I protestanti sono plurali, promuovono una cultura del dibattito, praticano il dialogo con le altre fedi e filosofie, mentre sul fronte dell’accoglienza dei migranti si impegnano a favore di una fraternità "formato XXL": questo il messaggio che scaturisce dal video che accompagna la campagna comunicativa della Federazione protestante di Francia (FPF) in vista del Cinquecentenario della Riforma, presentata venerdì scorso a Parigi dal presidente della FPF, pastore François Clavairoly.

Per Clavairoly il 2017 sarà un’occasione per riscoprire “cosa significhi essere cristiani nella società”. Di qui l’urgenza di rimettere al centro l’accoglienza, che si esprime nel terzo tassello dei valori repubblicani della libertà, dell’uguaglianza e, appunto, della fraternità. Nel corso della conferenza stampa Clavairoly ha fatto cenno alla volontà da parte delle chiese protestanti francesi di istituire, insieme alla Comunità di Sant’Egidio in Francia e al governo, dei corridoi umanitari sul modello italiano.

Filo rosso della campagna nazionale “Protestants 2017”, sarà dunque il tema biblico della fraternità, declinato in chiave sia spirituale che civile. Un grande “Villaggio della fraternità” sarà pertanto allestito in occasione dell’happening promosso dalla FPF, giunto alla terza edizione, di “Protestanti in festa” e che si terrà l’anno prossimo dal 27 al 29 ottobre a Strasburgo.  

 

3 ottobre. Ricordare per non morire di immigrazione

di Paolo Naso, coordinatore di “Mediterranean Hope – Programma rifugiati e migranti”


La fiction “Lampedusa” appena trasmessa dalla Rai e la programmazione nella prima serata del 3 ottobre del film “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi costituiscono gli effetti più evidenti e popolari dell’istituzione della “Giornata nazionale delle vittime dell’immigrazione” approvata dal Parlamento il 16 marzo scorso. Come noto, la Giornata cade nell’anniversario della morte, a pochi metri dalle coste di Lampedusa, di 368 persone: nella triste storia delle migrazioni mediterranee non è stato l’incidente più grave e con il maggiore numero di vittime ma quello che, grazie alle testimonianze degli isolani, si è meglio scolpito nella nostra memoria.

Possiamo quindi sperare che in questa giornata si abbassino i toni della polemica sulla gestione dei flussi migratori dal Nord Africa e dal Medio Oriente per concentrarsi sul prezzo umano e morale delle attuali politiche migratorie: oltre quattromila morti in un anno, 11 al giorno secondo una fredda e cinica statistica che non sembra inquietare la coscienza dell’Europa. Dal 2011 ad oggi, infatti, la serie dei dati sulle vittime delle migrazioni mostra un costante aumento che le operazioni di “search and rescue” promosse dall’Unione europea non riescono a contenere. Non si muore, insomma, di incidenti in mare ma di politiche di immigrazione sbagliate perché assolutamente inadeguate a gestire i particolari flussi di questi anni. I singoli stati e l’Unione europea non comprendono che la diversa natura delle “nuove migrazioni” impone nuovi e diversi strumenti di “governance” di questi processi. Chi scappa dal Mali, dalla Nigeria, dall’Eritrea, ovviamente dalla Siria e da vari paesi dell’Africa subsahariana, non sono più il giovane uomo o la giovane donna che cercano nuove opportunità di lavoro e di promozione sociale. Sono persone di ogni età e un tempo di ogni ceto sociale perseguitate da guerre, dittature, violenze e ricatti che cercano, disperatamente e a qualsiasi prezzo, una via di fuga. Sono persone che sanno perfettamente che in mare si muore e che, tuttavia, tra lasciarsi morire nei tuguri di improvvisati campi profughi o nelle carceri della dittatura di turno, scelgono un’altra strada.

E’ a partire da queste considerazioni che oltre un anno fa la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), la Tavola valdese e la Comunità di Sant’Egidio hanno provato a lanciare la proposta dei “corridoi umanitari” e cioè di una sperimentazione – una “buona pratica” nel linguaggio della burocrazia UE - che consente a persone in condizioni di vulnerabilità di ottenere un “visto umanitario” permettendo loro l’ingresso sicuro e legale in Italia. Approvata dai Ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri, questa sperimentazione è diventata operativa all’inizio dell’anno e, ad oggi, ha consentito l’arrivo in Italia di circa 300 persone; un altro centinaio è atteso nelle prossime settimane. In mezzo a fiumi di parole e di polemiche contro gli immigrati da una parte e per denunciare l’inadeguatezza delle politiche migratorie dall’altra, questa iniziativa è una delle pochissime proposte concrete in campo. Una piccola cosa - potremmo dire una goccia nel Mediterraneo - ma molto concreta, sostenibile e replicabile da altri paesi. E’ questo lo sforzo nel quale ormai da mesi sono impegnate sia la Federazione delle chiese evangeliche che la Comunità di Sant’Egidio: allargare i corridoi umanitari, aprirne da e verso nuovi paesi, insomma trasformare un esperimento in una strategia europea di gestione dei flussi migratori.

