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VISITA DEL PAPA A GINEVRA AL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE

 

#PapalVisit. Ecumenismo: una grande impresa in perdita tracciata da Gesù
Al Consiglio ecumenico delle chiese, la preghiera ecumenica di papa Francesco invita a camminare insieme come atto di obbedienza al Signore e per amore del mondo


Roma (NEV), 21 giugno 2018 – Nella cappella del Centro ecumenico di Ginevra, in Svizzera, gremita di autorità religiose di diverse confessioni protestanti, ortodosse, vecchio cattoliche, papa Francesco ha parlato di “cammino come metafora”. La preghiera ecumenica, accompagnata da canti, letture e una professione di fede, si è aperta con l’ingresso nella cappella di Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), Agnes Abuom, moderatrice del Comitato centrale del CEC e di altre autorità religiose insieme a papa Francesco che è in visita al CEC per i 70 anni dell’organismo.

“Il cuore ci invita ad andare a raggiungere una meta, ma camminare è anche una disciplina, una fatica. Richiede l’umiltà di tornare sui propri passi. Solo insieme si cammina bene. Ma camminare esige una conversione continua di sé” ha detto il papa, che ha continuato: “Camminare in questo modo è lavorare in perdita, perché non si tutelano a dovere gli interessi delle proprie comunità, spesso saldamente legati ad appartenenze etniche o a orientamenti consolidati, siano essi maggiormente ‘conservatori’ o ‘progressisti’. Sì , scegliere di essere di Gesù prima che di Apollo o di Cefa, di Cristo prima che ‘Giudei o Greci’, del Signore prima che di destra o di sinistra, scegliere in nome del Vangelo il fratello anziché sé stessi significa spesso, agli occhi del mondo, lavorare in perdita”.

“L’ecumenismo – ha proseguito il papa – è ‘una grande impresa in perdita’. Ma si tratta di perdita evangelica secondo la via tracciata da Gesù: Chi vuole salvare la propria vita la perderà, ma chi la perderà per causa mia, la salverà’ (Luca 9, 24). Ho desiderato venire qui, pellegrino in cerca di unità e di pace. Ringrazio Dio perché qui ho trovato voi, fratelli e sorelle già in cammino. Camminare insieme per noi cristiani non è una strategia per far maggiormente valere il nostro peso, ma un atto di obbedienza nei riguardi del Signore e di amore nei confronti del mondo, il vero amore che salva. Chiediamo al padre di camminare insieme con più vigore nel cammino dello spirito nulla ci separerà dal suo amore”.

Conclusa la preghiera, una delegazione si è recata a pranzo presso il Centro ecumenico di Bossey dove avverranno lo scambio di doni e l’incontro con gli studenti. Nel pomeriggio la visita proseguirà nuovamente presso il Centro ecumenico di Ginevra. Prevista una conferenza stampa alle 14.

È possibile seguire l’evento in live streaming qui: http://www.oikoumene.org/live, dalla pagina facebook del CEC (World Council of Churches) e su Youtube (www.youtube.com/WCCworld/live)

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#PapalVisit a Ginevra. Il Papa atteso al Consiglio ecumenico per il #WCC70
Oggi a Roma durante un briefing con la stampa, presentato il programma e illustrate le tematiche della visita di papa Francesco dal titolo "Camminando, pregando, lavorando insieme"

Roma (NEV), 12 giugno 2018 – Sono più di 400 i giornalisti di tutto il mondo che si sono accreditati presso l’ufficio stampa del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) di Ginevra per la visita di papa Francesco il prossimo 21 giugno al quartier generale del CEC in occasione delle celebrazioni dei 70 anni dell’organismo ecumenico che raccoglie 348 chiese anglicane, evangeliche, ortodosse e vecchio cattoliche in tutto il mondo. Lo ha annunciato questa mattina a Roma nel corso di un briefing con la stampa, Marianne Ejdersten, direttrice della Comunicazione del CEC, illustrando il simbolo della giornata, la barca dell’ecumenismo con la scritta “oikoumene”, nato negli anni trenta del secolo scorso, e sin dalla fondazione del CEC nel 1948 ad Amsterdam, il “marchio” del dialogo ecumenico.

Nel corso del press-briefing è intervenuto anche padre Andrzej Choromanski del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (PCPUC). Numerosi i filoni di collaborazione tra Santa Sede e CEC (di cui la chiesa cattolica non è membro) e tracciati da padre Andrzej, tra cui il lavoro pratico nel campo dell’accoglienza dei rifugiati e migranti, la missione e l’evangelizzazione, il dialogo sulle questioni teologiche, dottrinali ed etiche, la salvaguardia dell’ambiente, la cooperazione interreligiosa, nonché l’educazione e la formazione ecumenica, attraverso l’Istituto ecumenico di Bossey (Ginevra), dove papa Francesco e il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del CEC, il 21 giugno – dopo la Preghiera ecumenica che si svolgerà nella cappella del Centro ecumenico – si scambieranno i doni. Il pastore Tveit, luterano di origine norvegese, sarà affiancato dalla moderatora e dai due vice-moderatori del CEC, rispettivamente la teologa anglicana originaria del Kenya Agnes Aubom, il metropolita Gennadios di Sassima del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, e la vescova metodista statunitense Mary Ann Swenson.

Istituto ecumencio di Bossey (Ginevra): “Il nostro è un viaggio comune sul cammino dell’unità, della pace e della giustizia”, ha aggiunto Ejdersten, sottolineando così il tema della giornata e della Preghiera ecumenica “Camminando, pregando, lavorando insieme”: “Accogliere papa Francesco al CEC di Ginevra significa celebrare insieme questo cammino, un pellegrinaggio che portiamo avanti da 70 anni e che in questo 2018 stiamo celebrando ogni giorno”.

Sarà possibile seguire dal sito del CEC in livestream tutto l’evento del 21 giugno, compresa la conferenza stampa delle 14 con il pastore Tveit e il card. Kurt Koch, nonché la messa che si svolgerà al Palexpo di Ginevra con papa Francesco e che segna già il tutto esaurito (venduti i 41mila biglietti).

Quella di papa Bergoglio sarà la terza visita di un pontefice al CEC, dopo quella di Paolo VI nel 1969 e di Giovanni Paolo II nel 1984. Rispetto a quegli anni l’atteggiamento della chiesa cattolica è molto cambiato, ha rimarcato padre Andrzej. Sottolineando l’ottima collaborazione instauratasi negli ultimi anni tra il CEC e la Santa Sede, ha affermato: “non ci consideriamo più come nemici, ma come fratelli e sorelle in Cristo. Questo è forse il risultato più concreto del nostro cammino ecumenico”.

Tra i segnali di speranza che vanno in questa direzione Marianne Ejdersten ha citato l’esempio dei corridoi umanitari portati avanti in spirito ecumenico dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e dalla Comunità di Sant’Egidio. “Una testimonianza forte che si concretizza soprattutto nel lavoro con i più vulnerabili, rifugiati e migranti in primis”, ha incalzato Ejdersten. E, rimanendo in tema, padre Andrzej ha anticipato la conferenza su “Migrazioni, xenofobia e populismi” che si svolgerà dal 12 al 15 settembre a Roma, promossa congiuntamente dal CEC e dal Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale.

La visita di papa Francesco sarà preceduta a Ginevra dai lavori del Comitato centrale del CEC – composto da 150 delegati di chiese di tutto il mondo che si riuniscono ogni due anni – e che si terrà dal 15 al 20 giugno presso il Centro ecumenico e che si concluderà con uno statement finale.

MEDIA: L’hashtag per la visita di papa Francesco a Ginevra il 21 giugno è #PapalVisit. Il profilo Twitter del CEC è @oikoumene e quello del segretario generale è @OlavTveit. L’email dell’ufficio stampa del CEC è media@wcc-coe.org. Dall’Italia, membro del team di comunicazione del CEC per la visita papale è la giornalista Gaëlle Courtens dell’ufficio stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (info: gaelle.courtens@fcei.it).

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Roma (NEV), 12 giugno 2018 - Sono più di 400 i giornalisti di tutto il mondo che si sono accreditati presso l’ufficio stampa del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) di Ginevra per la visita di papa Francesco il prossimo 21 giugno al quartier generale del CEC in occasione delle celebrazioni dei 70 anni dell’organismo ecumenico.

Roma (NEV), 23 aprile 2018 – “Libertà religiosa in Italia: in mezzo al guado”: con questo titolo la Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS) il prossimo 8 maggio a Roma organizza un seminario teso a fare il punto sulle proposte legislative emerse nella scorsa legislatura, con la consapevolezza che “con il nuovo Parlamento si riparte da zero”. L’assenza di una legge generale sul tema continua a creare problemi nel vissuto quotidiano delle realtà di fede, osservano gli evangelici della CCERS. Da anni impegnati a favore di una legge sulla libertà religiosa in Italia per superare l’attuale normativa di epoca fascista sui “culti ammessi”, esperti evangelici del settore si erano spesi a fianco del gruppo di lavoro della Fondazione Astrid, coordinato dal costituzionalista Roberto Zaccaria, che l’anno scorso aveva presentato una bozza di legge sulla libertà religiosa e di coscienza.

La giornata si aprirà con i saluti del pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), per statuto anche presidente CCERS, nonché con quelli del presidente dell’Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del settimo giorno (UICCA), pastore Stefano Paris, che ospita il seminario presso la sede nazionale avventista.

La mattina sarà moderata dal pastore Davide Romano e vedrà gli interventi di Alessandro Ferrari (Università dell’Insubria), Paolo Naso (Università di Roma La Sapienza), Stefano Ceccanti (Università di Roma La Sapienza).

La sessione pomeridiana vedrà una tavola rotonda moderata da Ilaria Valenzi, consulente legale della CCERS, e verterà su “Aspetti pratici della libertà religiosa e ricaduta sulla vita delle comunità di fede”.

Dalle 10.30 presso la UICCA, Lungotevere Michelangelo 7, Roma.

Per il programma dettagliato clicca qui. Per approfondimenti su scopi, obbiettivi e composizione della CCERS clicca qui. Per informazioni sul seminario: fcei@fcei.it – tel. 06 4825120.

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Fondazione Centro Culturale Valdese – Torre Pellice
Società di Studi Valdesi – Torre Pellice
in collaborazione con FSCIRE Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII (Bologna) presentano l'opera:

Lutero. Un cristiano e la sua eredità 1517-2017
diretta da Alberto Melloni (ed. il Mulino)

Intervengono: Matteo Al Kalak, Università di Modena-Reggio Emilia, FSCIRE; Gianclaudio Civale, Università di Milano; Sergio Rostagno, Facoltà Valdese di Teologia di Roma; modera: Marco Fratini, Fondazione Centro culturale valdese.

Giovedì 19 aprile 2018, ore 17:00 - Biblioteca Fondazione Centro Culturale Valdese, Torre Pellice - via Beckwith 3 

Dopo 500 anni non sono esaurite le domande e le riflessioni portate dalla svolta epocale avviata da Martin Lutero - con il dibattito sulle indulgenze, sul rapporto fra il cristiano, la Bibbia e la Chiesa – andando ben oltre l’ambito protestante.

Frutto del lavoro di oltre settanta autori di ogni parte del mondo, l'opera propone un'interpretazione globale e plurale della figura di Lutero dal XVI secolo ad oggi, nei suoi rapporti con la cultura, la politica e la teologia del suo tempo, ma anche in relazione all'eredità che la sua azione e il suo pensiero hanno consegnato ai cristiani (e non solo) dei secoli successivi e quindi anche al nostro mondo contemporaneo.

Per informazioni:
Fondazione Centro Culturale Valdese
Via Beckwith 3
10066 Torre Pellice (To)
tel. +39 (0) 121 93 21 79
www.fondazionevaldese.org
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Germania. La Conferenza episcopale apre all’ospitalità eucaristica
L'apertura è limitata alle coppie sposate interconfessionali.

Luca Baratto, responsabile per le relazioni ecumeniche internazionali della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI): "per la prima volta una conferenza episcopale cattolica riconosce ufficialmente che qui c’è un problema che corrisponde ad una necessità reale".

Roma (NEV), 23 febbraio 2018 – La chiesa cattolica tedesca sta ultimando l’edizione di un opuscolo, ad uso dei parroci locali e dei vescovi, relativa all’ospitalità eucaristica per le coppie interconfessionali. Lo ha reso noto ieri la Conferenza episcopale tedesca (DBK) al termine della sua assemblea primaverile. Si tratta di un’apertura senza precedenti e che riguarda le coppie sposate in cui uno dei due partner sia luterano, riformato oppure membro della Chiesa unita.
“Due sono gli elementi rilevanti di quest’apertura: in primo luogo significa che il divieto dell’intercomunione per parte cattolica è stato riconosciuto come un problema reale e diffuso – commenta il pastore Luca Baratto, responsabile per le relazioni ecumeniche internazionali della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) –. L’altro aspetto da sottolineare riguarda quello espresso dai vescovi relativo alla dolorosa separazione di fronte alla Cena del Signore, che può mettere a rischio la stessa fede cristiana nella coppia”.
La questione è annosa, ricorda il pastore Baratto che cita l’intervento di papa Francesco in occasione della sua visita alla Chiesa luterana di Roma nel novembre 2015, in cui aveva suscitato scalpore dicendo in merito: “E’ un problema a cui ognuno deve rispondere… Condividere la Cena del Signore è il fine di un cammino o è il viatico per camminare insieme?”.
“Anche se l’apertura dei vescovi tedeschi nei confronti delle coppie interconfessionali ha tutto l’aspetto di una ‘eccezione’, da valutare ‘caso per caso’ – aggiunge Baratto – essa è tuttavia assai rilevante: per la prima volta una conferenza episcopale cattolica riconosce ufficialmente che qui c’è una necessità reale e sentita. E’ un segno di avanzamento, nonché di rispetto nei confronti dei propri fedeli. L’elemento della discrezionalità potrebbe essere addirittura positiva per gli stessi parroci tedeschi che si trovano a dover valutare il singolo caso”.
Anche la Federazione luterana mondiale (FLM) con un comunicato stampa ha accolto con favore la risoluzione della DBK. Questo sviluppo segue la commemorazione cattolico-luterana della Riforma a Lund (Svezia) nel 2016, dove la FLM e la Chiesa cattolica hanno espresso come responsabilità pastorale congiunta quella di “rispondere alla sete e alla fame spirituale” di molti dei loro membri “che desiderano ricevere l’eucaristia alla stessa mensa, come espressione concreta della piena unità”.

