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riflessioni bibliche


TESTO DELLA PREDICAZIONE TENUTA DAL PASTORE MARCO GISOLA PRESSO LA CHIESA VALDESE DI PINEROLO IL 24 LUGLIO 2011 SUL TESTO DELLA PRIMA LETTERA AI CORINZI, CAPITOLO 1, 18-25 

 

 

 

18 Poiché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio; 19 infatti sta scritto: ’Io farò perire la sapienza dei saggi
e annienterò l'intelligenza degli intelligenti’.
20 Dov'è il sapiente? Dov'è lo scriba? Dov'è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? 21 Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione. 22 I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; 24 ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; 25 poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini.
   

 

Questo brano è uno dei testi dell’apostolo Paolo in cui egli espone la sua ‘teologia della croce’. ‘Teologia della croce’ vuol dire che l’evangelo ha il suo centro nella croce, cioè nella crocifissione di Cristo.

La croce è l’estrema conseguenza della scelta di Dio di incarnarsi in un essere umano e di vivere fino in fondo quella umanità, fino alla morte, e non la morte naturale, ma la morte violenta del giovane uomo Gesù di Nazaret.

Che dietro a questo evento ci sia Dio, il Dio creatore, il Dio liberatore che fa uscire il suo popolo dall'Egitto ‘con braccio disteso’, come dice la Bibbia, che dietro alla morte violenta di un giovane ebreo palestinese, giustiziato dai romani su richiesta della folla inferocita ci sia Dio, per Paolo è - umanamente parlando - una follia, la follia della croce: ‘la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono’, cioè per coloro che non credono.

Coloro che credono, credono appunto che Cristo è risorto, che la croce e la morte che a Gesù hanno inflitto gli esseri umani non hanno avuto l’ultima parola. Che l’azione di Dio, la salvezza che viene da Dio dovesse passare per la croce appare a occhi umani davvero una follia.La croce è follia, mentre l’essere umano vuole sapienza; la croce è sconfitta, è debolezza, mentre l’essere umano vuole vittoria, potenza. ‘I Giudei infatti chiedono miracoli - cioè dimostrazione di potenza - e i Greci cercano sapienza’.

E noi che veniamo dopo di loro vorremmo tutte e due, vorremmo miracoli, dimostrazioni di potenza e vorremmo sapienza, parole chiare e convincenti.L’essere umano vorrebbe potenza e sapienza e incontra invece la croce di Cristo, o meglio incontra il ‘Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri - cioè i pagani, i greci, è - pazzia’.Paolo qui traccia un confine netto tra chi crede e chi non crede.

I credenti accettano la follia e la debolezza della croce, che per loro diventa ‘potenza di Dio e sapienza di Dio’, mentre i non credenti rimangono nello scandalo e non riescono ad accettare la fede in un Dio crocifisso.Io non sono così sicuro che il confine sia oggi per noi - o almeno per me - così netto.

Io penso che, oggi come anche ieri, il credente sia sempre tentato di relativizzare la croce, di pensare che la debolezza e la follia della croce sono un po’ meno deboli e un po’ meno folli di quello che in realtà sono. Ma del resto sappiamo che era così già tempi di Paolo, che non a caso deve polemizzare con chi vive la sua fede in modo troppo disinvolto, come se Cristo fosse già tornato in gloria, dimenticandosi troppo in fretta la follia della croce.

Penso che inevitabilmente noi tendiamo ad allontanare o ad annacquare la debolezza e la follia della croce. Penso che sia umano cercare almeno un po’ di certezza, un po’ di sapienza e un po’ di forza per la nostra fede.

Penso che accada a tutti i credenti.Vivere fino in fondo la follia della croce non è forse alla nostra portata; sarebbe troppo cristiano e troppo poco umano vivere fino in fondo la follia della croce. È invece molto umano cercare sicurezza nella sapienza e nella potenza umane, è molto umano cercare miracoli e cercare sapienza, come i greci e i giudei di cui parla Paolo.