Questo il messaggio che la FCEI lancerà da due luoghi simbolici: Lampedusa, dove ancora in questi giorni e in queste ore arrivano migranti stremati salvati dalla Guardia Costiera e da altre unità operative nel Canale di Sicilia; e Scicli (RG), la splendida cittadina barocca dove da due anni opera la Casa delle Culture, un altro segmento del lavoro di Mediterranean Hope, centrato sull’accoglienza ai minori non accompagnati che arrivano, sempre più numerosi, al porto di Pozzallo. Nessuna palla di vetro consente di predire il futuro ma sulla base dei dati statistici in nostro possesso possiamo prevedere che questo fenomeno sarà sempre più massiccio. Ed è un dato del tutto coerente con la forza dei “fattori di espulsione” che caratterizzano i nuovi flussi migratori: non si parte più perché “attratti” nei paesi più sviluppati ma perché “espulsi” da quelli al collasso politico, economico e sociale.

Ben vengano film e fiction se ci aiutano a riflettere, ben venga anche una giornata istituzionale che aiuti a ricordare le vittime ma memoria e cordoglio avranno senso soltanto se – evangelicamente – unite al ravvedimento. (nev-notizie evangeliche 39/2016)

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Le chiese alle Nazioni Unite: rivedere insieme agli Stati le politiche migratorie

Roma (NEV), 21 settembre 2016 – In occasione del vertice intergovernativo su rifugiati e migranti che ha aperto a New York i lavori della 71esima Assemblea generale delle Nazioni Unite (20-26 settembre), il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), la Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME), Action by Churches Together (ACT) e Churches Witnessing With Migrants (CWWM) hanno indirizzato un documento congiunto ai governanti del mondo riuniti nel Palazzo di Vetro. Secondo i firmatari della dichiarazione, per affrontare il tema delle migrazioni la comunità internazionale deve ripartire da sei priorità: individuare le cause che spingono le persone a muoversi (non solo conflitti e povertà ma anche disastri naturali e cambiamento climatico); sostenere uno sviluppo sostenibile ed equo; riaffermare con forza l’esistenza dei diritti umani a partire dalle convenzioni internazionali che li sostanziano; condividere e ridistribuire le responsabilità tra gli Stati, porre fine alla criminalizzazione del rifugiato; escogitare canali che rendano possibile un’immigrazione sicura e regolare.

 

Doris Peschke, segretaria generale della CCME, a margine della firma della dichiarazione ha precisato: “La nostra speranza è che gli Stati si impegnino per una risposta coordinata dalle Nazioni Unite sulla crisi dei rifugiati, accettando di condividere la responsabilità internazionale della loro protezione. L’impegno per un migliore schema migratorio da elaborare nei prossimi due anni dovrà fondarsi sui diritti umani dei migranti e sulla diminuzione delle loro vulnerabilità”.

 

Per parte sua il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni ha rilanciato da New York l’iniziativa dei “corridoi umanitari” portata avanti dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio. “Mi auguro che sia assunta come best practice da un numero sempre più grande di paesi”, ha dichiarato il ministro.

Undici vittime al giorno

di Paolo Naso, coordinatore del Progetto Mediterranean Hope della FCEI

Roma, 7 settembre 2016 (NEV) - Un mare di morti, Mare mortum in cattivo latino e nel linguaggio ad effetto dei media. Il dato è dell'ACNUR che indica in 4.176 il numero dei migranti deceduti negli ultimi dodici mesi nel corso di traversate irregolari nel Mediterraneo, morti in barconi gestiti da trafficanti senza scrupoli collusi con centrali criminali.

A un anno dalla morte del piccolo Aylan Kurdi, la cui foto sulla spiaggia turca di Bodrum scosse l'opinione pubblica mondiale, il bilancio del traffico di migranti nel Mediterraneo raggiunge il picco di 281.740 unità, mentre resta più o meno stabile a 116.000 il numero di migranti e richiedenti asilo che approdano in Italia.