Condanna di ogni azione di xenofobia e razzismo da parte del mondo evangelico italiano e iniziative di sensibilizzazione ed educazione

Roma, 5 febbraio 2018 (NEV/CS08) – I fatti sono noti: Luca Traini, la mattina del 3 febbraio a Macerata ha sparato oltre venti colpi di pistola da un’auto in corsa puntandola deliberatamente contro persone di origine africana. Il bilancio è di sei feriti, cinque uomini e una donna. “La Bibbia ci chiede: ‘Dov’è il tuo fratello?’. Di fronte ai fatti di Macerata non possiamo girarci dall’altra parte o minimizzare l’accaduto e tanto meno cambiare tema discutendo di immigrazione regolare o irregolare”, è l’opinione del presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Luca Maria Negro, che così prosegue: “Dov’è il nostro fratello? Perché è in ospedale ferito da un’arma da fuoco? Perché qualcuno gli ha sparato in un macabro Luna Park? Sono queste le domande che, da cristiani evangelici, poniamo a noi stessi e a questa Italia che si divide in un momento in cui dovremmo essere uniti nella solidarietà ai feriti e nella condanna – senza se e senza ma – della xenofobia e del razzismo. Un impegno tanto più convinto – conclude Negro – nell’anno in cui ricordiamo i cinquant’anni dall’assassinio del pastore battista Martin Luther King e la sua lotta per i diritti civili degli afroamericani e per il superamento della segregazione e del razzismo”.

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Roma (NEV), 5 febbraio 2018 – Si è tenuta questa mattina a Roma la conferenza stampa di presentazione del convegno del 10 marzo a Monteleone di Puglia, in occasione del quale verrà consegnato a Bernice Albertine King, figlia del pastore afroamericano Martin Luther King, il Premio internazionale per le donne impegnate per la nonviolenza e la pace. Alla cerimonia di consegna saranno presenti rappresentanti evangelici. Nel 2018 ricorrono i 50 anni dall’assassinio del pastore battista e attivista per i diritti civili M. L. King, premio Nobel per la pace, ucciso il 4 aprile 1968 a Memphis (USA). Ricorrono inoltre i 70 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, nonché i 40 anni dalla fondazione del Comitato interministeriale per i diritti umani (CIDU), costituito nell’anno della ratifica della Convenzione per i diritti politici, “architrave del diritto internazionale” come definita durante la conferenza dal presidente Min. Plen. Fabrizio Petri, che ha sottolineato l’importanza dell’empowerment femminile per la pace e la sicurezza, citando la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW).

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Giornata della memoria 2018. I protestanti italiani esprimono vicinanza alle comunità ebraiche

Il presidente FCEI, pastore Luca Maria Negro, scrive alla presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, Noemi Di Segni

Roma, 24 gennaio 2018 (NEV/CS04) – In una lettera inviata oggi, il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Luca Maria Negro, ha voluto esprimere la profonda vicinanza spirituale alla presidente dell’Unione delle comunità ebraiche (UCEI), Noemi Di Segni. “La Giornata della memoria di quest’anno si colloca nell’ambito di tre ricorrenze che parlano alle nostre coscienze” scrive il pastore Negro, riferendosi all’ottantesimo della promulgazione delle leggi razziali nel 1938 come “uno dei momenti più bui e vergognosi della storia del nostro Paese”.

Inoltre, ai 70 anni della Costituzione della Repubblica italiana, nata “dalle ceneri e dal ripudio della storia precedente; nonché ai 170 anni dalla concessione dei diritti civili a valdesi e ebrei da parte di re Carlo Alberto nel 1848 con le “Lettere Patenti”.

“Crediamo che il Giorno della memoria di quest’anno sia anche occasione per riaffermare i valori fondamentali della nostra Carta costituzionale, soprattutto in un momento in cui nell’ambito pubblico e politico c’è chi lancia appelli a difesa della ‘razza bianca’ usando termini che ci fanno ripiombare nel buio del passato e che preoccupano per la leggerezza e la disinvoltura con cui vengono utilizzati”.

Riferendosi alle “Lettere Patenti” Negro sottolinea: “Questo ricordo unisce le comunità protestanti ed ebraiche che vivono in Italia come minoranze che hanno subito in passato discriminazioni e persecuzioni, sebbene con valenze diverse”.

Il messaggio si conclude ribadendo l’amicizia che lega le due comunità di fede attraverso “la storia passata, l’impegno per l’affermazione dei diritti costituzionali nel nostro paese e la fede comune nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe”.

SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITA' DEI CRISTIANI (SPUC) 

La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è nel periodo 18-25 gennaio e ogni anno cambia il versetto per la riflessione biblica. I testi vengono congiuntamente preparati e pubblicati dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese e dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. I testi per tutto l’anno vengono tradotti dalla Società biblica in Italia. Il fascicolo contiene: la presentazione del comitato interconfessionale italiano; le schede per la liturgia della Settimana; i testi biblici completi delle letture della Settimana; la scheda informativa sull’Alleanza Biblica Universale e la Società Biblica in Italia.

18-25 gennaio 2018

SPUC/Ecumenismo. La liberazione il tema della Settimana di preghiera per l'unità 2018.

Giovedì 18-25 gennaio, Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (Spuc). Tema di quest’anno: “Potente è la tua mano, Signore” (Esodo 15, 6). Sul sito www.societabiblica.eu si trova il testo del libretto in italiano.

Venerdì 19 gennaio, ore 20.45 celebrazione ecumenica per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani nella parrocchia del Verano di Abbadia Alpina. Quest’anno brevi meditazioni saranno a cura di del prete ortodosso Ghizila, di Mons. Olivero e del past. Genre. Vi sarà anche la partecipazione di giovani delle diverse confessioni, compreso il nostro gruppo di giovai pinerolesi.

Sabato 20 gennaio, ore 15.00 passeggiata ecumenica con ritrovo davanti al Duomo. La visita al tempio valdese avverrà verso le ore 16. Si proseguirà con la visita alla chiesa ortodossa di Santo Stefano il Grande dove si potrà partecipare ai Vespri ortodossi.

Domenica 21 gennaio, ore 16.00 celebrazione ecumenica a Saluzzo (chiesa di San Nicola) in occasione della SPUC. Partecipano il prete ortodosso, il pastore Gianni Genre, il vescovo, mons. Cristiano Bono.


Domenica 21 gennaio, ore 18.00 predicazione del pastore Gianni Genre in Duomo a Pinerolo durante la messa domenicale presieduta da Mons. Olivero.

Venerdì 26 gennaio, ore 20.30 a Villar Perosa  incontro con il pastore William Jourdan sul fine vita con discussione del documento “È la fine, per me l’inizio della vita”,  organizzato dal 2° Circuito.

Venerdì 26 gennaio, ore 20.45 ancora nell’ambito della SPUC, presso il nostro tempio, avrà luogo il concerto del Coro di San Pancrazio di Pianezza. Direttore Bruno Bergamini, all’organo Aldo Bergamini. In programma musiche medievali, di W.A. Mozart, Benedetto Marcello, J. Waltehr, J. S. Bach. Un percorso attraverso i testi religiosi ed il canto sacro che dal mottetto e dalla lauda medievale, ci portano, attraverso la Riforma di Lutero, fino ad autori barocchi e classici.

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Chiese cristiane del mondo insieme per contrastare xenofobia e populismi

Roma (NEV), 18 dicembre 2017 – Il tema della xenofobia, del razzismo e del populismo saranno al centro di una Conferenza mondiale in agenda dal 21 al 24 maggio 2018 promossa da gran parte della cristianità globale. I rappresentanti del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), organismo mondiale con sede a Ginevra (Svizzera) che raccoglie chiese protestanti, anglicane ed ortodosse nei 5 continenti, e del Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale si sono incontrati venerdì scorso in Vaticano per tracciarne il programma e le priorità. E’ ancora da definire il luogo dove si terrà la Conferenza mondiale, ma ne è chiaro lo scopo: esaminare, in modo autocritico, cosa le chiese possono fare insieme al fine di contrastare atteggiamenti xenofobi e populisti, promuovendo pratiche nuove, fondate sul rispetto per la dignità di ogni essere umano e sulla possibilità del vivere insieme.

In una intervista rilasciata all’Agenzia SIR, il segretario generale del CEC, pastore Olav Fykse Tveit, ha precisato: “Vogliamo dire innanzitutto che le chiese, tutte le chiese, hanno un fondamento che ci accomuna, ed è la fede in Dio che ha creato ogni essere umano a sua immagine. E questo ci spinge tutti a lavorare perché ovunque sia rispettata la dignità e il rispetto di ogni uomo. Ma dobbiamo essere onesti e realisti e vedere che ci sono cambiamenti in atto, di tipo demografico, migratorio, culturale, mediatico… che ci pongono di fronte a nuove sfide e a nuovi atteggiamenti. In questo contesto le chiese non possono accontentarsi di rimanere sulla superficie ma devono essere in grado di scendere in profondità, capire dal di dentro i cambiamenti e le ragioni che li hanno generati”. L’idea è quella di partire dall’esperienza e dalle iniziative di accoglienza e solidarietà promosse dalle chiese per arrivare a fare proposte concrete alla comunità internazionale, agli Stati e, quindi, ai responsabili politici.

La Conferenza si concluderà con un messaggio e un appello sulla cooperazione internazionale che veda impegnati insieme Stati, religioni e chiese.

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Tutte le corali in Duomo a Pinerolo
Concerto conclusivo per i festeggiamenti dei Cinquecento anni della Riforma

Paola Schellenbaum - Riforma n. 43 - 10 novembre 2017

In un Duomo gremito, martedì 31 ottobre a Pinerolo, abbiamo festeggiato il Cinquecentenario della Riforma protestante con un lungo e articolato concerto delle Corali valdesi, introdotto da un corteo che ha intonato inni di gioia e di ringraziamento lungo il cammino.

All’entrata in Duomo il corteo portava uno striscione e i cinque «Sola» della Riforma sono poi risuonati durante la serata. Le Corali hanno attinto a un repertorio conosciuto dei canti della Riforma, ma interpretati in modo nuovo, segno di una ricerca vocale e musicale attenta che è essa stessa testimonianza, perché cantare è pregare due volte come soleva dire Lutero. Un repertorio classico che è giunto fino agli spiritual afro-americani, un itinerario di fede e preghiera attraverso una storia comune. Nei saluti iniziali, il pastore Marcello Salvaggio ha rivolto un caloroso benvenuto alla tanta gente che ancora entrava in Duomo, come per le grandi occasioni, mentre il nuovo vescovo di Pinerolo Derio Olivero ha offerto una breve meditazione sull’arte della musica come dialogo a cui siamo invitati in questo nuovo cammino che ha radici lontane: Pinerolo è un laboratorio ecumenico da molti anni.
Perché un concerto a chiusura di un anno con tante iniziative ecumeniche in questo territorio? Perché la musica e il canto per i riformati sono sempre stati il più alto momento di testimonianza, di lode e di ringraziamento al Signore, anche – e forse proprio – nei momenti di grande difficoltà.

Come ha ricordato nell’introduzione il pastore Sergio Manna, alcuni inni sono stati composti nella persecuzione o in guerra o in condizioni difficili, ma lode e ringraziamento si innalzano a Dio che non abbandona il suo popolo, che è fonte di speranza e di perseveranza.
Poterlo testimoniare ancora una volta, facendo memoria della storia ma guardando all’avvenire, è stato motivo di gioia profonda, per il dialogo e l’amicizia fraterna che lega cattolici e valdesi in questo territorio: è un messaggio di speranza da lanciare al mondo intero segnato ancora da guerre e conflitti, da violenze e difficoltà. Eppure, la pace del Signore e il suo regno si avvicinano, ogni volta che a Lui si rende lode.

Le Corali riunite hanno cantato in apertura e a metà percorso, intonando «Ascoltami popolo mio», un’antica Complainte valdese. Il concerto è terminato con una preghiera ecumenica a cura del pastore Gianni Genre seguita dall’inno 45, «La forte rocca», che è risuonato potente dalle voci delle Corali riunite: parole e musica hanno riempito il Duomo, per un momento luogo di comunione profonda intorno alla Parola cantata, nel giorno del Cinquecentenario. Che adesso si apra un nuovo cammino di speranza e di testimonianza ecumenica. E domenica 5 novembre il vescovo emerito di Pinerolo, mons. Piergiorgio Debernardi, ha predicato nel tempio valdese durante il culto dove abbiamo avuto modo di esprimere il nostro ringraziamento al Signore per gli anni passati insieme.

