pinerolo e i valdesi
Il monumento ecumenico alle vittime della violenza e dell'intolleranza
Quest'opera, sita nei giardini prospicienti via Lequio, non lontano dal Tempio Valdese di Pinerolo, è dedicata a tutte ed a tutti coloro che, in ogni tempo ed in ogni luogo, sono stati vittime dell'intolleranza religiosa e politica.
Si tratta anche del primo esempio di monumento ecumenico eretto in Italia per iniziativa congiunta di una diocesi cattolica romana e di una chiesa protestante e con il sostegno di istituzioni pubbliche e private.
E' il frutto dell'ingegno di un artista austriaco, Gerald Brandstoetter, nato nel 1959 a Steyr, nelle Alpi orientali e scomparso prematuramente il 17 luglio 2004, a soli quarantacinque anni, a causa di un incidente motociclistico.
Fra i suoi lavori c'era anche una scultura dedicata al seicentesimo anniversario dell'uccisione di un centinaio di valdesi che nel 1397 furono bruciati vivi a Steyr ad opera dell'Inquisizione cattolica perché avevano rifiutato di abiurare la fede evangelica. In quel momento a Steyr c'erano circa mille valdesi rispetto ad una popolazione complessiva di quattromila persone. In un modo o in un altro la comunità valdese di quella città fu annientata.
Fu in occasione di quell'anniversario che nacque l'idea di proporre la realizzazione di un'opera analoga in Italia, dove la chiesa valdese ha oggi buona parte delle sue comunità.
Fu così che nel 2000 si costituì un comitato incaricato di elaborare il progetto, di procacciare i fondi necessari e d'individuare un luogo per collocare la scultura. Fu scelta la città di Pinerolo.
Il monumenro colpisce per la sua forza evocatrice. Da una parte una sequenza impessionante di volti emaciati, di maschere doloranti stravolte ed urlanti che salgono verso l'alto avviluppate dalle fiamme. Ma è come se il fuoco, dopo averne consumato i corpi non riuscisse a sfigurarne le sembianze. E' la parte che simboleggia l'orrore per le violenze subite, il tormento indicibile dei corpi trasformate in torce ma pure il coraggio e la forza di una fede che vince il mondo, come dice il quinto capitolo della prima epistola di Giovanni, al versetto 4:
Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
E' quanto c'interroga e ci spinge ad un forte impegno perché delitti di questo genere non si verifichino mai più.
Sull'altro lato si può ammirare la silhouette di una donna che con le braccia alzate al cielo implor pietà indicando la speranza e la fiducia che ci arrivano dall'alto...
Sono i due momenti di un solo messaggio: uno forte, pieno di tensione e d'angoscia; l'altro, segno di tenerezza e di bellezza. Entrambi puntano allo stesso risultato: amore, desiderio di pace, la morte trasfigurata e la luce della risurrezione, la luce della Verità cui spetterà la vittoria ultima.
Sulla parte anteriore, delle pietre di granito sulle quali sono incisi i nomi di luoghi in cui si sono consumate tragedie recenti: Auschwitz, Hiroshima, Soweto, New York...
L'inaugurazione ha avuto luogo il 27 gennaio 2005, in coincidenza con il Giorno della memoria, in cui si ricorda la liberazione ad opera delle truppe sovietiche del campo di sterminio nazista di Auschwitz. Fra i presenti all'inaugurazione, il pastore valdese Giuseppe Platone, presidente del comitato organizzatore per l'opera, il vescovo cattolico Pier Giorgio Debernardi e il teologo e pastore valdese Paolo Ricca, tutti uniti nella comune preghiera al Padre.
Ora, vittime e persecutori, compresi quelli che per la loro fede sono morti a Pinerolo e alle Valli Valdesi o che lì hanno commesso dei delitti, sono tutti affidati alla misericordia del Signore Gesù Cristo.