Infine, se la "buona notizia" è che il numero delle migrazioni lungo la rotta balcanica è crollato da 67.000 e circa 3.500 unità, la cattiva è che aumenta costantemente il numero dei migranti minori non accompagnati, pronti a rischiare la vita per raggiungere le coste europee.Giunti in Italia, devono essere accolti in centri specificatamente dedicati a loro ma non di rado - anche a causa della saturazione dei posti disponibili - questo accade solo dopo qualche mese dall'arrivo. L'altra notizia è che dopo poco un numero crescente di ragazzi lascia l'Italia e abbandona il percorso di integrazione avviato per cercare di raggiungere fortunosamente i paesi europei giudicati più attrattivi per un richiedente asilo: in primo luogo la Svezia e la Germania.

I dati sono molto eloquenti e indicano almeno tre tendenze di cui i decisori politici europei dovrebbero prendere atto. La prima è che le politiche di chiusura delle frontiere - pensiamo agli accordi con la Turchia o alla barriera di filo spinato alzata in Ungheria - non hanno alcuna efficacia dissuasiva ma semplicemente reindirizzano i flussi in altre direzioni, prima tra tutte lungo la rotta mediterranea che ha come principale punto di approdo l'Italia. È la vecchia regola dei vasi comunicanti per cui abbassando la pressione da una parte la si alza dall'altra.

La seconda considerazione facilmente desumibile dai dati è che le migrazioni sono sempre più "disperate" e prive di logica geografica. Si parte da dove si può e si arriva dove capita perché l'importante è partire. Lo scenario invisibile che sta dietro questa nuova dinamica è che la fase che precede la traversata è ancora più lunga, pericolosa e drammatica. Noi non lo vediamo ma non è difficile immaginare che cosa debba vivere una giovane donna o un minore costretto a vagare per mesi o anni tra Somalia, Sudan, Etiopia, Libia prima di trovare un passaggio verso il Nord del Mediterraneo.

La terza considerazione riguarda il fatto che un numero crescente di migranti arriva in Italia e poi "scappa" in condizioni di irregolarità verso altri paesi europei: se gli va bene vivono da clandestini, se gli va male vengono rimandati in Italia pronti a restarci sino alla prossima occasione di fuga. È la "legge di Dublino", un elemento di rigidità europea che penalizza i paesi di primo arrivo come l'Italia e protegge i paesi di seconda immigrazione.

Complessivamente ne deriva un bilancio pesantemente negativo sotto il profilo politico, economico e umano. È il default dei principi di solidarietà europea e della sua tradizione di accoglienza e tutela dei diritti umani, il crack di ogni logica razionale di gestione degli effetti di una crisi geopolitica della quale anche il vecchio Continente porta una quota importante di responsabilità.

È in questo quadro che si rafforza la proposta italiana dei "corridoi umanitari" ovvero di uno strumento flessibile, sicuro e legale di gestione dei flussi migratori o, almeno, delle loro quote più vulnerabili ed esposte a persecuzioni e violenze. Ipotizzando una quota europea di 250.000 visti umanitari all'anno rilasciato da dieci - soltanto dieci paesi europei - sarebbe possibile assorbire la pressione migratoria di questi anni con una quota di 25.000 unità circa a paese. Certo, c'è il rischio di scatenare un potente fattore di attrazione, e per questo i corridoi umanitari devono accompagnarsi ad altre misure di contenimento e di intervento umanitario nei paesi di emigrazione. Non esistono soluzioni magiche e indolori ma i “corridoi umanitari” offrono un'alternativa alle migrazioni disperate e criminogene. L'Italia li sta sperimentando proprio grazie alla collaborazione ecumenica tra la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, la Tavola valdese e la Comunità di Sant'Egidio. L'Europa ne prenda atto e si faccia un esame di coscienza. (nev-notizie evangeliche 36/2016)

 

Paolo Naso (FCEI): “L'iniziativa italiana è stata esplicitamente condivisa da vari europarlamentari ed entra ora formalmente nell'agenda politica europea”

Roma, 28 giugno 2016 (NEV/CS43) – “Il nostro progetto ecumenico dei ‘corridoi umanitari’ in sede europea ha visto un’accoglienza davvero positiva e incoraggiante”, ha affermato Paolo Naso, che oggi a Bruxelles ha partecipato in rappresentanza della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ad un incontro presso il Parlamento Europeo teso ad allargare all’Europa la “buona pratica” già sperimentata con successo in Italia, la quale, secondo il vicepresidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, presente per l’occasione, merita sostegno internazionale.
Ad illustrare davanti ad una platea di circa 150 persone, tra cui le parlamentari europee Cécile Kyenge ed Elly Schlein, sono intervenuti oltre a Paolo Naso anche Mauro Garofalo, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio; Eugenio Ambrosi, direttore regionale per l’Europa della OIM, nonché Giulio Di Blasi, membro di gabinetto della vicepresidente della Commissione europea Federica Mogherini.