Nuove parole per dire la forza della resurrezione

di Alberto Corsani - Riforma.it - 2 novembre 2017

A colloquio con Derio Olivero, da poche settimane nuovo vescovo della diocesi di Pinerolo
La diocesi di Pinerolo , ha il suo nuovo vescovo. Derio Olivero, 56 anni, è stato insediato il 18 ottobre, una settimana dopo l’ordinazione ricevuta a Fossano, dove da alcuni anni era vicario generale. Lo abbiamo incontrato alcuni giorni dopo, per chiarirci con lui, già docente di Teologia pastorale e autore di diverse pubblicazioni, quali siano le difficoltà delle Chiese (tutte) nel rivolgersi alla società e alla cultura di oggi.

Sugli stampati delle due cerimonie (ordinazione e insediamento), lei ha fatto riprodurre due frasi di Dietrich Bonhoeffer: perché?

«La Chiesa cattolica ha avuto una grande storia, dal ‘500 fino al Concilio Vaticano II, che si basava su una forte istituzione; su una sana dottrina; e su una retta moralità, ma il mondo è cambiato e oggi la dottrina di per sé è diventata muta, vuota, astratta: abbiamo bisogno di esistenza che parli, la testimonianza parla più della dottrina. La riflessione è fondamentale ma, mentre la teologia è progredita, la dottrina cattolica è rimasta molto “catechistica”, e dunque formale e astratta. Noi dobbiamo uscire da quel formale e astratto, e una strada è quella della testimonianza, di cui è esempio papa Francesco. Ciò non significa negare la dottrina, ma fermarsi a dottrina e legge morale significa dividere gli esseri tra chi è dentro e chi fuori, e oggi non è tempo per dividere. Una delle questioni più serie è riscoprire la valenza antropologica della fede: non abbiamo più parole per dire quale potenza vitale ha il cristianesimo, quali parole concrete ha rispetto alla vita. Per dire la valenza antropologica della fede: non basta dire, come una formula, Gesù ti ha salvato, Gesù è risorto; bisogna saper spiegare la potenza della risurrezione».

Per continuare a leggere l’intervista: clicca qui

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Riforma500. “Orizzonti di libertà”: la dichiarazione dei protestanti italiani

La dichiarazione congiunta elaborata dalle chiese evangeliche in occasione delle celebrazioni per il Cinquecentenario della Riforma è stata letta all’inizio del culto solenne di Pentecoste svoltosi al Teatro Dal Verme di Milano

Roma (NEV), 5 giugno 2017 – “Orizzonti di libertà”: questo il titolo del documento congiunto delle chiese evangeliche italiane, reso noto sabato scorso, nel quadro dei festeggiamenti in occasione dei 500 anni dalla Riforma protestante, e letto in apertura del culto solenne di Pentecoste, svoltosi a Milano presso il Teatro Comunale Dal Verme.

Il documento teologico è articolato in 7 punti, e mette l’accento sulla testimonianza della Parola biblica oggi. Di seguito il teso integrale del documento.

Galleria di imagini: https://www.dropbox.com/sh/fcyu3vy4pi8isd8/AAAefZ06AGI8DcBWphLqjWdxa?dl=0&preview=IMGP1462.JPG

Orizzonti di libertà

La ricorrenza del quinto centenario della Riforma protestante, che nel 2017 si ricorda in ogni parte del mondo, è l’occasione per tutte le chiese di proclamare Gesù Cristo quale Evangelo del perdono gratuito di Dio.
L’Evangelo è l’annuncio della libera grazia di Dio che dona alle donne e agli uomini, nonostante le loro mancanze, il coraggio di intraprendere con gioia e fiducia il cammino della fede, della speranza e dell’amore.
La Riforma afferma che la Parola di Dio viene prima di qualunque parola umana e che essa è accessibile a tutti mediante la predicazione, l’ascolto, la lettura, l’insegnamento e l’alfabetizzazione biblica.
Noi, cristiani evangelici, figlie e figli della Riforma protestante e di coloro che nello stesso spirito l’hanno preceduta e seguita, riconosciamo la necessità di convertire costantemente la nostra vita personale e le nostre chiese per mezzo del messaggio biblico, reso vivo dalla potenza dello Spirito Santo, che chiama alla libertà, alla responsabilità e alla testimonianza.
Noi guardiamo con gratitudine alla testimonianza evangelica nel nostro Paese di quelle donne e quegli uomini che nel passato hanno dato la propria vita per essere discepoli coerenti e testimoni fedeli dell’Evangelo.
Noi ci impegniamo, con l’aiuto di Dio e in una rinnovata comunione ecumenica, a predicare l’Evangelo, a denunciare ogni tipo di ingiustizia, a consolare chi soffre e accogliere chi è emarginato o discriminato.
Noi, chiese evangeliche di diverse tradizioni, rendiamo grazie a Dio per averci condotto oggi a superare le tragiche divisioni del passato per testimoniare e condividere con gioia la fede comune in Gesù Cristo, nella consapevolezza che “col corpo e con l’anima, in vita e in morte, non sono mio, ma appartengo al mio fedele Salvatore, Gesù Cristo” (Catechismo di Heidelberg, domanda 1).
Milano, 3 giugno 2017

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Verso la Consulta ecumenica delle Chiese cristiane presenti in Italia

Si tratta di un organismo che da tempo si aspettava e si invocava da più parti, e che per ora ha preso il nome di “Consulta ecumenica delle Chiese cristiane presenti in Italia”.

È un tavolo di incontro tra diverse confessioni cristiane, come spiega al Sir don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo, è un “segno della volontà di continuare insieme il cammino intrapreso negli ultimi anni dalle Chiese, con l’intenzione di avere un organo di collegamento e consultazione il più veloce e agile possibile per poter intervenire come cristiani su temi di attualità o di emergenza e promuovere iniziative comuni; un organismo però che possa anche venir riconosciuto in via ufficiale da ciascuna delle parti in causa, da ciascuna Chiesa quindi”. L’iniziativa ha preso corpo nella sede della CEI, la Conferenza episcopale italiana, insieme ai rappresentanti della Chiesa cattolica, della Chiesa apostolica armena, della Chiesa copta ortodossa, della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (battisti, esercito della salvezza, luterani, metodisti e valdesi), della Chiesa cristiana avventista del 7° giorno, della Chiesa d’Inghilterra. Parteciperanno al tavolo permanente anche i rappresentanti della diocesi ortodossa romena d’Italia e della sacra arcidiocesi ortodossa di Italia e Malta (Patriarcato ecumenico).

Il prossimo prossimo step sarà compiuto il 12 febbraio 2018 quando i rappresentanti delle varie Chiese si incontreranno di nuovo per definire meglio le modalità di lavoro. Il nuovo organismo, simile ad altri presenti in diverse nazioni europee, non nasce dal nulla ma prende le mosse dal gruppo di lavoro che ha pensato, proposto e gestito l’importante appuntamento ecumenico vissuto ad Assisi a fine novembre 2017.

Per leggere l’articolo: http://www.farodiroma.it/le-chiese-cristiane-italia-si-incontreranno-consulta-ecumenica-la-benedizione-della-cei/

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Intervento del pastore Giann Genre, dopo la nomina di Mons Olivero

 Anche se invitato poche ore prima, non mi è stato possibile, venerdì mattina andare in vescovado per l’annunzio, da parte di Mons. Debernardi, del nuovo vescovo della Diocesi di Pinerolo.

Vi saranno però, presto, molte possibilità di incontrare Mons. Derio Olivero, che viene da Fossano. Da quanto abbiamo letto, nell’atto di nomina, Papa Francesco ha sottolineato la peculiarità di questo territorio dove la presenza valdese è particolarmente significativa, non solo dal punto di vista della consistenza numerica. 

Il pinerolese, infatti, è da sempre una "terra di frontiera" ed è qui che, da parecchi decenni, è stato avviato un dialogo coraggioso che ha poi portato frutti in tutto il nostro Paese ed anche fuori dall’Italia (basti pensare al documento sui matrimoni misti che, all’inizio degli anni ‘2000, è stato ufficialmente accolto dal nostro Sinodo e dalla CEI ed è considerato una primizia ecumenica in Europa).

Il terreno del dialogo si è spesso tradotto anche in collaborazione nel sociale e le prese di posizione comune sono molteplici, non ultima il sostegno che come chiese cristiane di Pinerolo abbiamo voluto esprimere davanti alla possibilità di un nuovo centro islamico, che comprenderebbe il locale di culto per questa numerosa componente della nostra popolazione. 

Mons. De Bernardi (ma di questo parleremo a tempo debito) ha creduto in questo dialogo e in questo faticoso lavoro di chi costruisce ponti. Gli diremo la nostra riconoscenza. Per quanto mi riguarda personalmente, si tratta anche di un rapporto di stima reciproca e di amicizia che ha trent’anni di vita, dal momento che iniziammo un dialogo ed una collaborazione quando ero pastore ad Ivrea e Mons. De Bernardi era vicario generale di quella Diocesi. 

Abbiamo anche appreso che il nuovo vescovo ha uno spessore teologico di rilievo, ha insegnato teologia, ama e lavora per diffondere l’arte, ha una grande esperienza nel campo delicato del lavoro giovanile. 

Infine, dicono che ami e conosca la montagna e la sua bellezza.  

Su questo terreno lo aspetto e lo aspettiamo per un dialogo franco che a volte può apparire anche "in salita”, ma che ci accomuna nella fatica. “Anche la lotta verso la cima, infatti, basta a riempire il cuore di un uomo” (Albert Camus, Il mito di Sisifo). 

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Gli auguri del moderatore valdese al nuovo vescovo di Pinerolo

Roma (NEV), 10 luglio 2017 – “I rapporti tra cattolici e valdesi del Pinerolese vivono oggi un momento di grazia, alimentato da scambi, gesti, preghiere in un cammino che ci sta aiutando a conoscerci e a cercare strade comuni per la testimonianza dell’Evangelo di Gesù Cristo”: questo quanto il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, ha scritto in una lettera di auguri al nuovo vescovo di Pinerolo (TO), don Derio Olivero, recentemente nominato da papa Francesco alla guida della diocesi che comprende le cosiddette “Valli valdesi”, culla della storica minoranza protestante italiana, tra cui Torre Pellice (TO), sede della Tavola valdese (organo esecutivo delle Chiese metodiste e valdesi), insieme a quella di Roma.
Nel suo saluto il moderatore Bernardini ha anche voluto ricordare la “incisiva azione ecumenica” del vescovo uscente mons. Pier Giorgio Debernardi, che peraltro sarà ancora presente al Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi che si apre a Torre Pellice il 20 agosto.
Don Olivero, 56 anni, finora vicario generale della Diocesi di Fossano, è il diciottesimo vescovo della Diocesi di Pinerolo. Mons. Debernardi, 77 anni, è stato al vertice della comunità cattolica pinerolese (in tutto 62 parrocchie) per quattro lustri, la sua nomina risale all’8 novembre 1998.

SCAMBIO DEL PANE E DEL VINO A PASQUA

di Paola Schellenbaum - Riforma

Il Pinerolese è un laboratorio di ecumenismo e anche quest'anno di è rinnovato lo scambio del pane e del vino tra la Chiesa valdese e la Diocesi cattolica,  in occasione della Pasqua. Numerosi sono stati e saranno gli appuntamenti congiunti per riflettere, nell'anno in cui festeggiamo il Cinquecentenario della Riforma protestante, la ricchezza del dialogo, della comunione e del confronto tra le chiese cristiane. Il movimento ecumenico ne esce rafforzato nei suoi interrogativi ma soprattutto nella fratellanza e nella gioia che invita a continuare in questo cammino. 

Sabato sera alla Veglia pasquale in Duomo ha partecipato la delegazione protestante formata dal professore Sergio Rostagno, dalla diacona Alga Barbacini e da Angelo Brunero che hanno portato in dono il vino mentre nella domenica di Pasqua abbiamo accolto nel tempio valdese di Pinerolo la delegazione cattolica formata da Livia Gavarini Denanni, responsabile dell'Ufficio per l'ecumenismo e il dialogo, e da Piercarlo Pazé che hanno rivolto parole di grande sensibilità ecumenica all'assemblea riunita, facendo dono del pane per la Santa Cena, in vista di una piena comunione che non è ancora possibile ma che è il sogno di Dio. 

Il culto di Pasqua presieduto dalla diacona Alga Barbacini con la predicazione a cura del pastore Gianni Genre sul racconto delle donne al sepolcro che ricevono l'annuncio dell'angelo: "Non temete" (Matteo 28:1-10), si è riallacciato al Culto del Venerdì Santo curato dalla commissione liturgia, con partecipazione delle Corali valdesi di Pinerolo e di San Secondo, che aveva offerto una riflessione sulla prospettiva della "Settimana Santa accanto alle donne". Nell'anno del Cinquecentenario è parso significativo soffermarsi sulla dimensione di genere e sulla ricchezza interpretativa della Bibbia delle donne. Sul sito www.pinerolovaldese.org trovate i fogli, le predicazioni e i testi. 