Eppure nella follia della croce sta l’origine della fede e della chiesa, e la follia della croce è il nostro orizzonte, direi di più la nostra vocazione. Se come cristiani riusciamo qualche volta a vivere e a predicare l’evangelo, questo accade quando riusciamo a vivere e testimoniare la follia della croce.

Follia della croce vuol dire che ciò che l’evangelo della croce ci spinge a fare è spesso contro la ragione, contro il buon senso, contro ciò che si può pensare a viste umane, diverso da ciò che potrebbe sembrare razionale e ragionevole.Gesù è stato ritenuto un folle, perché metteva in discussione regole e abitudini antiche e radicate, perché proponeva una nuova immagine di Dio e del rapporto con lui.

In che cosa consiste questa follia della croce? Io penso che sia  innanzitutto la follia della grazia, cioè dell’amore gratuito di cui Dio  ci ha amati. L’amore che non pretende nemmeno di essere ricambiato ma che si esprime nel dono gratuito di se stessi, appunto la croce. La follia della croce è la follia dell’amore che si estende persino ai nemici, come ci ha chiesto Gesù stesso. E ce lo ha chiesto perché lui stesso ha amato i suoi nemici.

La gratuità è una vera e propria follia umanamente parlando. Eppure la gratuità è ciò che fa sì che l’amore sia amore. Un amore non gratuito non è amore.E poi penso che la follia della croce sia la follia di chi osa sognare i sogni di Dio e osa tentare di trasformare questi sogni in realtà. Penso a testimoni come Martin Luther King, Gandhi - anche se non era cristiano, o Nelson Mandela.

È la follia di chi ha osato sognare, cioè guardare oltre la realtà che viveva, realtà spesso violenta e ingiusta, e ha tentato di trasformarla. Questo è ciò che in linguaggio cristiano si chiama speranza. La follia di chi osa sognare o, possiamo dire, sperare

La follia della croce è ancora la follia dell’umiltà. Gesù non si è mai imposto, non ha mai costretto nessuno a seguirlo o a fare ciò che lui voleva. Ha lui fatto, anzi, quello che gli altri volevano, al punto di farsi condurre alla croce senza opporre resistenza. Per questo mi è venuto in mente Gandhi, che ha fatto della nonviolenza il suo metodo di lotta e la sua ragion di vita. La rinuncia all’uso della violenza e della forza.

Questo testo di oggi sulla follia della croce ci pone davanti a un interrogativo, come del resto ogni testo biblico. L’interrogativo è: vogliamo percorrere questa strada della follia della croce - che è la strada della fede - e così seguire Gesù, sebbene sia una strada difficile, per noi innaturale, per cui ci vuole molta disciplina e molta disponibilità a cambiare?

Oppure preferiamo tenerci alle nostre piccole umane sicurezze, vogliamo attaccarci alla nostra piccola sapienza, al nostro piccolo buon senso, alla nostra piccola potenza umana?

Vogliamo percorrere con Gesù e dietro di lui la strada dell’amore  gratuito, della speranza, dell’umiltà e quindi della fiducia in Dio e non in noi stessi, oppure preferiamo fidarci di noi stessi, delle nostre buone ragioni, dei nostri calcoli, della logica umana della  legge del più forte e del più furbo?

Vogliamo ostinarci cercare dimostrazioni di potenza e di sapienza, oppure cerchiamo di ascoltare con attenzione e impegno le parole che possono sembrare folli, assurde di cui ci parla la Bibbia, quando ci parla di grazia, di libertà, di giustizia, di amore e cercare di trasformare queste parole in vita vissuta?

Ci vogliamo davvero fidare della follia di Dio e della debolezza di Dio e vogliamo credere che davvero ‘la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini’? Non possiamo rimandare ai posteri l’ardua sentenza, ma tocca a noi, oggi, domani, ogni giorni la risposta a questa domanda. Amen

 

Marco Gisola

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