"L’incontro di oggi si è svolto in un clima di grandissimo interesse e segna un passaggio fondamentale per la promozione, la duplicazione e l'allargamento dei corridoi umanitari. L'iniziativa italiana promossa dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia, dall’otto per mille della Tavola valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio nel quadro di un protocollo sottoscritto con i Ministeri dell'Interno e degli Esteri è stata esplicitamente condivisa da vari europarlamentari ed ora entra formalmente nell'agenda politica europea”, ha dichiarato Paolo Naso al termine della presentazione, aggiungendo: “Ma se oggi siamo qui a Bruxelles, il nostro lavoro continua anche a Lampedusa e Scicli, e in tutti i centri evangelici e cattolici che accolgono i migranti che in queste stesse ore sbarcano in Italia dopo essere stati sfruttati e umiliati e avendo riempito al rischio della propria vita le tasche di oscuri trafficanti. I corridoi umanitari sino l'alternativa sicura, legale e sostenibile a questa brutalità di cui l'Europa è testimone”.

Per parte evangelica erano presenti per l’occasione anche il presidente della Chiesa protestante unita del Belgio (EPUB), pastore Steven Fuite, e per la Commissione delle chiese europee per i migranti (CCME) il segretario esecutivo Thorsten Moritz.

Ad oggi, l’iniziativa dei “corridoi umanitari” ha permesso a quasi 300 siriani ed iracheni (tra cui moltissimi bambini) muniti di visto umanitario di raggiungere in modo sicuro l'Italia attraverso un regolare volo di linea da Beirut.


Per approfondimenti sui #corridoiumanitari vedi la scheda al seguente link:

http://www.fedevangelica.it/images/MH/Scheda_Corridoi_Umanitari_-_16_giugno_2016.pdf

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L’interesse della Chiesa evangelica in Germania (Ekd) per i “corridoi umanitari”

Il 28 giugno se ne discute al Parlamento Europeo

Roma (NEV) - 27 giugno 2016, Si è svolto a Berlino, nella sede della Chiesa evangelica in Germania (Ekd), un incontro sui "corridoi umanitari" attivati dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia, dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant'Egidio a favore di profughi provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. A presentare il progetto ai responsabili degli affari giuridici e dell'azione per i migranti e richiedenti asilo dell'Ekd è intervenuto Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope, il programma sulle migrazioni della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei). Tra i presenti anche rappresentanti dell'ufficio per i migranti della Conferenza episcopale tedesca (Dbk) e di alcune chiese regionali che già sostengono attivamente il programma Mediterranean Hope.

«La situazione dei profughi e più in generale dell'immigrazione in Italia e in Germania ha importanti analogie - ha affermato Naso a conclusione dell'incontro - ma anche differenze: è ovvio che per ragioni anche geografiche la Germania e le chiese tedesche siano più attive sul piano della seconda accoglienza e dell'integrazione mentre noi italiani siamo più coinvolti nella primissima accoglienza e in strategie tese a garantire vie sicure ai profughi che altrimenti finiscono nelle mani degli scafisti». «Nonostante queste diverse sensibilità - prosegue Naso - è chiaro l'impegno dell'Ekd a studiare il modello italiano dei 'corridoi umanitari' e a cercare strategie operative per sostenerlo attivamente».

Impegno confermato dal presidente dell'Ekd, il vescovo luterano Heinrich Bedford-Strohm, che in un incontro a latere dell’annuale ricevimento dell’Ekd con il mondo della politica, della società e della cultura, ha ribadito il suo personale interesse per questo esperimento che «merita di essere studiato con attenzione».

«Il fatto notevole - prosegue Naso - è che il presidente dell'Ekd ha espresso questo interesse di fronte al ministro degli affari esteri del governo federale di Germania, Frank-Walter Steinmeier. E mi ha stupito che il ministro fosse a conoscenza di quello che le chiese evangeliche italiane e Sant'Egidio stanno realizzando».