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CONVEGNO DI TRENTO

Roma (NEV), 2 gennaio 2017 – Il Convegno “Cattolici e protestanti a 500 anni dalla Riforma – uno sguardo comune sull’oggi e sul domani” che dal 16 al 18 novembre scorso ha riunito a Trento, nella città simbolo della Controriforma, relatori cattolici e protestanti, ha rappresentato un importante momento per l’ecumenismo italiano.

Dando seguito a un’iniziativa che ha visto l’attiva collaborazione della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, l’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI, promotore dell’iniziativa, ha messo a disposizione sul proprio sito web i testi di alcuni degli interventi pronunciati in quella sede.

Chi fosse interessato a leggere i contributi, tra gli altri, della pastora battista Anna Maffei, del moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini, del decano della Facoltà valdese di teologia Fulvio Ferrario, può scaricarli a partire da questo link. 

http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=82866&rifi=guest&rifp=guest

“Cattolici e protestanti a 500 anni dalla Riforma. Uno sguardo comune sull’oggi e sul domani”

di Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, (nev-notize evangeliche 47/2016) 

“Cattolici e protestanti a 500 anni dalla Riforma. Uno sguardo comune sull’oggi e sul domani”: oltre trecento persone, in buona parte “delegati diocesani” all’ecumenismo, hanno partecipato al convegno promosso a Trento dalla Conferenza episcopale italiana (CEI) in collaborazione con la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). Sono stati tre giorni molto intensi e molto autentici. Personalmente, sono impegnato nel movimento ecumenico da più di trent’anni, e da tempo non mi capitava di partecipare a un incontro così incoraggiante. Riandando con la memoria, direi che l’ultima esperienza simile l’ho vissuta esattamente quindici anni fa a Strasburgo, durante la settimana di Pasqua del 2001, nell’incontro che ha lanciato la Charta Oecumenica – linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa. Ovviamente si è trattato di due incontri molto diversi tra loro – quello di Strasburgo era un incontro ecumenico europeo, quello di Trento un convegno nazionale promosso dalla CEI in collaborazione con gli evangelici. Ciononostante ho ritrovato a Trento almeno due elementi della Charta Oecumenica: la voglia di impegnarsi davvero per far avanzare la collaborazione tra le chiese (il ritornello della Charta è: “ci impegniamo”) e un giusto equilibrio tra dialogo sul piano teologico e testimonianza comune nella società, tra ecumenismo “spirituale” e impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. È sbagliato, infatti, contrapporre le diverse “anime” che hanno concorso alla nascita dell’ecumenismo: l’anima teologica (il movimento “Fede e costituzione”), quella “pratica” (il movimento “Vita e azione”), così come quella missionaria (non a caso uno dei temi affrontati a Trento è stato proprio quello della evangelizzazione comune).

Il “la” biblico del convegno lo hanno dato – significativamente - due teologhe, la cattolica Marinella Perroni e l’evangelica battista Anna Maffei, parlandoci di quell’amore di Cristo che ci costringe, ci spinge, ci possiede (II Corinzi 5). Concludendo il suo intervento, la pastora Maffei ci ha ricordato che nel fare memoria dei cinquecento anni della Riforma dobbiamo essere coscienti del fatto che siamo tutti dei mendicanti bisognosi di perdono, di accoglienza, di riposo. “Abbiamo bisogno di sentirci dire di nuovo che Cristo ci ama”; così “l’amore di Cristo prende di nuovo possesso di noi e noi ci lasciamo condurre per mano, sorridendo”. E questo sorriso ci ha accompagnati durante il convegno, anche se non ci ha impedito di parlarci con grande franchezza, senza nascondere quello che ancora ci divide o quello che non va nel nostro modo di fare ecumenismo.

A conclusione dei lavori, sia da parte cattolica che da parte evangelica è stato ribadita l’intenzione di dare continuità al lavoro ecumenico in Italia, creando finalmente un organismo ecumenico nazionale: non sarà ancora un vero e proprio “consiglio nazionale di chiese” come quelli che esistono da decenni in quasi tutti i paesi europei, ma per ora una più snella “consulta ecumenica” a cui partecipino cattolici, ortodossi e protestanti. All’indomani della chiusura del convegno, il 19 novembre, l’Assemblea della FCEI, riunita a Roma per la sua terza sessione, si è rallegrata per la “partecipazione della FCEI, insieme alle chiese membro, ai convegni organizzati con la CEI per riflettere sui 500 anni della Riforma” (il plurale si riferisce al convegno già previsto per il 2017) e ha auspicato “che il cammino comune prosegua anche attraverso la creazione di uno strumento di consultazione ecumenica a livello nazionale”. 

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"Together in hope" - Insieme nella speranza è il motto dell’evento

Lo storico evento segnerà l’inizio delle celebrazioni per il 500° della Riforma vedrà insieme papa Francesco e i vertici della Federazione luterana mondiale Riforma protestante. Commemorazione luterano-cattolica il 31 ottobre a Lund in Svezia

Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia: “Superare i conflitti si può”

Paolo Ricca, teologo valdese: “La presenza del papa è il riconoscimento che la Riforma è stata un evento positivo per il cristianesimo nel suo insieme”

Roma, 28 ottobre 2016 (NEV/CS76) – L’imminente evento ecumenico nella cattedrale di Lund (Svezia), dove per la prima volta luterani e cattolici commemoreranno insieme la Riforma protestante, sarà “una formidabile occasione per dare visibilità ai frutti del dialogo tra le due confessioni”. Ne è convinto il pastore Heiner Bludau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), per il quale lo storico appuntamento previsto lunedì prossimo, 31 ottobre – proprio il giorno che ricorda l’affissione nel 1517 delle 95 tesi contro le indulgenze di Martin Lutero -, è espressione della volontà di intesa e fraternità tra la Federazione luterana mondiale (FLM) e il capo della chiesa cattolica romana, papa Francesco.

Per leggere l’intero comunicato stampa: http://www.nev.it/archivio/NEV_7770002810.html

Olav Fyske Tveit, segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese (WCC) ha affermato in un tweet: “Oggi accade qualcosa di importante. Guardando indietro e avanti. Preghiamo affinché possano tutti essere uno. Di seguito, il discorso del 27 ottobre 2016 a Heidelberg

http://www.oikoumene.org/en/press-centre/news/wcc-general-secretary-what-have-we-learned-from-the-reformation

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Ricca: “La Riforma: un evento rilevante per la storia cristiana, anche quella cattolica”

a cura di Luca Baratto

Roma (NEV), 26 ottobre 2016 – Il prossimo 31 ottobre, il giorno che ricorda l’affissione delle 95 tesi di Martin Lutero contro le indulgenze, si terrà a Lund, Svezia, una commemorazione congiunta alla quale parteciperanno papa Francesco, il vescovo Munib Younan e il pastore Martin Junge, rispettivamente presidente e segretario generale della Federazione luterana mondiale (FLM), e la vescova Antje Jackléen, primate della Chiesa di Svezia. L’incontro, di fatto, aprirà gli eventi ufficiali del Cinquecentenario della Riforma protestante (1517-2017). A questo proposito abbiamo rivolto alcune domande al teologo valdese Paolo Ricca.

Dal suo punto di vista di teologo evangelico, come valuta l’evento di Lund?

Lo valuto molto positivamente. Prima di tutto perché, a mia conoscenza, è la prima volta che un papa si associa pubblicamente a una celebrazione della Riforma, promossa dai luterani in casa luterana. In particolare, il fatto che papa Francesco si rechi a Lund accentua una volontà di decentramento del pontefice, che si sposta da Roma: lo aveva già mostrato inaugurando l’anno giubilare in Africa. Ora si reca in Svezia, in una città storica del protestantesimo, per associarsi a una celebrazione della Riforma. Certo, il termine corretto non sarebbe “celebrazione” ma “commemorazione”, un termine neutro che indica il fare memoria di qualcosa prescindendo da qualsiasi giudizio di valore sull’evento che si ricorda. E’ la parola proposta dal documento cattolico-luterano “Dal conflitto alla comunione”. Tuttavia, io mi immagino che i luterani svedesi “celebreranno” la Riforma. E a parte le questioni linguistiche, il fatto che il papa sia a Lund significa che egli considera la Riforma un evento rilevante per la storia cristiana in generale, anche per la storia del cattolicesimo. Rispetto a Lund non vedo altro che aspetti positivi. Poi, certamente, molto dipenderà da quello che i protagonisti diranno in quella sede. Si tratta di un fatto nuovo, inedito che richiede molto coraggio da chi lo ha reso possibile. Solo le persone libere – e, a mio parere, la principale caratteristica di papa Francesco è quella di essere un uomo libero – fanno accadere cose nuove, inedite.

Naturalmente non mancano critiche a questo evento sia da parte cattolica sia da parte evangelica. C’è chi dice, tra gli evangelici, che queste aperture ecumeniche decreterebbero la fine della Riforma, il fatto che la Riforma non abbia più nulla da dire. Cosa ne pensa?

E’ esattamente il contrario! E’ Roma che ha sempre sostenuto, fino al Concilio Vaticano II, che la Riforma non avesse niente da dire, non fosse altro che un’eresia un allontanamento dalla verità, un veleno spirituale. Questa è stata la posizione cattolica fino al Vaticano II, cioè praticamente fino a ieri! Ora non è più così. Il Concilio Vaticano II ha abolito la categoria dell'eresia, nei confronti delle chiese evangeliche. Certo non le definisce chiese, le chiama comunità ecclesiali, ma si discosta completamente dalla posizione ufficiale sostenuta per quattro secoli e mezzo. La presenza di papa Francesco a Lund è il riconoscimento che la Riforma è stata un evento positivo per il cristianesimo nel suo insieme. Non è il segno che la Riforma non ha niente da dire. Al contrario, essa comincia a dire qualche cosa anche là dove finora non aveva detto nulla, cioè in campo cattolico.

Considerando in modo più generale il Cinquecentenario, qual è il messaggio della Riforma che ancora oggi rimane attuale, di cui anche il mondo di oggi ha bisogno?

Il nostro mondo ha bisogno di Dio. La Riforma è stata una grande riscoperta di un aspetto fondamentale del messaggio evangelico – e quindi di un aspetto di Dio, perché noi conosciamo Dio soltanto attraverso il messaggio della Bibbia. Questo aspetto è la giustizia di Dio, la giustificazione del peccatore, la grazia incondizionata, immeritata. Questo evangelo – che non è tutto l'evangelo cristiano, ma ne è un punto fondamentale - ha messo in luce la Riforma che ha riscoperto la realtà di Dio riscoprendo la sua giustizia, che non è una giustizia che Dio pretende ma che Dio dona. Può darsi che questo tema non sia centrale nella sensibilità religiosa o laica del nostro tempo, ma quello che la Riforma ha fatto è stato questo: parlare di Dio secondo la Sacra Scrittura. Questo, almeno nel nostro mondo secolare in Occidente, mi pare sia una messaggio di un'attualità assoluta, quello che potremmo definire l'unum necessarium: riprendere coscienza della realtà di Dio.

Nel dialogo tra la chiesa cattolica romana e le chiese luterane la Dichiarazione congiunta sulla giustificazione per fede, sottoscritto ad Augusta (Germania) nel 1999, è una pietra miliare. In che modo ha inciso questo documento nelle relazioni tra le due famiglie confessionali?

La Dichiarazione congiunta è un documento di enorme importanza e valore, anche per l’introduzione del concetto di “consenso differenziato” per cui si è d'accordo sulle affermazioni centrali e ci si differenzia su questioni non centrali che non impediscono la comunione. Tuttavia, la mia opinione è che il documento non abbia inciso nella vita delle chiese. Questo principalmente per il fatto che la giustificazione per fede riveste un’importanza diversa per cattolici e luterani. Per i luterani è centrale nella vita di fede, per i cattolici no. Esagerando un po’, direi che a livello di sensibilità spirituale profonda la giustificazione per fede non appartiene al vissuto della fede del mondo cattolico. Questa asimmetria pesa sull’esito concreto del documento. In più, la comunione che lascia presagire la Dichiarazione congiunta è del tutto teorica perché non c’è accordo sulla questione del ministero. L’accordo sulla giustificazione da sola non basta. In fondo, un accordo si era già trovato nel XVI secolo con la dottrina della doppia giustificazione proposta ai dialoghi di Ratisbona del 1541. Anche in quel caso, l’accordo non bastò a cambiare le cose. Se non si trova un accordo globale, soprattutto sulla questione controversa del ministero, quello sulla giustificazione da solo non basta.

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Alla Siria sofferente i proventi della cerimonia di Malmö

Riforma.it - 25 ottobre 2016

Il prossimo 31 ottobre il pontefice sarà in Svezia per le celebrazioni dei 500 anni della Riforma luterana. In beneficenza il ricavato dei biglietti venduti

Il ricavato della vendita dei biglietti dell’evento interreligioso che si svolgerà a Malmö il pomeriggio del 31 ottobre, al termine del viaggio di papa Francesco in Svezia in occasione della commemorazione congiunta del cinquecentenario della Riforma protestante, verrà devoluto alla popolazione siriana sconvolta dalla guerra in corso. Si tratta dell’ennesima nota lieta legata all’importante visita del pontefice, ulteriore mattone nella costruzione dell’edificio ecumenico cristiano. I biglietti hanno un costo di 13 euro cadauno, ma è meglio dire avevano, perché sono stati venduti in pochissime ore garantendo il tutto esaurito nell’arena che può ospitare diecimila spettatori. Con il denaro coinvolto verranno finanziati alcuni progetti: un primo di scolarizzazione rivolto ai bambini di Aleppo, e un secondo dedicato ai rifugiati siriani presenti in Giordania.