Il 28 giugno, i promotori dei "corridoi umanitari" saranno a Bruxelles per un incontro con alcuni parlamentari europei: «Un passaggio importante - conclude Naso che interverrà anche in questa occasione - con il quale intendiamo ribadire che la nostra iniziativa ha un cuore umanitario ma una logica politica. Stiamo dimostrando che esistono soluzioni efficaci e sostenibili per agire a sostegno di profughi disperati, pronti a rischiare la vita pur di fuggire da situazioni impossibili di mera sopravvivenza in campi improvvisati, insicuri e disumani».

Il 23 giugno il progetto dei ‘corridoi umanitari’ è stato insignito presso il MAXXI di Roma del Premio “Colomba d’oro per la pace”, assegnato ogni anno dall’Archivio Disarmo giunto alla sua XXXII edizione.

 

20 GIUGNO - GIORNATA MONDIALE PER I RIFUGIATI

Partecipa anche tu alla campagna UNHCR: Io sto con i rifugiati

http://www.unhcr.org/refugeeday/it/

CORRIDOI UMANITARI

Roma (NEV), 16 giugno 2016 - Arrivati questa mattina a Fiumicino 81 profughi, in maggioranza siriani, con un regolare volo di linea da Beirut

E’ il quarto gruppo che giunge in Italia senza rischiare la vita sui gommoni degli scafisti

Mario Giro: “Il prossimo 21 giugno il progetto italiano dei corridoi umanitari verrà presentato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite”

I promotori: Ci auguriamo che il nostro progetto venga adottato anche in altri paesi europei

I profughi muniti di “visto umanitario” hanno avanzato richiesta di asilo. Saranno accolti in diverse località della penisola da strutture messe a disposizione dai promotori del progetto 

Fonte: NEV, scarica il comunicato nella homepage

Per saperne di più:

MH: http://www.mediterraneanhope.com/corridoi-umanitari-0

Farnesina: http://www.esteri.it/mae/it/politica_estera/temi_globali/diritti_umani/i-corridoi-umanitari.html

Un Summit: https://refugeesmigrants.un.org/summit

Campagna di sensibilizzazione: http://www.cartadiroma.org/news/withrefugees-la-campagna-unhcr-di-sensibilizzazione-per-la-giornata-mondiale-del-rifugiato-2016/

 

VIDEO SUI CORRIDOI UMANITARI: 

https://www.youtube.com/watch?v=PI6EjL-BQzs

Corridoi umanitari. Il ministro Gentiloni li cita al Festival dell'economia di Trento

Roma (NEV), 8 giugno 2016 – Il Ministro degli esteri Paolo Gentiloni, intervenendo al Festival dell’economia di Trento (2-5 giugno), in tema di migrazioni non ha mancato di citare come buona pratica i “corridoi umanitari”, progetto pilota promosso ecumenicamente da Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Tavola Valdese e Comunità di Sant’Egidio.

L’auspicio del ministro, che era stato presente a Fiumicino all’arrivo del primo cospicuo gruppo di profughi siriani giunti in aereo dal Libano lo scorso 29 febbraio, è che questo modello possa essere ripreso anche su scala europea.

(Nella foto, da sinistra a destra: Luca M. Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI); Mario Giro, sottosegretario agli Esteri; Paolo Gentiloni, ministro degli Affari Esteri - in occasione dell'arrivo del primo gruppo di siriani con i corridoi umanitari il 29 febbraio 2016 a Fiumicino - Aeroporti di Roma).

 

Richard Gere, in visita alla Comunità di Sant’Egidio per il lancio del suo nuovo film, sostiene i corridoi umanitari.

Prima della presentazione del film, Richard Gere ha visitato la Scuola di lingua e cultura italiana di Sant'Egidio, intrattenendosi a lungo, alunni, insegnanti e un gruppo di rifugiati giunti in Italia da ogni parte del mondo: "I corridoi umanitari hanno un effetto positivo enorme", ha commentato l'attore dopo aver ascoltato la testimonianza dei rifugiati siriani arrivati dal Libano grazie all'accordo realizzato dalla Comunità di Sant'Egidio e le Chiese protestanti italiane con lo Stato italiano per evitare i viaggi della disperazione nel Mare Mediterraneo e far giungere in salvezza chi fugge dalla guerra.

Per leggere l’articolo:

http://www.santegidio.org/pageID/3/langID/it/itemID/16772/Richard-Gere-alla-mensa-dei-poveri-di-Sant-Egidio--Onorato-di-essere-qui-dove-le-persone-curano-le-persone-.html#3_16796,3_16792,3_16772,3_16760,3_16764

 

PER LA FESTA DELLA REPUBBLICA  - 2 GIUGNO 2016

Corridoi umanitari. Un appello dei tre co-promotori per combattere l’indifferenza

Roma (NEV), 1 giugno 2016 - In occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, e di fronte alle tragedie che continuano a prodursi in mare, le tre organizzazioni promotrici dei primi #CorridoiUmanitari realizzati in Europa, oggi hanno diffuso un comunicato congiunto con cui chiedono l’istituzione di canali permanenti di accoglienza, sottolineando l’importanza dei processi di integrazione. Il seguente appello, che chiama a combattere l’indifferenza, è sottoscritto da Eugenio Bernardini, Moderatore della Tavola valdese; Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio; e Luca M. Negro, Presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

Un progetto ecumenico per accogliere e integrare

Nella settimana alle nostre spalle nel Mar Mediterraneo sono morte almeno 800 persone che fuggendo dalla fame, dalle persecuzioni e dalla guerra cercavano di raggiungere l’Europa. Non le ha uccise la violenza del mare ma l’indifferenza di chi non vuole capire che i migranti che arrivano esausti sulle nostre coste non sono avventurieri attratti dal benessere dell’Occidente ma uomini, donne e bambini in fuga da tragedie diverse e collegate tra loro: povertà, desertificazioni, bombardamenti, deportazioni, torture. Il rapido aumento di minori spesso non accompagnati da nessun genitore ci dà la misura di una crisi che si fa sempre più acuta.

Di fronte a quella che sta diventando una routine della morte, come cristiani combattiamo quella che papa Francesco, non a caso da Lampedusa, ha chiamato la “globalizzazione dell’indifferenza”. E’ la nostra coscienza di persone che hanno conosciuto e confessano l’amore di Cristo che ci spinge a fare quanto è nella nostra capacità per proteggere le persone più vulnerabili, accoglierle in luoghi sicuri e accompagnarle nel loro percorso di integrazione in nuovi paesi. Ed è la vocazione cristiana alla pace e alla giustizia per tutti – non solo per noi! – che ci fa dire, con le parole del Segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese past. Olav Fykse Tveit, che queste migrazioni “hanno cause profonde che noi dobbiamo assumere e combattere insieme nel nome del Dio della vita, per la salvezza dei migranti e dell’intera famiglia umana”.

E’ in questo spirito che noi, cattolici e protestanti insieme, abbiamo proposto ed avviato l’esperienza dei “Corridoi umanitari” che, sulla base di un protocollo sottoscritto con i Ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri, hanno già portato in Italia circa 200 migranti in fuga dall’Iraq e dalla Siria. Sono persone vulnerabili e bisognose di protezione – profughi, donne sole, minori, disabili o malati – alle quali abbiamo garantito una via sicura di accesso in Europa. Lo abbiamo fatto con le nostre risorse per non pesare sul sistema di accoglienza predisposto dalle Istituzioni italiane, e ringraziamo quanti in tanti modi e in misura che non prevedevamo così alta hanno voluto sostenerci ad accompagnarci in questo servizio. E’ questo il segnale di un’Italia generosa, che capisce la gravità della situazione di chi scappa e bussa alle nostre porte, e che si sottrae ai cori di chi invoca impossibili muri o arriva a chiedere la fine dei soccorsi in mare perché potrebbero incentivare nuove arrivi.

Di fronte alla tragedia di cui siamo testimoni, i “Corridoi umanitari” si dimostrano un’alternativa possibile, sicura e sostenibile in grado di proteggere la vita e contrastare i traffici umani nel Mediterraneo. Ringraziando le Istituzioni italiane che hanno creduto in questo progetto e ci stanno consentendo di realizzarlo, in questi giorni così carichi di dolore non possiamo che rinnovare il nostro impegno perché questa buona pratica possa consolidarsi in Italia, estendersi ad altri paesi europei e diventare un vero e proprio canale permanente di accoglienza riconosciuto e realizzato a livello comunitario.

Ce lo chiede la nostra fede che ci esorta a nutrire chi ha fame e a dar da bere a chi ha sete; ce lo consentono le normative vigenti che ammettono la concessione di visti per ragioni di protezione umanitaria; ce lo impone la tradizione culturale e giuridica dell’Europa che è nata e si è rafforzata affermando il principio della tutela dei diritti umani e della protezione internazionale.

 

 

 

 

 

 

 





pdf 17 giugno - giornata per i rifugiati