Per leggere tutto l’articolo: http://www.riforma.it/it/articolo/2016/10/25/alla-siria-sofferente-i-proventi-della-cerimonia-di-malmo

Anche a Pinerolo, l’impegno per i bambini e le bambine che vivono in aree martoriate dalla guerra si è concretizzato proprio nei giorni scorsi nell’adozione a distanza di due bambine siriane che vivono a Kilis, sul confine tra Turchia e Siria. Il sostegno a distanza è stato reso possibile dall’associazione di volontariato Time4Life.

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Sete di pace

di Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese

Li chiamiamo profughi, immigrati economici, richiedenti asilo ma nel linguaggio biblico sono semplicemente il nostro prossimo (Luca 10,36) dietro il cui volto si cela Dio stesso. Sono i viandanti che arrivano sotto la nostra quercia di Mamre (Genesi 18); sono i profughi che attraversano il deserto per sfuggire alla violenza di moderni faraoni; sono bambini che si sottraggono alla strage degli innocenti voluta da un Erode spietato (Matteo 2,16): sono uomini e donne assetati di giustizia che osserviamo dalla nostra collina sul lago di Tiberiade (Matteo 5,6); sono le nostre sorelle e i nostri fratelli spogliati di tutto, e ciò che facciamo a questi "minimi" è come se lo facessimo a colui che confessiamo, nostro Signore e salvatore (Matteo 25,45).

Ciò che stiamo facendo per i migranti non è un aspetto della nostra etica ma è un derivato essenziale della nostra confessione di fede.

I cristiani sono impegnati in prima fila nelle politiche di accoglienza perché non possono altrimenti. Che altro dovrebbero fare? Barricare porte e cancelli? Alzare muri di divisione, magari armati di filo spinato? Chiudere occhi e orecchie ogni volta che un telegiornale annuncia una strage di immigrati che muoiono nel Mediterraneo? Lo fanno altri, strumentalizzando un dolore e un’ingiustizia infinita, nella ripetizione ossessiva di una narrazione populista e nazionalista che alimenta la paura e serve solo a far vincere elezioni politiche ma non a risolvere i problemi.

“Chi vi teme non vi ha mai guardato negli occhi né conosciuto i vostri figli” ha detto il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I, ai rifugiati di Lesbo, l’isola greca “gemella” di Lampedusa. Ridare dignità umana a chi fugge è l’inizio di una assunzione di responsabilità, di una ricerca di soluzioni che deve impegnare tutti, ciascuno per la sua parte e per le sue responsabilità.

All’incontro internazionale di Assisi del 18-20 settembre, uno schieramento impressionante di esponenti di varie religioni del mondo e delle varie confessioni cristiane hanno unanimemente dichiarato che mai il nome di Dio può giustificare la violenza e che solo la pace è santa, mai la guerra. Lo hanno fatto senza sincretismi e senza relativizzare le loro radici e differenze, ma sono stati capaci di pregare e impegnarsi gli uni accanto agli altri, gli uni per gli altri. Come dovrebbe avvenire in ogni luogo del mondo.

22 settembre 2016 - Fonte: www.chiesavaldese.org

Assisi. Qualificata presenza protestante al trentennale della Preghiera per la pace

Tra gli ospiti anche 10 profughi giunti in Italia con i corridoi umanitari

Roma (NEV), 14 settembre 2016 - Tra gli oltre 500 ospiti che dal 18 al 20 settembre animeranno ad Assisi il trentennale della “Giornata di Preghiera per la Pace” indetta nel 1986 da Giovanni Paolo II, oltre ad esponenti del mondo cristiano ortodosso e delle altre religioni – dall'islam all'ebraismo, dal buddismo allo scintoismo – ci sarà anche una qualificata presenza protestante. A cominciare dal moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, che interverrà la mattina di martedì 20 settembre all’interno di un panel sulle migrazioni.

L'incontro, che ha per titolo “Sete di pace”, è organizzato dalla diocesi di Assisi, dalle famiglie Francescane e dalla Comunità di Sant'Egidio, che dal 1986 a oggi ha promosso 29 conferenze internazionali sulla pace, nel tentativo di portare lo “Spirito di Assisi” in altre città e zone del mondo. “Oggi, ancor più di trent’anni fa, – ha dichiarato a Riforma.it il pastore Bernardini – la domanda è: non 'se', ma come, il dialogo tra le diverse fedi religiose possa contribuire alla soluzione pacifica e giusta dei conflitti e per la salvaguardia del Creato”. In particolare, l'intervento del moderatore ad Assisi riporterà l'esperienza dei corridoi umanitari, il progetto pilota promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant'Egidio, e che ha già portato in Italia circa 300 profughi dal Libano in modo legale e sicuro, grazie al rilascio di visti umanitari. Dieci di questi profughi saranno presenti ad Assisi e parteciperanno al pranzo con papa Francesco previsto per martedì 20 settembre.

Tra i relatori anche il pastore luterano Olav Fykse Tveit e l’ortodosso Heikki Huttunen, rispettivamente segretari generali del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e della Conferenza delle chiese europee (KEK). Invece, tra gli altri protestanti che interverranno in uno dei 29 panel figurano anche il pastore Chris Ferguson, segretario generale della Comunione mondiale di chiese riformate; Martin Junge, segretario generale della Federazione luterana mondiale; Paulo Lockmann, presidente del Consiglio metodista mondiale; l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, primate della Chiesa d’Inghilterra; pastore François Clavairoly, presidente della Federazione protestante di Francia; vescovo Gerhard Ulrich, presidente della Chiesa evangelica luterana unita della Germania; pastore Jean-Arnold de Clermont, già presidente della KEK.

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Una delegazione della Comunione riformata mondiale ha incontrato in Vaticano papa Francesco

Roma, 10 giungo 2016 (NEV/CS38) - “Gioia, per i passi avanti compiuti nel dialogo, e urgenza, per la situazione di indicibile ingiustizia che domina il mondo intero”. Così il pastore Jerry Pillay, presidente della Comunione mondiale delle chiese riformate (CMCR), ha descritto durante una conferenza stampa tenutasi presso la sala stampa di Radio Vaticana a Roma, l’udienza nella quale questa mattina papa Francesco ha incontrato una delegazione della CMCR, guidata dallo stesso Pillay e composta, tra gli altri, dal pastore Chris Ferguson, segretario generale della CMCR, dalla pastora Dora Ace Valentin, dalla teologa Aruna Gnanadason, e dal pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese.

L’incontro, che avveniva a dieci anni dall’ultima visita in Vaticano di una delegazione riformata, ha avuto al suo centro la commemorazione comune dei 500 anni della Riforma protestante e la promozione di una comune testimonianza cristiana rispetto alle ingiustizie di cui è vittima la maggioranza della popolazione della terra. “Dobbiamo essere grati a Dio per la nostra fraternità ritrovata, radicata nel riconoscimento dell’unico battesimo”, ha detto papa Francesco durante l’udienza. Il pontefice ha poi ricordato come il rapporto finale dell’ultima sessione di dialogo ufficiale tra cattolici e riformati, dedicata al rapporto tra la dottrina della giustificazione e la sacramentalità, “ben sottolinea il legame necessario tra la giustificazione e la giustizia” che spinge “a vivere la carità mediante gesti concreti” e a promuovere un ecumenismo che produca “una comune missione di evangelizzazione e di servizio”.

Nella conferenza stampa, moderata dal pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), il pastore Chris Ferguson ha ribadito come la relazione tra giustificazione e giustizia sia uno dei capisaldi teologici della tradizione riformata e che la lotta all’ingiustizia economica, ecologica e di genere sia intesa dalla CMCR come un’espressione viva della fede cristiana. Ne è testimonianza la Confessione di Accra, approvata in occasione dell’Assemblea generale dell’allora Alleanza riformata mondiale (ARM) svoltasi nel 2004 nella capitale ghanese, che legge la fede cristiana alla luce dell’ingiustizia economica e della distruzione ecologica. Sui 500 anni della Riforma protestante, Ferguson ha indicato, da un lato, la necessità da parte protestante di esprimere un pentimento per l’avvenuta divisione all’interno della cristianità, non voluta dai riformatori ma comunque storicamente verificatasi; e l’importanza, dall’altro, di celebrare i progressi nel dialogo tra le chiese cristiane che caratterizzano il nostro tempo.

Alla conferenza è intervenuto padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, che ha sottolineato come la visita della delegazione della CMCR sia “un altro elemento da aggiungere alla prospettiva ecumenica” del pontificato di Francesco. Lombardi ha inoltre rimarcato come l’enciclica “Laudato si’” proponga degli spunti importanti che possono costituire una base comune per un ecumenismo orientato alla giustizia. Infine, è intervenuto il pastore Eugenio Bernardini che, in quanto moderatore della Tavola valdese, rappresenta una chiesa membro della CMCR. Bernardini ha sottolineato l’impegno ecumenico che ha portato le chiese metodiste e valdesi, la FCEI e la Comunità di Sant’Egidio a promuovere insieme il progetto dei corridoi umanitari per portare in Italia, in modo sicuro e legale, profughi provenienti dal Libano e, in prospettiva, dal Marocco e dall’Etiopia, un progetto portato avanti nello spirito di quell’“ecumenismo della concretezza”, sulla cui urgenza tutti convergono.

La Comunione mondiale delle chiese riformate (CMCR) raggruppa oltre 225 chiese riformate, presbiteriane, congregazionaliste unite in rappresentanza di 80 milioni di credenti in tutto il mondo.

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Giubileo della Riforma. Un Lutero globale ed ecumenico

La teologa Margot Kässmann presenta a Sant’Anselmo il 500° della Riforma protestante 

Roma (NEV/Riforma.it), 11 maggio 2016 - Sarà un Lutero globale ed ecumenico quello che nel 2017 emergerà dalle celebrazioni del Cinquecentenario della Riforma. E' quanto ha spiegato la teologa tedesca Margot Kässmann, ambasciatrice ufficiale della Chiesa evangelica in Germania (EKD) per il 500° della Riforma, nella conferenza di apertura del Convegno internazionale cattolico-luterano organizzato a Roma (4-6 maggio) dal Pontificio Ateneo Sant’Anselmo insieme alla EKD. Le celebrazioni del 2017 metteranno in evidenza “la dimensione globale della Riforma”, e il suo significato in “un'epoca di ecumenismo mondiale”.

Nella sua prolusione, Kässmann ha esordito chiedendosi se davvero oggi c’è qualcosa da festeggiare riguardo a una storia che ha avuto pagine oscure – dal massacro dei contadini all’antisemitismo presente negli scritti di Lutero -, ed è accusata di aver infranto l’unità della cristianità occidentale. La risposta della teologa è un sì convinto: “la Riforma non è un evento confinato nel XVI secolo, ma un movimento che continua, va avanti ancora oggi”, secondo il motto della chiesa semper reformanda. L’accusa di aver provocato una spaccatura nell’unità del cristianesimo occidentale deve poi essere letta da un punto di vista storico e teologico. Da quello storico, il XVI secolo segna la crisi definitiva del modello universalistico medievale del binomio chiesa e impero, insostenibile nell’epoca della nascita degli stati nazionali. Da un punto di vista teologico, “Lutero voleva riformare e non dividere la chiesa. Per questo non avrebbe senso un Cinquecentenario della Riforma che segnasse demarcazioni. Vogliamo invece viverlo in uno spirito che superi le divisioni confessionali e oltrepassi i confini nazionali e continentali”.

Kässmann ha quindi passato in rassegna le sfide e le novità da considerare nella “revisione critica” del cammino ancora in corso della Riforma. Tra questi, l’elemento di novità più rilevante è l’ecumenismo, anch’esso un cammino che ormai, da Edimburgo 1910, ha più di cento anni e che oggi va letto nell’orizzonte di un’Europa sempre più secolarizzata: “in un tempo secolarizzato è molto più evidente quel che ci unisce che non quel che ci divide”. Un riferimento teologico molto forte è stato individuato dalla pastora nelle “esclusività” della Riforma – dal “Sola Sciptura” che rimanda i cristiani non al confronto sulle dottrine ma alla lettura del testo biblico, fino al “Sola Gratia” e “Sola Fide”, veri antidoti all’idolatria della prestazione, tipica delle nostre società in cui ogni creatura diviene un bene commerciabile, che può essere venduto o comprato. Gli altri ambiti di novità citati da Kässmann comprendono, infine, il dialogo interreligioso, il ministero femminile, il modello di riconciliazione e riconoscimento tra chiese dell’”unità nella diversità”; il rapporto tra chiese e Stato; la rivoluzione mediatica. 

PINEROLO: LABORATORIO ECUMENICO SUL TEMA DELLE FAMIGLIE

Martedì 5 aprile 2016 si è tenuto presso il Monastero della Visitazione un incontro ecumenico con i pastori e le pastore, i diaconi e le diacone valdesi e i preti della Diocesi di Pinerolo, su invito del vescovo mons. Debernardi, che quest'anno ha proposto tre incontri: il primo sull'educazione alla fede, il secondo sulle famiglie e il terzo sul battesimo con la presentazione di una nuova liturgia. La giornata si è conclusa con un pranzo comunitario preparato con cura dalle suore di clausura del Monastero della Visitazione.

All'incontro è stato invitato come relatore don Giordano Bernardino della Diocesi di Saluzzo che ha esposto i punti essenziali e innovativi dell'esortazione papale, nel contesto del cammino sinodale dei due Sinodi dedicati alla famiglia (2014 e 2015) e della consultazione attraverso un questionario inviato a tutte le diocesi. Per la parte valdese sono stati invitati il pastore Paolo Ribet, coordinatore della Commissione "famiglie, matrimonio, coppie, genitorialità" istituita dalla Tavola valdese nel 2011, e Paola Schellenbaum, membro laico della Commissione, antropologa culturale (membro del Concistoro della Chiesa valdese di Pinerolo).

Il confronto aperto e fraterno ha consentito una riflessione approfondita di quanto possiamo affermare insieme, anche alla luce della ricerca esegetica ecumenica e del Documento sui matrimoni interconfessionali, e di quanto invece ci differenzia a partire dal fatto che per i protestanti il matrimonio non è un sacramento. La bozza del nuovo documento su "famiglie, matrimonio, coppie, genitorialità" (che è tra l'altro in discussione nelle nostre chiese locali in questi mesi) è stata presentata e i due relatori valdesi hanno risposto alle domande tenendo presente che le sfide delle trasformazioni sociali e culturali ci rendono attenti ad un'accoglienza delle persone e delle coppie - nelle diverse forme di famiglia - e dei doni che esse portano nella comunità dei credenti. È anche stato fatto un breve cenno alla nuova liturgia di benedizione delle coppie dello stesso sesso, approvata nel Sinodo valdese (2015), e alle relazioni internazionali che la Chiesa valdese intrattiene con chiese sorelle nella Comunione mondiale delle chiese riformate.

L'esortazione papale "Amoris laetitia" è stata ufficialmente presentata tre giorni dopo questo incontro ecumenico.

Galleria fotografica: http://www.vitadiocesanapinerolese.it/territorio/citta/a-pinerolo-preti-e-pastori-a-confronto-sulla-famiglia

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ANCHE QUEST'ANNO SI RINNOVA IL GESTO SIMBOLICO DELLO SCAMBIO DEL PANE E DEL VINO A PASQUA

(NEV) – 23 marzo 2016 - La Pasqua anche quest'anno porta con sé un piccolo ma significativo gesto ecumenico a Pinerolo (TO). La chiesa valdese e la chiesa cattolica si scambieranno come dono reciproco il pane e il vino della Cena del Signore.

Durante la veglia del sabato santo (26 marzo), una delegazione della chiesa valdese porterà nella cattedrale cattolica il vino per la celebrazione e, il giorno di Pasqua (domenica 27), una delegazione cattolica parteciperà al culto valdese portando in dono il pane.

“Lo scambio, senza toccare né modificare alcuna questione dottrinale, apre alla fraternità – sottolineava Gianni Genre, pastore valdese di Pinerolo proprio l’anno scorso, per celebrare la prima volta di questa iniziativa –. Un piccolo gesto – per Genre – che ha una valenza simbolica molto forte; primizia di qualcosa di più grande”. A Pinerolo le due chiese, valdese e cattolica, hanno compiuto nel tempo molti passi di fraternità e collaborazione: dagli scambi di pulpito al Centro d'ascolto ecumenico, alla partecipazione alla festa valdese del XVII Febbraio da parte di molti cattolici.

Galleria fotografica in Duomo: Veglia pasquale

http://www.vitadiocesanapinerolese.it/territorio/citta/photogallery-nel-duomo-di-pinerolo-la-veglia-pasquale-allinsegna-dellecumenismo

Galleria fotogrfica al Tempio valdese: Culto di Pasqua con Santa Cena

http://www.vitadiocesanapinerolese.it/territorio/citta/photogallery-pasqua-nel-tempio-valdese-i-cattolici-donano-il-pane 

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PER L'EUROPA DEI DIRITTI E DELLA SOLIDARIETA'

Negro, presidente Fcei: «L'ecumenismo è una risorsa sociale, per l'accoglienza e l'integrazione»

NEV - 17 marzo 2016 «L'illusione di alcuni paesi dell'Europa di creare una barriera in Turchia che fermi le migrazioni dal Medio Oriente e dal Nord Africa si trasformerà in un incubo per migliaia di rifugiati e richiedenti asilo che si troveranno intrappolati in enormi centri di accoglienza, privi di tutela giuridica ed esposti all'arbitrio di autorità di polizia svincolate dalle norme e dai principi dell'Unione europea». Lo afferma il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), alla vigilia del vertice tra Unione europea e Turchia sulla gestione dei flussi migratori.

«La strada non è quella delle barriere e dei muri - afferma ancora Negro - ma quella di corridoi umanitari che consentano ai richiedenti asilo di raggiungere in sicurezza l'Europa, avanzare la loro domanda e godere della protezione che le convenzioni internazionali garantiscono loro. Certo, è una strada onerosa che richiede un grande sforzo di solidarietà europeo ma è anche l'unica coerente con i principi etici e giuridici che sono alla base dell'Unione e delle varie convenzioni sottoscritte dai paesi che la compongono. La Fcei - afferma ancora Negro - si sente in piena solidarietà con le chiese e gli organismi ecumenici che in Europa difendono il diritto d'asilo e sono impegnati in programmi di accoglienza. L'esperienza dei 'corridoi umanitari' che la Fcei sta realizzando insieme alla Comunità di Sant'Egidio, con i fondi dell'8 per mille della Tavola valdese, dimostra che esistono strade diverse, percorribili e sostenibili anche grazie alla generosità della società civile e alla sua capacità di accoglienza e integrazione».

Grazie al progetto dei “corridoi umanitari” reso possibile da un protocollo tra Federazione delle chiese evangeliche, Comunità di Sant'Egidio e Tavola valdese da una parte e Ministeri degli Affari Esteri e dell'Interno dall'altra, sono già arrivati in sicurezza in Italia un centinaio di profughi siriani. Il progetto, totalmente autofinanziato, è stato citato da papa Francesco nell'Angelus del 6 marzo come esempio di servizio cristiano al prossimo. «Quello che arriva da papa Francesco è un autorevole sostegno che anche noi protestanti accogliamo con gioia e gratitudine - commenta ancora Negro - perché dimostra che l'ecumenismo non cresce solo nel confronto teologico e nella preghiera ma anche nel servizio agli altri, anche come preziosa risorsa per l'accoglienza e l'integrazione dei migranti».

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DELEGAZIONE METODISTA E VALDESE IN UDIENZA DA PAPA FRANCESCO

Bernardini: “Un’occasione per dare concretezza a un dialogo ecumenico che cresce visibilmente”

Roma (NEV), 2 marzo 2016 – “Ricambiamo con gioia e spirito di fraternità la visita che il papa ci ha fatto il 22 giugno 2015, incontrandoci nel tempio valdese di Torino, luogo simbolo dell’emancipazione dei valdesi dopo il 1848”. Così il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, ha annunciato l’udienza che sabato 5 marzo vedrà per la prima volta nella storia una delegazione delle chiese metodiste e valdesi incontrare il papa in Vaticano. “Sarà un’occasione per dare più concretezza a un dialogo ecumenico che, anche sotto la spinta di papa Francesco, sta crescendo visibilmente – ha proseguito il moderatore nella dichiarazione rilasciata al sito www.chiesavaldese.org -. Non penso solo ai documenti dottrinali redatti in comune ma anche alla necessità di una nuova e più accogliente missione cristiana in un mondo sempre più plurale e secolarizzato; e penso anche all’ecumenismo ‘nella diaconia’ che forse mai come in questi giorni avvicina cattolici e protestanti nel comune impegno per un mondo più capace di dialogo e giustizia, come l’accoglienza dei profughi e la tutela dei diritti dei migranti”.

Il moderatore Bernardini guiderà la delegazione che comprende pastori e “laici”: Greetje van der Veer, Aldo Lausarot, Luca Anziani, Jens Hansen, Lothar Vogel, Maria Bonafede, Raul Matta, Claudio Paravati e Paolo Naso. A seguito dell’udienza, la delegazione pranzerà in Vaticano presso la foresteria di Santa Marta.

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INTERVENTO DI MONS. BRUNO FORTE AL SINODO VALDESE

“Camminiamo insieme al servizio del Vangelo”

Mons. Bruno Forte interviene al Sinodo. «La lettera del Sinodo a papa Francesco: vera, aperta e onesta»

NEV - 28 agosto 2015 - «Camminiamo insieme al servizio del vangelo, per la causa di Dio e degli uomini, nostri compagni di strada». E' questo l'invito che mons. Bruno Forte, presidente dell'Ufficio nazionale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso (Unedi) della Cei, ha rivolto al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi che oggi conclude i suoi lavori a Torre Pellice. Un discorso accolto con un lungo e caloroso applauso da parte dei 180 deputati dell'assemblea.

Mons. Forte ha fatto riferimento alla visita di papa Francesco alla chiesa valdese di Torino, lo scorso 22 giugno, evidenziando i punti salienti delle parole dette in quell'occasione sia da parte cattolica sia da parte valdese e metodista. Ciò che ha reso storico quell'incontro, secondo Forte, è soprattutto la richiesta di perdono pronunciata dal pontefice, quella forte “esigenza di verità” che anima un dialogo che vuole portare alla riconciliazione e si esprime nella dimensione della “diversità riconciliata” che ci permette di “riconoscerci come fratelli nella nostra diversità”. La lettera con cui il Sinodo metodista e valdese ha risposto alla richiesta di Francesco è “una lettera vera, bella, aperta” e “onesta”, ha detto Forte facendo riferimento anche a quella parte della missiva, fraintesa da alcuni giornali, in cui si ricordava che nel concedere il perdono non ci si può sostituire alle vittime del passato.

Forte ha anche affrontato la questione, posta dal moderatore Eugenio Bernardini a papa Francesco nel tempio di Torino, del riconoscimento delle chiese metodiste e valdesi come chiese a pieno titolo e non come mere comunità ecclesiali. «Il papa a Torino vi ha salutati con le parole della 1 Lettera ai Tessalonicesi che recitano 'A voi, che siete di Dio Padre e del signore Gesù Cristo, siano pace e grazia'. In questa affermazione – 'siete di Dio' – è implicito il vostro riconoscimento come chiesa», ha affermato Forte che ha poi indicato nel principio della “analogia Christi” lo strumento per iniziare un dialogo sull'essere chiese, diverse nelle strutture e nelle identità.

Mons. Forte era accompagnato da mons. Pier Giorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo, e da don Cristiano Bettega, direttore dell'Unedi.

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IL SINODO VALDESE SCRIVE AL PAPA

Approvato il testo di una lettera aperta in risposta alla richiesta di perdono del pontefice

"Nella Sua richiesta di perdono cogliamo la chiara volontà di iniziare con la nostra Chiesa una storia nuova che ci consenta una testimonianza comune al nostro comune Signore Gesù Cristo”.

The Synod writes a letter to Pope Francis

The text of an open letter has been approved by the Waldensian Synod answering the Pope's request for pardon

"In Your request of pardon we receive the clear intention of starting with our Church a new history that allows common witnessing to our common Lord Jesus Christ".

Torre Pellice (Torino), 24 agosto 2015 (SSSMV/06) – Il Sinodo metodista e valdese “riceve con profondo rispetto, e non senza commozione, la richiesta di perdono da Lei rivolta”. Così esordisce la lettera aperta indirizzata a papa Francesco, il cui testo è stato approvato questo pomeriggio dai 180 sinodali. La missiva, che verrà inviata dal presidente del seggio Marco Borno, è la risposta da parte del massimo organo decisionale delle chiese valdesi e metodiste alle parole con le quali il pontefice, lo scorso 22 giugno nella sua visita alla chiesa valdese di Torino, aveva chiesto, “da parte della chiesa cattolica, perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi”. Di seguito il testo integrale della missiva.

“Caro fratello in Cristo Gesù,

il Sinodo della Chiesa Evangelica Valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi) riceve con profondo rispetto, e non senza commozione, la richiesta di perdono da Lei rivolta, a nome della sua Chiesa, per quelli che Lei ha definito «gli atteggiamenti non cristiani, persino non umani» assunti in passato nei confronti delle nostre madri e dei nostri padri nella fede evangelica.

Desideriamo in primo luogo unirci a Lei e alla Chiesa cattolica romana nella gratitudine a Dio, la cui fedeltà è più grande di ogni nostro peccato e le cui «compassioni non sono esaurite, ma si rinnovano ogni mattina» (Lamentazioni 3:22s.). Il dialogo fraterno che oggi conduciamo è dono della misericordia di Dio, che molte volte ha perdonato, e ancora perdona, la sua e la nostra Chiesa, invitandole al pentimento, alla conversione e a novità di vita, permettendo loro così di assumere ogni giorno di nuovo il compito di servirlo.

Accogliamo le Sue parole come ripudio non solo dalle tante iniquità compiute ma anche del modo di vivere la dottrina che le ha ispirate. Nella Sua richiesta di perdono cogliamo inoltre la chiara volontà di iniziare con la nostra Chiesa una storia nuova, diversa da quella che sta alle nostre spalle in vista di quella “diversità riconciliata” che ci consenta una testimonianza comune al nostro comune Signore Gesù Cristo. Le nostre Chiese sono disposte a cominciare a scrivere insieme questa storia, nuova anche per noi.

La nostra comune fede in Cristo ci rende fratelli nel Suo Nome, e questa fraternità noi già la sperimentiamo e viviamo in tante occasioni con sorelle e fratelli cattolici: è un grande dono che ci viene fatto e che speriamo possa essere condiviso da un numero crescente di membri delle due Chiese. Questa nuova situazione non ci autorizza però a sostituirci a quanti hanno pagato col sangue o con altri patimenti la loro testimonianza alla fede evangelica e perdonare al posto loro. La grazia di Dio, però, «è sovrabbondata, là dove il peccato è abbondato» (Romani 5,20), e questo noi crediamo e confessiamo, certi che Dio vorrà attuare questa sua parola anche nella costruzione di nuove relazioni tra le nostre Chiese, ispirata alla parola evangelica: “Ecco, io faccio ogni cosa nuova” (Apocalisse 21:5).

La ricordiamo, caro fratello Francesco, nell'intercessione e Le chiediamo di pregare per noi, invocando su di Lei, sul Suo servizio e sulla Sua chiesa, la benedizione del nostro Dio. (NEV/CS50)

L’Agenzia stampa NEV-notizie evangeliche (www.nev.it) è presente come Ufficio stampa del Sinodo presso la "Casa Valdese" di Torre Pellice, in via Beckwith 2, (tel. 335. 5250593). www.chiesavaldese.org. 

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VERSO UN 2017 ECUMENICO

Germania. Verso la celebrazione ecumenica del Giubileo della Riforma del 2017

Invito dell’EKD alla Conferenza episcopale tedesca. Il cardinale Marx: segno di reciproca fiducia

Roma (NEV), 8 luglio 2015 – “L’accresciuta fiducia ecumenica tra le nostre due chiese ci permette di pensare in alcuni ambiti ad una preparazione condivisa della commemorazione del Cinquecentenario della Riforma del 2017”. Lo ha scritto il presidente della Chiesa evangelica di Germania (EKD), pastore Heinrich Bedford-Strohm, al presidente della Conferenza episcopale tedesca (DBK), cardinale Reinhard Marx. Per quest’ultimo, l’invito della EKD rivoltogli alla fine di giugno, è a tutti gli effetti l’“espressione di relazioni basate sulla fiducia reciproca. E’ la dimostrazione che l’EKD vuole celebrare il Giubileo della Riforma non senza coinvolgere i suoi partner ecumenici”. Attraverso il dialogo ecumenico degli ultimi decenni, afferma il cardinale Marx, è venuta a crearsi la consapevolezza che “la nostra fede in Gesù Cristo, la lettura delle Sacre Scritture e il legame sacramentale del battesimo ci legano profondamente”. Aggiungendo che con la commemorazione della Riforma tutte e due le grandi chiese tedesche hanno la responsabilità comune “di non mettere a repentaglio la vicinanza raggiunta; anzi, abbiamo la responsabilità di rendere visibile la nostra unità nella fede e a darle una forma che permetta ai cristiani di sentirsi rafforzati, e a coloro che sono lontani dalle nostre chiese, di percepirci come fratelli e sorelle nella fede”.

L’EKD pertanto, in vista del Cinquecentenario della Riforma che cadrà il 31 ottobre 2017 (a 500 anni dall’affissione delle 95 tesi sul portone della Schlosskirche di Wittenberg da parte del monaco agostiniano Martin Lutero), ha già tracciato un programma con alcuni eventi congiunti. In particolare è previsto nella seconda metà di ottobre 2016 un pellegrinaggio ecumenico in Terra Santa con partecipanti della EKD e della DBK. Sempre in autunno del 2016 c’è l’idea di organizzare una conferenza congiunta sulla revisione della Sacra Scrittura. Per l’11 marzo 2017 a Berlino è prevista una celebrazione ecumenica di riconciliazione. Il 14 settembre 2017 l’EKD, insieme alla DBK e altri partner ecumenici, invita ad una celebrazione in occasione della festa dell’esaltazione della croce. Mentre nell’autunno del 2017 è in agenda un simposio ecumenico che ha per scopo la produzione di una dichiarazione congiunta di cattolici e protestanti sul futuro dei cristiani in una società sempre più secolarizzata. L’EKD e la DBK hanno invitato tutte le chiese presenti sul territorio a partecipare alle attività del 2017.

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STORICA VISITA DI PAPA FRANCESCO NEL TEMPIO VALDESE DI TORINO

Storica visita del Papa nel tempio valdese di Torino durante la quale è stato accolto dalla Chiesa valdese - Unione delle chiese metodiste e valdesi e in cui è accaduto un riconoscimento reciproco già di fatto presente nel cammino ecumenico di molte realtà locali come a Pinerolo. Il Papa ha ripreso nel suo discorso lo scambio del pane e del vino avvenuto a Pasqua 2015 tra la Diocesi cattolica e la Chiesa valdese di Pinerolo, un gesto che lascia pregustare l’ospitalità eucaristica. Vai alla pagina “Ecumenismo”.

«Tra i molti contatti cordiali in diversi contesti locali, dove si condividono la preghiera e lo studio delle Scritture, vorrei ricordare lo scambio ecumenico di doni compiuto, in occasione della Pasqua, a Pinerolo, dalla Chiesa valdese di Pinerolo e dalla Diocesi. La Chiesa valdese ha offerto ai cattolici il vino per la celebrazione della Veglia di Pasqua e la Diocesi cattolica ha offerto ai fratelli valdesi il pane per la Santa Cena della Domenica di Pasqua. Si tratta di un gesto fra le due Chiese che va ben oltre la semplice cortesia e che fa pregustare, per certi versi – pregustare, per certi versi - quell’unità della mensa eucaristica alla quale aneliamo», ha detto il Papa.

Interventi:

https://www.youtube.com/watch?v=2tqfcijRRIQ#t=40: Diretta televisiva integrale in italiano

https://www.youtube.com/watch?v=Hd00sYgLEZA: Diretta televisiva integrale in francese

https://www.youtube.com/watch?v=vEurujZfGvw: visita del Papa nel tempio di Torino, con commenti di Valdo Bertalot, Società Biblica in Italia e Riccardo Burigana, Dir. Centro Studi per l'Ecumenismo in Italia

http://riforma.it/it/articolo/2015/06/22/i-testi-dei-discorsi-della-visita-di-papa-francesco-al-tempio-valdese: tutti i discorsi ufficiali

http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/06/22/0495/01071.html: discorso del Papa

Interviste:

Riforma: http://riforma.it/it/articolo/2015/06/23/video-le-parole-descrivere-la-visita-di-papa-francesco

Protestantesimo: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-00af6021-d525-48c4-b841-a9b64e4539e0.html#p=

Rassegna stampa:

http://riforma.it/it/articolo/2015/06/22/rassegna-stampa-papa-francesco-nel-tempio-valdese-di-torino

http://riforma.it/it/articolo/2015/06/22/le-reazioni-del-mondo-cattolico-felicita-e-perplessita

http://riforma.it/it/articolo/2015/06/22/un-incontro-importante-di-cui-scopriremo-futuro-tutti-i-suoi-frutti

http://www.vitadiocesanapinerolese.it/chiesa/cronaca/la-visita-di-papa-francesco-al-tempio-valdese-un-sogno-che-si-avvera

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Un incontro sobrio e fraterno

Di Fulvio Ferrario - Riforma.it 23 giugno 2015

La fraternità e sororità dell'incontro con papa Francesco supera un passato oscuro

Non era facile. Una realtà assolutamente marginale e largamente sconosciuta all'opinione pubblica, come l'Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, accostata per un'oretta, sul palcoscenico dell'informazione globale, al personaggio più popolare del mondo. Si è invece realizzato quanto aveva annunciato il Moderatore della Tavola Valdese, Eugenio Bernardini: un incontro tra cristiani sobrio e fraterno. Ciò è bastato (ma in realtà non è affatto poco) per relativizzare l'ossessione mediatica e le sue conseguenze, dirette e indirette, ponendo al centro quel che conta.

Un incontro tra cristiani: cioè in un clima di preghiera, cantata dai due cori e da tutti presenti (peccato solo per uno strano malinteso nell'ultimo inno) e recitata (Padre nostro). Anche, e proprio, la preghiera può facilmente diventare, specie sotto i riflettori, formale e coreografica, ma in questo caso la semplicità ha aiutato. La preghiera è stata lo spazio di espressione dell'assemblea.

Un incontro sobrio. E' noto che Francesco ha un talento per la sobrietà. Paradossalmente, o forse no, la sua naturalezza è assai spesso salutata da sospiri di emozione e fuochi d'artificio di superlativi da parte dei suoi chiassosi cantori, ma ciò non le impedisce di risultare fresca e accattivante. Quanto ai protestanti, essi amano presentare la sobrietà come una specialità della casa e qualche volta, almeno un poco, è anche vero. Suggerirei di leggere in questa prospettiva di sobrietà anche l'aggettivo «storico», utilizzato ripetutamente, prima e durante l'incontro, per caratterizzarlo. Esso è certamente giustificato, visto che si tratta di una prima assoluta; se, poi, si sia assistito a una «svolta» ecumenica, o anche solo al segnale di una decisa accelerazione, può dirlo solo il futuro.

Un incontro fraterno. Il Moderatore ha espresso tale fraternità in tre punti. Anzitutto il fatto che la visita papale supera un passato oscuro; quindi la sottolineatura di quanto unisce, compreso lo sdegno e l'impegno per quanto accade «da Lampedusa a Ventimiglia»; e poi la menzione di due nodi teologici, ma prima ancora spirituali: l'assenza di ospitalità eucaristica e la nota distinzione romana tra «chiese» (quelle cattolica e ortodossa) e «comunità ecclesiali» (quelle della Riforma). Il papa ha ripreso con estrema prudenza il primo elemento, menzionando un bel gesto simbolico avvenuto a Pinerolo come occasione di «pregustare, per certi aspetti» (espressione ripetuta, per sottolinearla) la futura comunione; il secondo non è stato toccato nell'intervento del pontefice, il quale, comunque, ha anche evitato l'espressione «comunità ecclesiali». Rimangono anche differenze «antropologiche ed etiche»: la visione dell'essere umano, sottesa all'etica, mi sembra in effetti un tema impegnativo e urgente, non solo sul piano teologico in senso tecnico, ma anche su quello spirituale. Incontro «fraterno» non significa dunque «reticente», bensì l'esatto contrario.

I cristiani si chiamano tradizionalmente, tra loro, «fratelli» e con questo titolo, altissimo, ma non consueto in chi si indirizza al papa, si sono rivolti a Francesco il pastore Paolo Ribet, il Moderatore, la Presidente Alessandra Trotta e il Presidente del Concistoro di Torino, Sergio Velluto. Non so come l'opinione pubblica abbia avvertito l'uso di questo appellativo (esistono vere e proprie scuole di pensiero sull'uso dei titoli in ambito ecumenico), ma nella circostanza esso è risuonato nella sua matrice biblica, il che lo ha reso anche naturale e affettuoso. Al clima fraterno e sororale ha giovato una certa coralità da parte evangelica: il pezzo forte è stato il discorso del Moderatore, com'è ovvio, ma mi pare che tutti coloro che hanno preso la parola abbiano recato un contributo non formale.

I primi commenti si concentrano sulla richiesta di perdono formulata dal pontefice, a nome della sua chiesa, per i comportamenti «non cristiani, persino non umani» del passato. Si tratta di un tema complesso, già molto discusso in seguito alle dichiarazioni analoghe di Giovanni Paolo II. E possibile chiedere perdono «al posto» dei colpevoli veri e propri e perdonare «al posto» delle vittime? Credo però che le parole papali possano essere intese in un senso più semplice: egli sa di parlare a nome di una chiesa che viene da una storia contraddittoria, carica di frutti della grazia di Dio, ma anche di peccato; il che, in forme diverse, vale per tutti. La comunione dei santi è anche comunione di peccatori.

Qualcuno, tra gli evangelici, temeva pericolosi sbandamenti, omologazioni, o simili, dei quali (naturalmente, mi permetto di dire) non credo vi sia stata traccia. E' vero invece che un evento del genere è stato possibile grazie all'impegno di generazioni di cattolici e protestanti che hanno creduto nel dialogo ecumenico e che, d'altra parte, si tratta ancora di un passo iniziale. Per il momento, potrebbe bastare questa constatazione, formulata nello stesso spirito dell'incontro: sobrio e fraterno.

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Pinerolo: scambio ecumenico del pane e del vino

Di Paola Schellenbaum 07 aprile 2015

In occasione della Pasqua, la Chiesa valdese e la Diocesi cattolica hanno scambiato il pane e il vino per le rispettive celebrazioni. Un gesto simbolico che apre nuove prospettive

A Pinerolo il tessuto ecumenico è una realtà viva da tempo, soprattutto attraverso il Centro d’ascolto ecumenico e negli anni si è andato consolidando in diverse occasioni. Lo scambio dei pulpiti è una consuetudine che non si limita alle occasioni presenti durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: recentemente il pastore Gianni Genre ha predicato, il 14 marzo, nella Basilica di San Maurizio, mentre il vescovo di Pinerolo, mons. Piergiorgio Debernardi, ha ricambiato la visita predicando il 22 marzo nel tempio valdese. Significativo è il fatto che vi è anche uno scambio tra le corali: la Corale valdese ha cantato in Duomo e il Coro della Pastorale giovanile ha cantato nel nostro tempio. Da diversi anni ormai, anche al falò del XVII Febbraio - aperto alla cittadinanza - c'è una partecipazione di cattolici, sacerdoti e del vescovo e questo significa che sebbene le differenze permangono vi sono crescenti momenti di fraternità.

Uno di questi è stato vissuto in occasione delle celebrazioni pasquali. Sabato sera, durante la Veglia pasquale nel Duomo di Pinerolo è stato utilizzato per l’eucarestia il vino portato da una delegazione del Concistoro della chiesa valdese, mentre per il culto di Pasqua la Chiesa valdese ha ricevuto il pane per la Santa Cena dalla diocesi cattolica.

Lo scambio del pane e del vino prende spunto da un episodio riportato dallo storico Eusebio di Cesarea, spiega il prof. Sergio Rostagno, già docente alla Facoltà valdese di teologia e membro della Chiesa valdese di Pinerolo: l’usanza di scambiarsi l’eucaristia tra chiese orientali e occidentali, nonostante la diversità di alcuni riti. «Sappiamo bene che le chiese oggi sono divise sulla Cena del Signore», ha detto Rostagno. «Riscoprire l’antica abitudine di scambiarsi, non dico l’eucaristia, ma almeno qualche elemento che ricordi la comunione, ci aiuta a comprendere che, nella consapevolezza delle tensioni ecumeniche, si può anche ravvisare una reale fraternità», nell’attesa di una piena ospitalità eucaristica.

Si tratta di «una piccola cosa che ha però una valenza simbolica molto forte; è la primizia di qualcosa di più grande», ha commentato il pastore Genre, ricordando che proprio nel territorio della diocesi di Pinerolo (che coincide con quello delle Valli valdesi) sono nati impulsi importanti per il cammino ecumenico in Italia, che hanno portato ad esempio all’approvazione, nel 1997, del documenti sui matrimoni interconfessionali.

Quello che è avvenuto a Pasqua a Pinerolo è dunque un gesto semplice e simbolico, di profonda fraternità, che può aprire nuove prospettive. 

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Il Vescovo predica nel tempio valdese
di Paola Schellenbaum, Riforma-Eco delle Valli valdesi, n. 12, 27 marzo 2015  

Domenica 22 marzo abbiamo avuto la gioia di essere riuniti, nel tempio valdese di PInerolo, in una dimensione ecumenica dell’ascolto e meditazione della Parola di Dio, ospitando la predicazione di mons. Piergiorgio Debernardi. 
Il Coro della Cattedrale ha cantato con la Corale valdese e le Corali riunite hanno offerto la loro preghiera in musica al Signore, intonando un inno dal Salmo 33 di Padre Turoldo (“Nel Signore esultate”), dunque l’inno 320 (“Camminiamo insieme”) dopo le letture bibliche del Salmo 51 e di Giovanni 12:20-30 ed infine un inno di anonimo del XVI sec (“Nulla con Te mi mancherà”) dopo la predicazione. Mons. Debernardi ha voluto benedire il Signore per questo momento di condivisione intorno alla sua Parola, facendo il paragone con il fiore di mandorlo, fiore in boccio che annuncia cose nuove, mandorlo in fiore che dischiude una nuova stagione e le stagioni del Signore hanno diversi tempi rispetto ai nostri ma i frutti permangono lungo il cammino. 
In un tempo di secolarismo, vi sono ancora persone che sono in ricerca e che bussano alle porte delle chiese, quali risposte siamo in grado di offrire in questo nostro tempo attraversato da tanti orrori e difficoltà: le nuove povertà, l’indifferenza, la violenza domestica sulle donne, le guerre e le minacce del terrorismo. L’unica arma è la testimonianza della morte e resurrezione del Cristo, dell’amore di Dio che viene suscitato ancora e di nuovo, nelle relazioni di fraternità che è ancora possibile veder nascere dopo essersi abbassati ed aver condiviso la miseria del mondo. Nel tempo della Passione, ci dia il Signore di poter testimoniare tutto questo ai nostri contemporanei e, talvolta, di farlo insieme.
Nel foglio domenicale è stato distribuito ai presenti l’appello ecumenico sottoscritto a Roma il 9 marzo “Contro la violenza sulle donne” e si è dato annuncio dell’iniziativa nell’ambito del Progetto Persone 2.0 dello spettacolo che si terrà al Teatro sociale sabato 11 aprile alle ore 21 “Mi fido di te”, realizzato dalle scuole superiori del territorio. 
A seguire vi è stato un rinfresco in cui le due comunità hanno potuto fraternizzare. È stata anche l’occasione per augurare al vescovo, che ha appena rassegnato le dimissioni al raggiungimento del suo 75mo anno di età, un periodo di benedizioni in questo ultimo anno di permanenza a Pinerolo. Per ringraziarlo per il cammino compiuto insieme il pastore Gianni Genre gli ha fatto dono di una Bibbia “Nuova Riveduta” a testimonianza della riflessione comune di questi anni.

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Maria Bonafede: Il dialogo ecumenico riparte con le donne
a cura di Luca Baratto
Roma (NEV), 4 marzo 2015 - Il prossimo 9 marzo, presso il Senato della Repubblica, cattolici, protestanti e ortodossi sottoscriveranno il documento "Contro la violenza sulle donne: un appello alle chiese cristiane in Italia", elaborato da una commissione congiunta della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI. Della commissione ha fatto parte la pastora Maria Bonafede, responsabile dei rapporti ecumenici per il Consiglio della FCEI, alla quale abbiamo rivolto alcune domande.

Come nasce l'idea di un appello ecumenico contro la violenza sulle donne?
Nasce prima di tutto per la crescente attenzione delle chiese a questo problema, sempre più evidente nella sua drammaticità. In ambito evangelico, tanto la Federazione donne evangeliche in Italia (FDEI) quanto il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi e l'assemblea dell'Unione cristiana evangelica battista (UCEBI) hanno in modi diversi affrontato la questione della violenza sulle donne, favorendo anche l'inizio di una riflessione maschile, da parte degli uomini, su questo tema. In questo contesto, l'idea di un appello è nata all'interno della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), già dall'inizio pensata in chiave ecumenica. Il progetto si è poi concretizzato lo scorso agosto in un incontro, avvenuto nell'ambito del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, con mons. Mansueto Bianchi e don Cristiano Bettega, rispettivamente presidente e direttore dell'Ufficio per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI, che hanno aderito con entusiasmo all'iniziativa. Sia da parte loro, sia da parte nostra c'è stato un grande apprezzamento per la possibilità di poter convergere e proporre un appello a una sola voce su un tema così drammatico.

A chi si rivolge e cosa chiede l'appello?
Lo scopo dell'appello è una chiamata a contrastare la violenza sulle donne, in tutte le sue forme, a partire dalla cultura che la genera e la permette. Una chiamata rivolta alla società, certamente, ma soprattutto alle chiese e ai cristiani che ad esse appartengono. L'appello chiama le chiese ad un'attenzione particolare su questo tema in ciò che è loro specifico: nella predicazione, nella spiegazione del vangelo, nella catechesi e, in generale, in tutte le attività di formazione che le competono – anche, per esempio, negli incontri per le coppie di sposi. L'appello non è quindi soltanto una condanna dei cristiani italiani contro la violenza sulle donne. E' soprattutto un impegno a promuovere negli ambiti formativi che ci sono propri una cultura che combatta la violenza, rispettosa delle differenze di genere, orientata all'accoglienza. Un impegno, dunque, a proseguire la riflessione su un tema che riteniamo primario per quel che riguarda la testimonianza cristiana.

Secondo lei, la formulazione di questo appello ha fatto emergere un metodo ecumenico di collaborazione che potrebbe essere riproposto e dare frutti anche in altri ambiti?
Io credo di sì. Questa collaborazione è stata molto positiva ed ha costituito un nuovo inizio. Era infatti dall'anno 2000, dalla stesura definitiva del testo sui matrimoni misti e interconfessionali, che non si segnalavano collaborazioni significative con la CEI. Un nuovo inizio caratterizzato da una bella collaborazione: si è costituita una piccola commissione FCEI/CEI, c'è stato un primo testo dell'appello, poi una sua seconda stesura. Mi sembra inoltre importante che all'appello abbiano risposto in modo positivo anche le chiese ortodosse in Italia, che lo hanno fatto proprio e saranno presenti il 9 marzo in Senato per sottoscriverlo. E' davvero significativo riscontrare una sostanziale convergenza da parte di chiese che hanno tradizioni diverse, che non si conoscono tanto tra di loro e che hanno probabilmente approcci ai temi familiari molto differenti, su un tema tanto importante e anche problematico per le chiese stesse, perché le violenze non avvengono soltanto nelle famiglie non cristiane, ma coinvolgono anche persone e famiglie che appartengono alle diverse chiese cristiane. Sì, si può dire che ci sia stato un metodo di lavoro comune che spero si possa estendere in futuro ad altri temi.


In altri paesi l'elaborazione di una testimonianza cristiana su temi condivisi è un lavoro che viene svolto dai Consigli nazionali delle chiese cristiane. Pensa che l'iniziativa dell'appello contro la violenza sulle donne possa essere un primo passo in questa direzione anche in Italia?
Personalmente penso che sarebbe molto bello se anche in Italia potesse nascere un Consiglio nazionale che radunasse attorno a un tavolo le chiese cristiane. Significherebbe venire incontro a qualcosa che nel nostro paese manca. E' mio auspicio che questo, prima o poi, possa verificarsi, ma devo dire che nel lavoro sull'appello di questo non abbiamo parlato. Di certo, questo lavoro comune è stato un passo importante e positivo per rilanciare la collaborazione tra le chiese: ci siamo trovati bene, abbiamo discusso con sincerità e simpatia, abbiamo trovato dei punti di convergenza. Per questo, è stato un passo importante. 

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A proposito di Charlie: comunicato congiunto di nove testate di diversa ispirazione religiosa in Italia
di redazione RBE: http://rbe.it/news/2015/01/09/a-proposito-di-charlie/
Pubblicato il 9 gennaio 2015
 
La strage al settimanale Charlie Hebdo è una tragedia dalle molte facce che rischia di fare troppe vittime. Le prime sono i giornalisti, i vignettisti e i poliziotti caduti sotto il fuoco della follia integralista degli attentatori. Poi i familiari, che piangono i loro parenti uccisi brutalmente. Poi i musulmani di tutto il mondo, che sull’onda dello sdegno e della paura che sta montando, rischiano in quanto tali di essere assurdamente equiparati ai terroristi e di farne le spese ingiustamente. Infine, ultime vittime ma non meno importanti, ci sono la ragionevolezza, l’arte delle distinzioni, la tolleranza, lo spirito del dialogo e la libertà religiosa, che sono tra le più grandi conquiste storiche della nostra civiltà.
 
Come giornalisti di testate di diversa ispirazione religiosa, portiamo il lutto per la morte dei nostri colleghi francesi: la loro resistenza alle minacce degli intolleranti e la loro testimonianza di libertà ci devono essere di esempio. Lo spirito critico è il sale del giornalismo. E la satira ne è una delle sue espressioni. Anche se non sempre si è d’accordo con le sue provocazioni. Una società democratica si riconosce dalla capacità di difendere la possibilità d’espressione anche delle voci più taglienti.
 
La questione che si pone oggi è di enorme rilevanza, perché l’attacco terroristico a Charlie Hebdo non ha inteso ferire a morte soltanto un gruppo di coraggiosi vignettisti, né soltanto aggredire società laiche e liberali come quella francese; ha inteso sottomettere, intimidire e piegare tutti i credenti in un Dio diverso da quello violento e totalitario propagandato dagli integralisti.
Portiamo il lutto perché, in questo clima sociale, lo spirito di dialogo e di convivenza tra diverse culture e religioni rischia di farsi più difficile. Su un punto, perciò, occorre essere chiari: chi dice di voler difendere Dio usando la violenza, sta bestemmiando il suo Santo Nome.
Per questo non possiamo dimenticare anche la terribile strage compiuta nel Nord della Nigeria.
 
L’ironia e la satira non sono nemiche dei credenti. Anzi, possono aiutarli a liberarsi dalla presunzione di “possedere” l’Altissimo, giocando così una funzione anti-idolatrica. Saper ridere di se stessi e rispettare la propria coscienza di credenti è dunque un modo per sconfiggere la follia assolutista di chi vorrebbe imporre con la forza della paura una caricatura impazzita e mortifera del Divino.
Forse una risata non salverà il mondo. Ma almeno ci impedirà di trasformare Dio in un simbolo dell’odio.
 
Appello sottoscritto da: 
Jesus (mensile della Periodici San Paolo)
Il Regno (edizioni Dehoniane)
Riforma (quotidiano on line e settimanale delle Chiese protestanti italiane)
Nev (agenzia di stampa della Federazione delle Chiese evangeliche italiane – Fcei)
RBE (Radio Beckwith Evangelica)
Confronti (mensile di dialogo ecumenico e interreligioso)
Qol (rivista di dialogo cristiano-ebraico)
CEM Mondialità (mensile di interculturalità)
Yalla Italia (blog delle “seconde generazioni”)

 

 

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